Il quarto episodio di Ultimate Goal si apre con i telespettatori cianotici per aver trattenuto il fiato dalla puntata precedente e con la scelta dell’ultima delle sedici giocatrici che sfiderà il Birmingham City Football Academy.  La scelta è ricaduta sulla ragazza che porta gli anni di Cristo sulle spalle, come direbbe Al, ovvero Selin Buyakgiray. Una volta uscita dalla stanza del giudizio, trova ad aspettarla le altre entusiaste ragazze che, tra pianti e abbracci, si esprimono con un “We can be friends now” da manuale della solidarietà femminile.

Le selezioni si concludono con ragazze che si tengono il cuore, come se fossero colpite da un principio di infarto, e con altre che avvertono in videochiamata i parenti, iniziando il secondo giro di pianti. Ma anche le giudici non passano indenni il giorno del giudizio. Il loro più grande rimpianto è non aver potuto portare alla fase finale Tyra Mills, la ragazza in blu nella foto, un soggetto sia davanti che dietro le telecamere.

Tra chi non ha passato le selezioni Emma Coolen, ex regina delle birrette, da un lato è felice perchè può tornare in patria dalla fidanzata e dall’altro annuncia un’amichevole vendetta per dimostrare alle giudici l’errore commesso. Costretta a tornare a casa anche la neo convertita dal freestyle Harriet Pavlou. Al contrario di quanto sostiene la giocatrice, non è questione di non essersi allenata abbastanza, ma anche un giocoliere del Cirque du Soleil reggerebbe a fatica i ritmi di una partita in NBA.

Nel tortuoso percorso che porta in campo una squadra completa, tappa obbligata è la scelta del capitano. Le coach sottolineano un principio che sarebbe utile anche ad alcuni esponenti politici della nostra Repubblica: non possono esserci undici capitani in campo, servono anche i followers, e, soprattutto, chi guida deve aver ben chiara l’impostazione tattica della squadra e deve saper comunicare istruzioni chiare e concise. Compito di tutti invece è essere tecnicamente, tatticamente e mentalmente pronti.

La giocatrice con il profilo più in linea con queste caratteristiche è la centrocampista irlandese Haley Nolan. Il fatto che si chiami come il noto regista, sembra suggerire che la numero 15 abbia una visione complessiva delle cose ben chiara. Haley fa del buon esempio il timone per guidare le compagne. Consapevole che le donne col calcio non mangiano, ha accettato una borsa di studio per la University of Hartford, nel Connecticut, in cui ha potuto giocare e laurearsi in economia e finanza. In pratica è la versione irlandese di Sognando Beckham.

Dopo aver invitato i politici a seguire la serie, sarebbe il caso di invitare manager e imprenditori a non seguirla, considerato il clima molto più disteso del primo allenamento dopo il taglio al personale. Forse per questo ad Eniola Aluko è servito un po’ di tempo per ritornare a guardare il gioco con il giusto umore.

Tra le sedici a continuare il camp c’è anche Erin Smith, difensore, originaria di Worchester, ma con tutte le vibe da valley girl. Capelli biondi, occhi azzurri, fascia e tiara da partecipante a miss Inghilterra e una collana di Tiffany come sigillo della superficialità sono stereotipi che, come le bugie, hanno le gambe corte e anche veloci in questo caso. Erin infatti ha raccolto fondi per l’associazione The Survivors Trust, che supporta le vittime di stupro, correndo 10 chilometri per quattro volte a settimana durante tutto il mese di maggio. Dopo aver perso il lavoro al coffee shop a causa della pandemia, ha deciso di seguire il suo sogno di una vita diventando infermiera e scendendo in campo per prestare assistenza agli anziani della sua città.

Ma se il 2020 di questa diciottenne vi sembra movimentato, è solo perchè non l’avete ascoltata ripercorrere con la sua migliore amica il suo 2019. Partendo da una borsa di studio per New York a febbraio, per passare all’uscita da una clinica per disordini alimentari a maggio e concludere l’anno con l’aggressione da parte di due uomini all’uscita di un club. Nel momento in cui lo spettatore spera di essere in una delle rassicuranti puntate inventate di sana pianta di Forum, Erin continua raccontando come il peso di questi terribili eventi abbia fatto a pezzi la sua autostima. Così, quando il dolore con cui deve convivere non è proporzionato ai suoi diciassette anni, la strada più breve le sembra la sola percorribile e l’abuso di medicinali la porta vicinissima all’overdose.

Il bagno di realtà e autocritica nei confronti dei preconcetti che vanno a braccetto con il nostro subconscio, continua con un approccio alternativo alla leadership. Alle ragazze vengono fatte indossare delle maschere, a metà tra quelle in voga a Gotham City e quelle degli untori del quattordicesimo secolo, utilizzate, per un insolito ossimoro, per visualizzare le dinamiche del blind football.

Le giocatrici sono state divise in coppie nelle quali una calciatrice è bendata e cammina e colpisce il pallone, affidandosi completamente alla guida della compagna. Non ci è voluto molto ad Ellie Parris per calare il carico emotivo in un reality in cui la briscola è il pianto. Impressionata dalla bravura dei ragazzi della nazionale inglese di blind football, al termine dell’allenamento ha preso contatti con il mister per proporsi come coach. La puntata si conclude con i due special guest Freddie Ljungberg, ex giocatore dell’Arsenal e della Nazionale Svedese, e Jill Scott, centrocampista della Nazionale Inglese, i quali hanno dato qualche dritta al gruppo sulla conduzione della palla e sugli schemi di attacco da palla inattiva.

Potete vedere qui questa puntata e abbonandovi gratuitamente per il primo mese alla piattaforma di streaming. Se cercate un reality show senza televoto o delle scuse per piangere, non perdetevi il prossimo episodio di Ultimate Goal.

Giulia Beghini