Intervista esclusiva ad Alessia Rognoni attaccante della Riozzese Como, squadra al comando della Serie B femminile

Giovane, forte e grintosa. Alessia Rognoni, attaccante classe 1997 in questa stagione veste la maglia numero 23 della Riozzese Como. Il suo cartellino appartiene all’Inter e con le sue reti ha trascinato le nerazzurre alla promozione nella massima serie. La scorsa stagione ha scelto di andare in prestito alla Riozzese, restando nel campionato di Serie B.

Tifosa dell’Inter fin da bambina, ha indossato la maglia nerazzurra per circa dieci anni.
Nonostante la stoffa da bomber indossa il numero 23, scelto per lei dal fratello Matteo in onore di un grande campione della storia dell’Inter: Marco Materazzi.
Alessia è originaria della provincia di Pavia, si è avvicinata al mondo del calcio grazie al padre Marco e al fratello Matteo all’età di circa 5 anni. Ha iniziato a giocare nella squadra dell’oratorio del suo paese, San Martino Siccomario (Pavia). Proprio durante un torneo con l’oratorio le è stato proposto un provino con la sua squadra del cuore: l’Inter.
Ha militato nella Nazionale Under 23 e ora l’attaccante sogna la chiamata da parte di Milena Bertolini oltre che la Serie A.
La scorsa stagione in 12 partite giocate Rognoni è andata a segno per 11 volte, seconda solo a Raffaella Barbieri nella classifica marcatrici. In questa stagione i gol sono 5 in 12 gare di campionato e 2 in Coppa Italia. Nella classifica di Serie B la Riozzese Como è attualmente al comando a pari punti con il Pomigliano.

L’INTERVISTA AD ALESSIA ROGNONI È STATA PUBBLICATA SU L FOOTBALL MAGAZINE, RIVISTA INTERAMENTE DEDICATA AL CALCIO FEMMINILE

Alessia, dopo dieci giornate siete in testa alla classifica di Serie B. Un bilancio di questi primi mesi alla Riozzese Como?
“Stiamo facendo bene. Sono contenta della squadra, dell’impegno che ci mettiamo ogni settimana, noi e lo staff. Abbiamo un obiettivo comune e solo con il sacrificio e con la passione, insieme, possiamo raggiungerlo. Direi che dobbiamo continuare così, se non meglio”.

Tra le dirette rivali per la promozione in Serie A chi temi di più?
“Quest’anno è un campionato molto competitivo, tutte le squadre sono attrezzate per fare bene. Tra tutte, però, direi Lazio.”

Come calciatrici chi ti ha colpito?
“Fino a ora, Virginia Di Giammarino e Adriana Martin della Lazio.”

Conoscevi mister Wergifker, questo ha influito sulla tua scelta di giocare con la Riozzese Como?
“Sicuramente il fatto che il mister conoscendomi mi volesse qui a Como ha contribuito alla mia scelta, ma è stata anche una decisione presa per il progetto e per la passione che c’è in questa realtà.”

Parlaci un po’ di questo progetto.
“Il presidente mi ha chiamata dicendomi: “voglio portare il Como in serie A e tu ci devi aiutare” . Lui ha sempre avuto questo obiettivo, che poi è diventato anche nostro. È un sogno per tutti, ed è una grande sfida. Mi piacciono le sfide.”

Sorprende che una calciatrice con il tuo potenziale, con le ultime stagioni vissute da protagonista in Serie B, non giochi nel massimo campionato. Come lo spieghi?
“Intanto grazie per i complimenti. Penso che per tutto ci sia il suo tempo. Non mi sentivo pronta, lo scorso anno ho voluto rimettermi in gioco, ritrovare fiducia, condizione fisica e minuti. Poi c’è stato il covid e ho avuto modo di giocare poco. Quest’anno ho avuto proposte dalla Serie A, ma per un insieme di cose personali
non me la sono sentita e ho preferito prendere questa scelta. Quest’anno mi sono promessa che farò di tutto per aiutare questa squadra a salire in serie A, vedremo il prossimo anno cosa succederà.”

Sei molto legata all’Inter sia come tifosa ma anche e soprattutto per aver trascinato a suon di gol la squadra in Serie A. C’è un po’ di rammarico per non aver avuto l’opportunità di giocare nella massima serie con la maglia nerazzurra?
“Hai detto bene, l’Inter mi appartiene fin da piccola. Poi sono cresciuta lì, dieci anni sono tanti. Non nego che avrei avuto voluto giocare in Serie A con questi colori, però sono state fatte delle scelte, vedremo il futuro cosa mi riserverà.”

Com’è giocare a calcio al tempo del Covid-19, tra restrizioni, protocolli sanitari da rispettare e stadi chiusi al pubblico?
“Mai avremmo pensato di ritrovarci in una situazione del genere: assurda e fuori controllo per tutti. È stato un anno difficile, abbiamo dovuto lasciare il campo per tanti mesi, abbiamo dovuto rinunciare a tante cose, ma penso sia stato giusto così davanti a una tragedia del genere. Adesso grazie ai protocolli che ci hanno dato stiamo cercando di andare avanti, provando a mantenere le regole, con un po’ di sacrifici generali e di attenzione. Da un paio di settimane anche noi della serie B siamo controllate tramite un tampone settimanale 48 ore prima della gara. Certo non è semplice, ti rendi conto sempre di non essere nella normalità, ma la passione che abbiamo per questo sport ci fa adattare e superare qualsiasi cosa. Speriamo che tutto questo finisca presto e auguro a chiunque di poter tornare quanto prima a fare ciò che più amano. La normalità è ciò che più manca, il tifo sugli spalti, abbracciare una tua compagna con semplicità. Ma tornerà tutto e sarà ancora più bello, ne sono convinta. Dobbiamo resistere!”

Sei un’atleta giovane ma giochi a calcio da una vita. Sono cambiate molte cose negli ultimi anni ma ci sono ancora troppi pregiudizi sul calcio femminile?
“Gioco a calcio da quando ho 5 anni, ho imparato qui nel mio paese. Mi ricordo che ogni volta che arrivavo al campo dicevano ‘c’è una femmina che gioca’ e si mettevano a ridere. Io sono andata oltre, sempre, dimostrando sul campo che non avevo nulla da invidiare a loro. Mai e poi mai avrei immaginato di ricevere una chiamata dall’Inter a 12 anni, di ritrovarmi in una realtà tutta al femminile che neanche sapevo esistesse. Ho iniziato a capire che c’erano tantissime altre bambine nella mia situazione e ho capito che era solo l’inizio di tutto, di una possibile carriera personale e di un movimento che doveva crescere ed emergere, perché noi meritiamo. In questi anni sono davvero cambiate tantissime cose, dalle strutture, agli staff, alle disponibilità economiche, agli sponsor, fino ad arrivare ai social, ai media. Siamo sulla giusta strada, pur essendoci ancora molto da migliorare. Prima di tutto serve il professionismo, che si spera arrivi quanto prima, poi ci auguriamo che la mentalità di molte persone possa cambiare.”

Miriana Cardinale
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