Quella del Manchester United Women è per il momento una storia da film, di quelle che meritano il lieto fine. Già al suo secondo anno in Women’s Super League, nella stagione 2019/2020, il giovane Manchester United Women – e l’espressione “giovane Manchester United” è un ossimoro particolarmente forte che racconta un altro tipo di storia, la stessa esposta da Megan Rapinoe poco tempo fa – aveva provato a far sentire la sua voce. Una voce acerba certamente che non scuoteva davvero la struttura gerarchica della Lega e soprattutto la sua oligarchia, ma una voce che si presentava con dignità e riecheggiava come una promessa, ferma al quarto posto, mentre guardava il podio apparentemente irraggiungibile.

Ma nell’anno più drammatico e assurdo della storia mondiale contemporanea, quella che abbiamo letteralmente definito come “l’invasione delle Americane” o meglio di giocatrici provenienti dalla celebre NWSL si è rivelata un fenomeno inatteso che ha sconvolto le dinamiche europee e che in un periodo di ombre ha rischiarato delicatamente le sorti del calcio femminile che appariva sull’orlo della crisi. E tra le pretendenti al podio della Women’s Super League, la squadra che finora più ha ecceduto le aspettative sconvolgendo ogni pronostico in questa prima parte di stagione è proprio il Manchester United di Casey Stoney, rafforzato dall’esperienza trionfante di Tobin Heath e Christen Press.

Anche prima dell’arrivo delle due volte Campionesse del Mondo Statunitensi, durante le prime giornate di campionato, il Manchester United aveva già mostrato al mondo il suo nuovo volto, la sua volontà resiliente di non abbassare il capo davanti a nessuno e di combattere per ogni centimetro di campo e ogni minuto di gioco, oltre gli errori, oltre le debolezze, il Manchester United voleva lottare.

La gara inaugurale contro il Chelsea che presentava la squadra già al completo e in attività ha raccontato le intenzioni delle Red Devils: tener testa a tutti. Dopo un inizio incerto, in cui lo United sembrava subire la maturità atletica del Chelsea che aveva portato facilmente in vantaggio la squadra di Emma Hayes, in seguito anche a una serie di passaggi deboli in fase di costruzione e di mancata lucidità nelle azioni offensive, rientrate dagli spogliatoi per il secondo tempo le ragazze di Stoney hanno cambiato volto alla partita.

Il Manchester United inizia a rivelare i suoi punti di forza, a partire dalla prima arma indispensabile nell’arsenale di Casey Stoney: il portiere Mary Earps. Classe ’93, dalla presenza decisa grazie anche ai suoi 171 cm di altezza e con una buona esperienza di club e nazionali giovanili nonostante abbia solo 27 anni, Earps reagisce al vantaggio e agli attacchi del Chelsea con prontezza e lucidità, respingendo anche i tiri da distanza ravvicinata e trattenendo in maniera pulita anche le minacce più potenti. Il fraseggio della squadra migliora nettamente, i reparti cooperano con maggiore precisione e il centrocampo di Katie Zelem e Jackie Groenen diventa regista di tutta la formazione in campo. È dalla difesa che le azioni vengono messe in moto, è da Amy Turner che si innesca una giocata spettacolare che infiamma la fascia destra. Con un dai-e-vai rapido e preciso, la palla scorre lungo il laterale, il tocco al volo di prima di Ella Toone trova perfettamente Groenen nella sua cavalcata mentre entra in area e serve Leah Galton dall’altra parte che, dopo aver seguito l’azione e sostenuto il ritmo della progressione, non sbaglia il fondamentale tap-in vincente permettendo al Manchester United di agguantare un pareggio d’oro contro le campionesse in carica.

Già dalla seconda partita, fuori casa contro il Birmingham, il Manchester United inizia a definire con maggiore intensità gli obiettivi del suo percorso, in una vittoria schiacciante contro un’avversaria che certamente presentava un coefficiente di difficoltà basso ma che, per una squadra ancora in rodaggio come quella dello United, non rappresentava affatto una gara scontata. Le Red Devils mostrano infatti ancora un gioco tutt’altro che perfetto, i due gol della squadra di casa nascono proprio da gravi errori del reparto difensivo e il fraseggio appare nuovamente sconnesso nei diversi reparti ma la caratteristica che più si evince dalla squadra di Manchester è proprio la capacità di crescere con l’avanzare del minutaggio, indipendentemente dal risultato in tempo reale. Ferme sul 2-2, nella seconda frazione il Manchester United inizia a imporsi con maggiore precisione e aggressività, allungandosi inevitabilmente ma occupando con più consapevolezza gli spazi. Kirsty Hanson è fondamentale per la tenacia del gioco ma proprio il terzo gol di Toone nasce da un’azione messa in moto dalla difesa con un lancio lungo e seguita da ben quattro calciatrici (Galton, Toone, Russo e appunto Hanson) che si muovono all’unisono e attaccano su più fronti moltiplicando in questo modo le occasioni da gol.

La terza gara contro la compagine di Brighton intende stabilizzare le idee e gli intenti dello United ma soprattutto affila nuove armi nell’arsenale a disposizione di Casey Stoney. Il match inizia in discesa per la squadra di casa grazie a un rigore realizzato da Toone ma soprattutto la difesa regge bene gli affondi di Brighton che non riesce a finalizzare con precisione. Arrivate al secondo tempo ancora sull’1-0, come sempre la squadra di Manchester aumenta progressivamente il ritmo e il baricentro si sposta nuovamente nella metà campo avversaria. È lì che Alessia Russo raccoglie un passaggio pericoloso, ma con uno scatto straordinario anticipa e salta letteralmente il tackle difensivo, approfitta di una difesa alta e disorganizzata e guida in velocità una controffensiva a campo aperto che si risolve inevitabilmente in uno splendido gol a tu per tu con il portiere. Ultima sua azione prima della sostituzione, Russo lascia il posto al nome più atteso della stagione per il Manchester United, quello di Tobin Heath che subentra al 70’.

Dopo sette mesi di inattività, l’apporto di Heath in soli venti minuti di gara è impressionante: il suo stile è inconfondibile, la fluidità del gioco sembra non risentire degli eventi del 2020 e i suoi movimenti aprono possibilità e spazi per tutta la squadra. Se Christen Press, inserita in campo pochi minuti dopo di lei, sfiora il gol al debutto colpendo il palo, sembrava quasi inevitabile che la terza rete avvenisse proprio per merito di Heath che, dopo un dribbling fulmineo ai danni di un difensore avversario, lascia partire un lancio alto preciso in area che trova tra le tante possibilità la testa di Jane Ross, che chiude la partita sul 3-0.

La trasferta successiva contro il Tottenham è difficile, la squadra londinese non si nasconde e il gioco che ne consegue risulta particolarmente fisico e ostico. Neville contiene come può l’energia esplosiva di Tobin Heath e il reparto difensivo del Manchester sembra ricadere ancora in vecchi errori, rischiando di rendere la partita più problematica del previsto, ma la crescente maturità complessiva del team evita lo svantaggio. Il Tottenham però risponde con una grande prestazione di Spencer tra i pali che vanifica le minacce di Heath e Russo in primis ma le Red Devils macinano campo e minuti e questo fa oscillare visibilmente l’ago della bilancia dalla loro parte. Era quindi solo questione di tempo prima che un cross perfetto di Tobin Heath su calcio d’angolo trovasse in Millie Turner la torre ideale che colpisce di testa con la giusta forza e adeguata precisione e infila il pallone nell’angolo più distante da Spencer.

Il percorso del Manchester United non sembra più una coincidenza: seppure Casey Stoney appaia giustamente ancora insoddisfatta delle scarse finalizzazioni e delle sviste difensive, la determinazione di gioco della squadra non passa inosservata. Il Manchester ha personalità, ha tempra, caparbietà, rabbia, la rabbia di chi riconosce i propri limiti e li abbatte, partita dopo partita.

Il match fuoricasa contro il West Ham vede il Manchester United aggredire l’avversario con costanza fin dai primi minuti, denotando un lavoro progressivo settimana dopo settimana sulla scarsa incisività della squadra durante le prime frazioni di gioco. Il tridente d’attacco costituito da Galton, Russo e Heath trova immediatamente la giusta sintonia, fortemente sostenuto dalle presenze costanti di Katie Zelem ed Ella Toone che spingono l’azione offensiva in maniera precisa e aggressiva. Il primo gol nasce proprio da un’ottima giocata di gruppo che ha origine dalla difesa e viene sviluppata a centrocampo da un lancio impeccabile di Zelem che trova Heath sulla fascia mentre proprio la stessa Zelem, Toone, Galton e Russo occupano contemporaneamente ogni posizione necessaria per la finalizzazione. L’azione, che si conclude con un ottimo assist di Galton e il tap-in vincente di Russo, è confezionata perfettamente e rivela una migliore coesione tra i reparti e soprattutto una finalizzazione più decisa nella trequarti avversaria.

Il gol d’apertura galvanizza l’aggressività dello United che non rinuncia a nessuna possibilità: un’intercettazione attenta e indispensabile di Ella Toone a centrocampo mette improvvisamente in moto una controffensiva guidata da Russo che anziché tentare il confronto con il difensore davanti a lei, apre per Heath sulla fascia destra che entra in area e dopo le prime occasioni fallite lascia partire un tiro in diagonale di incredibile potenza che diventa imprendibile per il portiere e si insacca al lato della rete. È il primo gol di Tobin Heath con la maglia del Manchester United ed è un gol che rivela una nuova fase nella carriera della campionessa americana, una nuova volontà di affermarsi anche individualmente e non solo come supporto per la squadra, ruolo a cui sembrava relegata nel 2019.
Il West Ham non abbandona mai la partita ma lo United risponde senza perder tempo e prossime all’intervallo, Galton disegna un assist che unisce potenza e precisione per il colpo di testa risolutivo di Alessia Russo, che manda le squadre negli spogliatoi sul risultato di 1-3. E proprio il primo tempo della gara contro il West Ham mette in mostra un secondo pilastro della compagine di Stoney: l’ala sinistra Leah Galton. Classe ’94, come molte sue colleghe britanniche, Galton si è formata nei college statunitensi e sempre negli USA, con lo Sky Blue FC, ha inaugurato la sua carriera da professionista. Il ritorno in Europa però, nel Bayern Monaco, non si è rivelato roseo come immaginava, portando la 23enne del North Yorkshire a dubitare della sua scelta di vita e della sua passione per il calcio. Ma la chiamata di Casey Stoney, la sua mentalità, la fiducia che infonde nelle atlete che guida sono stati provvidenziali per Galton che nel Manchester United ha ritrovato non solo l’amore per il gioco ma anche la sua forma migliore. Veloce, attenta, precisa, Leah Galton è un’ala indispensabile ma una maggiore sicurezza instillata in lei proprio dalla coach e dall’esperienza di compagne di squadra più mature le ha permesso di scoprire anche il suo valore da striker, con tiri dalla distanza che diventano ora fondamentali occasioni da gol spettacolari.
Nel secondo tempo, la volontà di reagire del West Ham è evidente: maggior possesso palla, numerosi tiri in porta, contrasti a viso aperto, la squadra di casa non molla e trova la seconda rete con un tiro-cross di Rachel Daly. Ma anche le Red Devils non lasciano la presa e a pochi minuti dalla fine della partita, una punizione di Lucy Staniforth viene finalizzata con un tiro a volo di Christen Press che chiude i conti della gara con il suo primo gol con il Manchester United.
La vittoria sul West Ham proietta lo United alle soglie della prova definitiva del loro percorso di crescita nel girone d’andata: i due match consecutivi contro l’Arsenal capolista e il derby contro il Manchester City.

La gara contro l’Arsenal si è rivelata per il Manchester United un’autentica battaglia di trincea, un confronto sfinente e perpetuo basato sull’attesa del giusto varco da sfruttare, uno scontro reiterato che si infrange su un muro di diamanti da scalfire minuto dopo minuto, attacco dopo attacco. Più dinamica e veloce, la squadra dello United ha contenuto con attenzione l’esperienza delle Gunners ma al tempo stesso ha dovuto letteralmente erodere la barriera che aveva di fronte. La pressione del Manchester United è immediata e costante, Tobin Heath e Christen Press appaiono intenzionate a impostare il ritmo e il livello del gioco con l’esperienza della loro chimica in campo mentre Amy Turner vanifica i tentativi di inserimento di Vivianne Miedema. Le Red Devils si mostrano infaticabili: tra tiri totali, nello specchio della porta, fuori e quelli fermati, le statistiche non mentono e rivelano un assedio della squadra di casa da cui l’Arsenal può difendersi fino allo stremo delle forze. Ma lo United sembra non avere questo limite e all’83’ due figure chiave per il team di Stoney non solo sbloccano la partita ma affermano la loro presenza indispensabile per la squadra: Amy Turner, una delle giocatrici più mature in un gruppo dall’età media di 25 anni, arresta ancora una volta un’offensiva di Miedema, recuperando il pallone e impostando rapidamente un contrattacco. Bloccata da un infortunio tra 2016 e 2017, la carriera di Turner è forse soltanto ora a un punto di svolta e il suo apporto al successo dello United come centrale di difesa diventa sempre più importante grazie proprio a una visione di gioco votata alla ripartenza immediata, un’azione proattiva che diventa spesso il punto di partenza di un’offensiva da gol. Ma a realizzare la rete della vittoria, dopo un grandioso sprint di Sigsworth, è Ella Toone, che quasi da ferma all’interno dell’area trova una perfetta angolazione per un tiro non troppo potente ma preciso abbastanza da diventare imprendibile. Cresciuta con il dna United, Toone, appena 22enne, si è affacciata al calcio professionista attraverso il Manchester City, in attesa dell’arrivo della squadra femminile delle Red Devils. Alla corte di Casey Stoney dal 2018, il valore di Toone diventa sempre più evidente perché nonostante la sua preparazione da attaccante, il suo ruolo in campo non si limita solo al gol ma alla partecipazione sempre attiva e sempre aggressiva dell’azione offensiva anche quando la squadra non ha il possesso palla. E la rete contro l’Arsenal è sintomatica di una presenza costante in campo, perennemente propositiva.


Il derby contro il City invece, nonostante la suddivisione equa dei punti conquistati, rivela invece l’importanza catartica dell’influenza di Tobin Heath sulla squadra. Toone, Amy e Millie Turner, Galton, Earps, quasi ogni membro della squadra ha riconosciuto ed elogiato l’impatto avuto da Heath e Press non soltanto sul gioco e sul conseguente risultato dello United ma soprattutto sulla mentalità collettiva, rafforzando la determinazione di non arrendersi mai, la sicurezza individuale e di squadra, la capacità di rialzarsi anche quando si è in ginocchio. E il Manchester United era in ginocchio sul 2-0 alla fine del primo tempo, una squadra sopraffatta dall’esuberanza del City, un gruppo sconnesso tra i reparti e debole nei passaggi. Ma il secondo tempo del derby racconta un’altra storia, la leadership di Heath diventa inarrestabile, partecipa al pressing asfissiante, affronta Bronze su ogni pallone, la costringe all’errore e quando riconquista la palla non si tira indietro e sicura dell’esito lascia partire un tiro tagliente, definito, dalla traiettoria sorprendente, che si infila al lato interno della rete con una tale potenza da apparire travolgente. Tobin Heath chiama la carica e il Manchester United si infervora, la pressione diventa insostenibile fino al raggiungimento del pareggio, un pareggio che profuma di vittoria.

LEIGH, ENGLAND – NOVEMBER 14: Jackie Groenen of Manchester United Women in action during the Barclays FA Women’s Super League match between Manchester United Women and Manchester City Women at Leigh Sports Village on November 14, 2020 in Leigh, England. (Photo by John Peters/Manchester United via Getty Images)

Il Manchester United gioca e lascia giocare, non sottovaluta nessun avversario ma non si nasconde neanche, come confermano le vittorie non facili contro Aston Villa e Reading. Ma in un campionato in cui la differenza reti può distinguere il successo dal fallimento, le Red Devils aumentano la potenza di fuoco nell’ultima gara del 2020 contro Bristol City, con sei gol che portano anche la doppia firma di Leah Galton e Tobin Heath.
Tra sospensioni e recuperi, pause e ripartenze, il Manchester United compie il primo passo falso della stagione nella prima partita del girone di ritorno, nella gara contro il Chelsea che potrebbe rivelarsi a lungo termine decisiva per l’assegnazione del titolo. Privi dell’ormai indispensabile Heath, fermata da un infortunio rimediato in settimana, il gioco del Manchester è quasi irriconoscibile e perde lucidità e incisività, apparendo prevedibile ma soprattutto approssimativo, concedendo infatti il gol del vantaggio e della vittoria del Chelsea pochi minuti dopo aver agguantato il pareggio.

Nonostante tutto però, il percorso che l’esercito di Stoney sta compiendo in questa stagione è assolutamente straordinario per una squadra così giovane che affronta senza riserve avversarie con maggiori risorse, maggiore esperienza e in alcuni casi anche maggiori privilegi. Earps, A. Turner, Toone, Galton e Heath saranno anche le armi di punta di questa giovane promessa della Women’s Super League ma all’unanimità è il condottiero Casey Stoney ad aver creato intorno a sé un gruppo disposto a vincere, perdere ma soprattutto imparare insieme, ovunque la loro strada voglia condurle.

Rita Ricchiuti
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