I classici nell’antica Roma monarchica erano i cittadini più ricchi. Nel tempo l’espressione ha iniziato ad assumere prospettive più ampie indicando dapprima l’eccellenza, basti pensare all’uso che facciamo di ‘‘prima classe’’ ancora oggi, e poi il far da modello, da linea guida. Anche se negli ultimi tempi si tende ad usare ‘‘classico’’ come sinonimo di ‘‘usuale’’ c’è un mondo che non si può ignorare dietro il loro valore.

Certo, Servio Tullio difficilmente avrebbe pensato di influenzare così tanto la lingua con una riforma sociale tanto da arrivare a Barcellona – Real Madrid, il ‘‘Clasico’’ per eccellenza. Uno scontro che allude alla millenaria rivalità tra Catalogna e Castiglia, così radicata nella cultura nazionale che, anche nel più giovane mondo delle ragazze, la sfida tra Blaugrana e Merengues non può che chiamarsi così.

Ma non si può dire la stessa cosa ovunque, per esempio in Italia. Il punto è che il calcio delle donne ha altre sorgenti e radici e, nonostante sia giusto tra fratelli dormire anche nella stessa camera, adattare tout court le dinamiche storiche del femminile ad un secolare film maschile è sbagliato oltre che uno spreco. In questo slancio nasce il Classico nostrano che ci ripropone la finale di Supercoppa: la Juventus, giovane di nome e di fatto affronta la Fiorentina, anello di congiunzione con un passato che ha posto importanti premesse. Italo Calvino, torinese solo d’adozione, ha provato a spiegare in un saggio come funziona con i classici, quelli letterari, quelli di Dante per intenderci.

Scriveva: “I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: «Sto rileggendo … » e mai «Sto leggendo … »”

Che domenica sarà di nuovo Juventus – Fiorentina l’hanno pensato e detto tutti, magari anche chi non l’ha mai guardata una partita del genere. Perché, anche se non sembra, in molti non sono a conoscenza della storia di questa gara. Può succedere, quando una cosa si ripete più volte, che le persone facciano un po’ di fatica ad ammettere di non averla mai vista prima ed è proprio quel che accade intorno alla gara tra le Viola e le Bianconere quando si prova ad inquadrarla pensando che basti conoscere Federico Chiesa, Luca Toni o Giuseppe Rossi.

Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli”.

Juventus – Fiorentina è oggi il simbolo del movimento del calcio italiano femminile, quel confronto che può tradursi in ricchezza spendibile sia per chi l’ha giocato che per chi l’ha vissuto. Una ricchezza però che non dipende da fondi e recovery plan del caso e può essere quindi trasferita e distribuita senza troppi problemi burocratici e senza mai perderci. Proprio per questo la finale di Supercoppa è l’ennesima occasione di conoscere un universo nuovo, anche con una certa facilità rispetto al passato visto che è possibile addirittura vederla su Sky la gara; magari tra qualche anno all’ora di cena lasciando alla nonna il pranzo della domenica.

‘‘I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.”
Juventus – Fiorentina è la Premiere all’Allianz Stadium, la sfida scudetto con quarantamila persone sugli spalti, la firma internazionale sull’acuto del calcio nostrano. Ma è anche quella volta a Firenze, a Novembre, quando qualcuno provò ad inquinare l’ambiente con degli insulti fuoriluogo e venne ostracizzato da tutti con un’Ilaria Mauro sugli scudi a far gol ma non col pallone. O quella volta che invece Mauro firmò la Supercoppa che un anno dopo si ripresero in tandem Girelli e Staskova. O ancora la prima Coppa Italia della Juventus al Tardini, le vittorie di misura o inaspettatamente larghe in campionato… ma mai un pareggio sul tabellino, forse il pareggio di intenti, per crescere, ha sempre avuto la meglio.

‘‘ Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.”
Ogni partita è una mondo a sé, le previsioni non son mai certezze ma sicuramente da Juventus – Fiorentina viene sempre fuori qualcosa, non si risolve mai tutto allo scontro frontale, ogni triplice fischio sembra l’invito ad una contesa futura. Succede perché il tempo di certe storie non si esaurisce, sono i personaggi che cambiano, la scena, il mondo, ma non si spezza mica il filo conduttore.

“I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato”
Questa è solo l’ultima partita di cartello in ordine cronologico del percorso che ha portato all’anno zero, quello del mondiale, che non s’è fatto mica da solo. Dentro Juventus – Fiorentina non c’è solo l’intuizione dei Della Valle e il passo da giganti di Andrea Agnelli o la discesa in campo delle esperte società, dentro Juventus – Fiorentina ci sono tutte le fatiche del Brescia, della Lazio, del Verona, della Torres, di chiunque, a vario titolo, abbia investito energie su sé stesso e su questo sport per raggiungere il livello attuale e alzare ancora l’asticella per il classico del futuro. Senza dimenticare che ‘‘Un classico è un libro che viene prima di altri classici; ma chi ha letto prima gli altri e poi legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia. ”

‘‘È classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.”
Questo Juventus – Fiorentina sarà la finale di una Supercoppa ripensata in un momento di crisi su scala mondiale. Tra l’altro, di tutte quelle giocate tra le due compagini, è forse quella più in odor di professionismo. Fa anche strano pensare che una gara di cui la prima versione risale ad appena tre anni fa sia già un classico.

Il contesto, la rincorsa prima e la spinta poi, hanno condensato in poco tempo quanto senza il ‘‘rumore di fondo’’ si sarebbe declinato con più lentezza. Nonostante il retrogusto dell’ostilità intorno sia ancora diffuso, l’ambizione di cui profuma questo faccia a faccia non sembra cambiare, anzi, proprio perché ‘‘È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona. ”

‘‘Il «tuo » classico è quello che non può esserti indifferente che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui. Credo di non aver bisogno di giustificarmi se uso il termine «classico» senza fare distinzioni d’antichità, di stile, d’autorità. ”
Tutto quello che si può imparare da Juventus – Fiorentina dipende in primo luogo dagli occhi che guardano. Il classico di Alia Guagni, che nessuno avrebbe mai pensato estranea a questa partita un giorno, oltre a dimostrare quanta rivoluzione possa esserci anche in quel che tende ad essere tradizionale, è sicuramente gioia e dolori, è traversa e quasi gol allo Stadium e vittoria a La Spezia. Il classico di Sofie Pedersen è un gol che vale una stagione ma è anche imponderabilità, è una canzone che ti fanno ascoltare e che scopri calzare benissimo come colonna sonora per un momento dove la prevedibilità di crudi racconti avrebbe fatto pensare ad altro, tipo una scorribanda di Bonansea o ad un colpo di testa di Girelli. Il classico di Daniela Sabatino è una novità, quello di Martina Rosucci un’abitudine; quello di Antonio Cincotta purtroppo uno schermo e quello di Rita Guarino una gelida giornata che non si preannuncia però piovosa.

Qualsiasi esso sia, Juventus – Fiorentina è un classico e leggerlo vale davvero la pena.

Marialaura Scatena
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *