Di Valentina Giacinti

È passato esattamente un anno dal mio viaggio in Sudafrica. Un’esperienza che ha segnato fortemente la mia vita e mi ha permesso di crescere tantissimo come persona.
Avevo preso la decisione di aiutare la mia compagna di squadra Fifi (Refiloe Jane) con il suo progetto della fondazione per aiutare i bambini in Sudafrica. Mi era stato proposto da una ragazza italiana, collaboratrice di Fifi, ed ho accettato subito.

Tutto è iniziato il 25 dicembre del 2019, nel giorno di Natale, quando sono partita alla volta del Sudafrica. Ricordo ancora l’ansia della vigilia.
Anche solo fare la valigia mi metteva agitazione. Non sapevo cosa infilarci dentro e pensavo in particolare a cosa avrei trovato là. Mio fratello mi ha accompagnata all’aeroporto e gli ho detto: “Che Natale strano, con te che mi porti in aeroporto e io che parto”. Anche il fatto di partire da sola un po’ mi dava da pensare, però ero consapevole che sarebbe stato un viaggio importante. Utile anche a scoprire una parte di me. Un po’ come accade quando si è da soli a pensare, a riflettere e si comprende cosa si vuole per davvero. Queste erano le mie sensazioni prima di imbarcarmi, ma in fondo non vedevo l’ora di fare quell’esperienza.

Appena arrivata a destinazione ho ricevuto un’accoglienza molto forte e sentita. La ragazza con cui avevo organizzato tutto era felicissima di vedermi, così come la sua famiglia che mi ha ospitato. È stato bello perché mi hanno subito messa a mio agio. Mi ha colpito molto l’affetto di quelle persone e il calore con cui mi hanno fatto sentire parte della loro famiglia. Il primo giorno siamo andate a un parco divertimenti, una sorta di Gardaland sudafricano, e mentre ero in coda per una giostra, il mio sguardo ha incrociato quello di un bambino anche lui in fila. Mi guardava con occhi profondi e pieni di stupore. Istintivamente gli ho sorriso, si è avvicinato e l’ho preso in braccio. Lui mi ha sorriso e mi ha abbracciato forte forte. È stata un’emozione incredibile, in quel momento ho avvertito una grande fiducia da parte sua nei miei confronti.

Il giorno seguente è arrivato il momento di conoscere da vicino e dal vivo la “Refiloe Jane Fundation”. Prima di scendere in campo per una sessione di allenamento, ho incontrato la famiglia di Fifi. Conoscere i suoi genitori mi ha fatto molto piacere, nei loro occhi ho visto tutto l’orgoglio che provano nei confronti della figlia. Ascoltando la madre parlare di Fifi percepisci subito un amore immenso, un sentimento forte. Il padre mi diceva che non si perde una nostra partita. Fifi ci teneva moltissimo a farmi conoscere la sua famiglia. Subito dopo abbiamo conosciuto le ragazze della fondazione. Dopo le presentazioni di rito abbiamo iniziato una lezione di gesti tecnici ed esercizi di palleggio ed è stato incredibile constatare, in pochissimo tempo, i loro progressi.

Alla fine dell’allenamento è entrato in campo un bambino. Era a piedi nudi ed ha iniziato a giocare col pallone. Poco dopo si è fatto male calciando nella rete. Mi guardava in modo profondo, sul punto di piangere ma cercando di trattenersi, come fanno molti bimbi quando davanti agli adulti vogliono apparire forti. Ma il dolore era troppo da sopportare. Sono andata da lui e guardandoci, è stato come avergli trasmesso il messaggio “piangi pure, tranquillo”.

Ha iniziato a piangere e ho cercato di aiutarlo chiedendo a qualcuno se avesse del ghiaccio ma nulla. Ho deciso allora di prendere una coca ghiacciata e poggiargliela sul piede. Un semplice gesto che in tanti facciamo, ma agli occhi del ragazzino è stato qualcosa di veramente speciale. Mi ha ringraziato tantissimo e continuava a intervalli di pochi minuti a venire da me e dirmi “sto meglio, grazie”, come per rassicurami e farmi capire che grazie al mio gesto ora stava bene. Chiaramente, lui dava un’importanza particolare a quel piccolo gesto che ai nostri occhi può sembrare normale.

Quando è arrivato il momento di andar via, il bambino è venuto di nuovo da me per ringraziarmi ancora e mi ha chiesto una foto pur sapendo che non sarebbe stato facile fargliela poi avere. Ma lui ci teneva tanto, la voleva assolutamente. Siamo saliti in macchina, siamo partiti e mi sono accorta che il bambino si era messo a correre, sempre a piedi nudi ad una velocità incredibile sui sassi, per salutarmi e ringraziarmi ancora. Arrivati alla fine della strada mi sono accorta che lui era ancora lì che correva, allora ho chiesto di fermare la macchina, sono scesa, e lui è corso ad abbracciarmi forte forte, aveva gli occhi lucidi e non dimenticherò mai il suo sguardo, mi ha riempito il cuore. Porterò sempre con me il ricordo di quel momento.

È stato un episodio che mi ha fatto riflettere tantissimo su quanto un gesto può far bene. Una cosa semplice, un piccolo aiuto, un abbraccio, sono cose che ti restano. Spesso non diamo importanza ai piccoli gesti mentre invece per altre persone hanno un valore enorme.
Il viaggio in Sudafrica mi ha cambiata moltissimo. Ho visto una realtà diversa, persone felici con poco, e, dopo quell’esperienza, sono anche io una donna diversa, più serena, che apprezza davvero ora ciò che abbiamo. L’esperienza vissuta mi ha fatto crescere tanto dal punto di vista umano.

Ho lasciato una parte di me in Sudafrica.

Valentina Giacinti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L Football ringrazia Valentina Giacinti per aver condiviso con noi questo bellissimo ricordo della sua vita. Grazie anche per la gentile concessione delle foto.

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