L’attuale stagione 2020/2021 della Women’s Super League aveva tutti gli occhi puntati addosso prima ancora di cominciare, un’attenzione forse inedita dovuta a una ragione ben precisa: l’invasione delle Americane. Per quanto a livello teorico possa apparire vagamente ingiusto “accorgersi” ora di una lega che già da anni vanta alcuni dei più grandi nomi europei del calcio femminile, da Vivianne Miedema nell’Arsenal a Magda Eriksson nel Chelsea, passando per Ellen White nel Manchester City, è innegabile che l’arrivo di cinque Campionesse mondiali (ma anche di altri nomi di spessore provenienti sempre dalla NWSL, come Jess Fishlock e Rachel Daly) abbia non solo innalzato il tasso di competitività della lega ma anche o soprattutto amplificato la risonanza di questa realtà sportiva, dando voce e visibilità anche alle squadre minori che non rientravano nella top 3 del campionato.

Se Tobin Heath, adesso perno del Manchester United di Casey Stoney primo in classifica, e Sam Mewis, chiave del centrocampo offensivo del Manchester City, hanno avuto un impatto massiccio ed evidente nelle rispettive squadre, mentre Christen Press e Rose Lavelle sono state purtroppo bloccate da infortuni e malattie stagionali (non riguardanti il COVID), in tanti si stanno domandando quale sia stato l’effettivo apporto di Alex Morgan durante la sua breve permanenza al Tottenham.

Dopo solo cinque presenze con la squadra e un minutaggio certamente scarno, Morgan ha detto addio al club londinese ed è tornata a casa negli Stati Uniti, avendo dunque portato a termine il contratto breve che la legava al team solo fino a fine Dicembre. Sappiamo tutti che Morgan rientrava nel calcio giocato per la prima volta dopo aver dato alla luce la sua primogenita, Charlie Elena, vera star di questo 2020.

Nessuno si aspettava che la sua forma atletica fosse eccellente o che la sua presenza spingesse il Tottenham a giocarsi il titolo nazionale, ma sembrava aspettativa comune che il suo ruolo in questi mesi dovesse rivelarsi più preponderante, mentre gli esiti effettivi della sua permanenza appaiono ora deludenti. C’è quindi chi, forse un po’ cinicamente, considera tutta questa esperienza una mera mossa pubblicitaria del team, fine a se stessa e all’immagine della squadra. E questo è in parte anche vero. 


Quando si parla di Alex Morgan, non si parla mai solo di un’atleta. Morgan, come Hamm prima di lei o Rapinoe adesso, è un’icona, quasi un “brand” , la sua personalità sportiva di rilievo e talento non può più essere scissa dalla sua figura pubblica, dalle copertine delle riviste, dalle ospitate televisive, dai titoli di giornale e dal merchandise che porta il suo nome, Alex Morgan è innegabilmente il volto più celebre del calcio femminile e questo ha il suo peso.

Quando Morgan ha firmato con il Tottenham, la sua fama duplicava quella di tutto il team e i suoi privilegi non sono passati inosservati: contrariamente infatti a Heath e Press che hanno osservato le due settimane di quarantena per intero e solo in seguito hanno iniziato il lavoro pubblicitario, pochi giorni dopo il suo arrivo Morgan ha visitato il centro sportivo della squadra e ha posato con le maglie da gioco, le cui vendite sono poi accresciute a dismisura. L’attenzione mediatica e i benefici che evidentemente circondano quest’atleta a volte fanno storcere il naso soprattutto qui in Europa ed è legittimo, nei limiti del rispetto, rapportarsi a una figura così di spicco con favore o disaccordo, soprattutto di fronte appunto a quella adesso appare come una presenza superficiale ininfluente ai fini degli obiettivi del Tottenham, il cui apporto di Morgan sul campo si riduce “solo” ai due rigori messi a segno.

Ma la popolarità di Alex Morgan (o delle calciatrici americane più famose) non è mai stata davvero fine a se stessa e lo è stata ancora di meno per il Tottenham. A partire proprio dall’attenzione che il suo trasferimento ha portato di riflesso a una squadra in fondo poco considerata dall’opinione pubblica, diventando anche un trait d’union con la controparte maschile grazie all’incontro immortalato dalla stampa con l’allenatore Jose Mourinho. Alex Morgan non avrà avuto modo di influire particolarmente sui risultati del Tottenham ma la sua sola presenza lì ha smosso le acque a favore di un fondamentale progresso del calcio femminile.

Sebbene i rumour si rincorressero da alcune settimane, in un recente podcast per The Offside Rule, Jess Fishlock ha confermato la voce che attribuiva a Morgan il merito per il nuovo campo d’allenamento ottenuto dalle calciatrici del Tottenham Women. Precedentemente stanziata in centri certamente non all’altezza di una squadra che voglia competere ai più alti livelli del calcio europeo. Non è un caso che poco più di un mese fa, il club abbia concesso alla squadra femminile la possibilità di allenarsi stabilmente al centro della squadra maschile, usufruendo quindi di risorse professionali che poco tempo fa erano solo un’utopia. Nonostante la nuova coach della squadra abbia affermato che il progetto ha intenzione di evolvere e inserire finalmente il team in un ambiente più curato e attento alle esigenze delle sue atlete fosse già in programma per il club, l’influenza di Morgan sulla decisione appare mastodontica seppure insolitamente nell’ombra per una figura pubblica così popolare.

L’ex capitano del Tottenham Jenna Schillaci ha in seguito confermato l’importanza dell’esperienza di Morgan in Inghilterra raccontando dell’incontro che la campionessa statunitense ha avuto con la squadra universitaria allenata da Schillaci. In un clima metaforicamente surreale e letteralmente problematico, tra pioggia battente e freddo pungente, Alex Morgan ha trascorso un’ora del suo tempo con le ragazze del programma sportivo di Southgate, agitate, sconvolte e in alcuni casi in lacrime di fronte a una leggenda del calcio femminile che rispondeva alle loro domande e a volte le poneva direttamente, per instaurare un dialogo alla pari. Bridget, una delle ragazze della squadra, ammetterà dopo l’incontro che “Alex Morgan è la ragione per cui gioco a calcio” e venuta a conoscenza di questa affermazione, Morgan ha invitato la giovane calciatrice ad assistere alla gara del Tottenham contro l’Aston Villa.

La forma atletica inevitabilmente ancora imperfetta di Alex Morgan e lo scarso impatto che la calciatrice ha avuto sulle statistiche di gioco del Tottenham non riflettono per davvero pubblicamente il valore di questa esperienza, per lei che è rientrata in un circuito competitivo di calcio giocato dopo un anno di pausa, ma soprattutto per le compagne di squadra, che adesso potranno beneficiare proprio del privilegio che circonda Morgan, e per la nuova generazione cresciuta con il suo modello che ha avuto così l’opportunità di vedere da vicino le forme di un sogno realizzato.

Tra odio e amore, simpatia e antipatia, qualunque sia l’opinione su Alex Morgan, è solo legittimo contare fino a 13 prima di affermare che la sua presenza al Tottenham sia stata del tutto inutile.

Rita Ricchiuti
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