Nei giorni scorsi Alessandra Signorile, presidente della Pink Bari, ha rassegnato le dimissioni da consigliere della Divisione Calcio Femminile. Dopo poco più di un anno dal suo insediamento è arrivata la decisione di lasciare la Divisione a causa di alcune decisioni.
L Football ha intervistato in esclusiva Alessandra Signorile per capire le motivazioni alla base della scelta e fare il punto sulla situazione attuale legata all’emergenza Covid-19 e con il professionismo all’orizzonte per il calcio femminile.

Presidente, perché questa decisione?
“La Divisione ha un modo di lavorare che non condivido. Le mie dimissioni sono arrivate dopo un lungo lavoro che ho cercato di fare prima di tutto su me stessa. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la costituzione della Commissione per lo Sviluppo del Calcio Professionistico Femminile da parte del consiglio federale, fatta senza nemmeno una comunicazione alla Divisione. Io l’ho saputo dal comunicato della Figc. Poi sono andata a leggere i componenti. Io li leggo così. Tre membri dell’Associazione Italiana Calciatori, Sara Gama, Fabio Appetiti e Umberto Calcagno, uno dell’Associazione Italiana Allenatori, Renzo Ulivieri, Stefano Braghin per la Lega di serie A, Rebecca Corsi per la Lega di serie B, che non lo scopro certo io ha forti legami con la società bianconera e infine una coordinatrice Ludovica Mantovani. Come può essere una referente per le dodici società della Divisione se non è stata nemmeno eletta da noi ma nominata? Ora mi si potrà obiettare che la decisione è del presidente federale e, quindi, c’è poco da obiettare. D’accordo, ma almeno una comunicazione la Divisione l’avrebbe dovuta ricevere oppure no? Le Asd, come la mia, avranno il diritto di esprimere il proprio pensiero, anche se poi so già che non verrà ascoltato”.

Le sue dimissioni sono state accettate?
“Il regolamento della Divisione non regolamenta le dimissioni. Formalmente però credo sia corretto che un consiglio che riceve delle dimissioni venga convocato o le ufficializzi magari con una lettera di risposta. Io non ho ricevuto ancora nulla. Nel frattempo però è uscita la convocazione dell’assemblea che si terrà il prossimo 4 dicembre per nominare un nuovo consigliere tra le squadre di serie B che avrà poi una durata di circa tre mesi fino alla nuova elezione del consiglio federale”

È rimasta delusa?
“L’ho vissuta malissimo e tuttora la sto vivendo malissimo. Mi metto al posto del collega del Brescia quando vede le sue ex calciatrici adesso. Aveva fatto l’impossibile, con sacrifici personali enormi, per far arrivare la squadra dove era arrivata. Io stessa adesso mi sto pagando il corso da Direttore sportivo perché dal prossimo anno, per le nuove licenze, ogni società deve averne uno. Mi hanno telefonato i presidenti di serie B perché da me si sentivano rappresentati e mi hanno chiesto: cosa sta succedendo? Sia chiaro, ritengo sia essenziale che la serie cadetta abbia un rappresentante, però non era il caso di toglierne uno dalla serie maggiore, quanto forse occorreva ri-regolamentare e aggiungere un consigliere. In questo modo avremmo avuto anche una rappresentanza più giusta visto che quattro membri vengono nominati dal presidente federale. Ho anche pensato di ritirare la squadra però ho un profondo rispetto per le circa 150 persone che gravitano intorno alle società. Non stiamo più giocando ad armi pari. Adesso in Divisione avranno un problema in meno”

Non l’ha contattata proprio nessuno?
“Mi hanno telefonato Katia Serra, Ilaria Pasqui e Renzo Uliveri”.

Si arriverà al professionismo?
“Me lo auguro ma la loro idea è completamente diversa da quella di partenza. Adesso hanno deciso di far entrare le società professionistiche. Non hanno alcun interesse verso realtà come la mia. Attualmente però non vedo i club maschili interessati alla stessa maniera al settore femminile. L’unica società che ha grande interesse e ci sta lavorando bene è la Juventus. Le altre fanno qualcosa sì ma la squadra femminile è paragonata alla primavera maschile. Il calcio femminile deve arrivare al professionismo con una sua dignità. Invece rischia di diventare la brutta copia del calcio maschile con le stesse logiche e una spartizione delle torte come vogliono loro”.

A tal proposito, qual è la situazione dei diritti televisivi?
“In questi giorni ci hanno chiesto di inviare la fattura per quelli di TimVision della scorsa stagione. Per una società come la mia c’è bisogno di sapere qual è il budget a disposizione. Squadre come la Juventus, l’Inter o il Milan non guardano nemmeno a queste entrate invece noi ne abbiamo bisogno per la sopravvivenza. Però i membri della Divisione non possono vedere i contratti sottoscritti dalla Divisione stessa. Si è fatto un gran parlare del milione e seicentomila euro messo a disposizione della federazione per la ripresa del campionato. Non abbiamo versato l’iscrizione al campionato però hanno trattenuto 290mila euro da quel fondo. Non è come se avessimo pagato?”

È d’accordo sulle licenze?
“Certo. Soprattutto sull’introduzione di nuove figure professionali però devo anche avere la possibilità di pagarle. La mia società va avanti perché siamo sempre stati in grado di garantirci i nostri sponsor. Ci aspettiamo di più da parte del marketing delle Federazione”.

E poi c’è il Coronavirus.
“L’anno scorso ci siamo fermati con grande difficoltà per prendere quella decisione. Per molti la mia posizione a favore dello stop era dettata dalla nostra posizione di classifica. Non era così. Non si poteva ricominciare dopo che tante calciatrici avevano fatto ritorno in patria con così tante carte da produrre che nessuno produceva. Per la ripresa ci sarebbero stati messi a disposizione 39mila euro. Dopo aver pagato gli stipendi di calciatrici e allenatore cosa sarebbe rimasto per fare i tamponi ogni quattro giorni? La normativa non è stata elaborata da chi ha a che fare con le società sportive. Per esempio, per la partita con l’Inter noi avevamo una positività. Quando siamo partiti abbiamo dovuto rifare i test in albergo a Milano con tutte le difficoltà del caso. Il consiglio è di viaggiare con voli charter o vagoni dei treni dedicati ma chi sostiene i costi di un volo charter? E soprattutto chi lo utilizza? Non solo. Una calciatrice negativizzata per tornare ad allenarsi deve ottenere una nuova idoneità sportiva. Le visite mediche a livello regionale costano 50 euro ma in questa situazione di pandemia non riusciamo a trovare appuntamenti presso gli ospedali e le strutture pubbliche e privatamente costano 400 euro. Nessuno ha previsto un’integrazione assicurativa. Il rischio rimane in carico al presidente. Allora bisognava pensare almeno a una copertura minima invece di voler tornare a giocare a tutti i costi. Io devo ringraziare il nostro sponsor Unipol per le assicurazioni integrative”.

Adesso?
“Ho mandato delle email per avere dei chiarimenti. Per esempio, dobbiamo fare i tamponi anche durante il periodo di pausa del campionato? Abbiamo avuto il controllo da parte della procura e abbiamo chiesto anche a loro. Ci hanno risposto: quello che risponde la Divisione per noi va bene. Peccato che ancora non abbiamo ricevuto alcun riscontro. Da Bari facciamo trasferte molto lunghe e i tamponi rapidi ci aiuterebbero oltre al risparmio economico. Ho inviato un’altra email: posso utilizzarli? Indovini? Sono ancora in attesa di risposta”.

Tiziana Pikler
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