Un’ora di chiacchierata in streaming. Tanto è durata la presentazione del libro di Sara Gama, “La mia vita dietro un pallone” (ed. DeAgostini). Tanti i temi toccati a cominciare dalla genesi dell’iniziativa. “Ho seguito tutto il processo, dalla scrittura alle immagini”, ha raccontato il difensore della Juventus e della Nazionale, “è importante pensare al futuro. Mi ha incuriosito fare questo libro, si legge in maniera leggera ma dà comunque un messaggio. Mi si è presentata un’opportunità e mi son detta: perché no?”.

Sara ha confessato di aver letto una sola biografia scritta da un atleta. “Solitamente non leggo biografie di sportivi. L’unica è stata “Open” di Andrè Agassi ma è una cosa completamente diversa dal mio libro. Il mio intento non era quello di inserirci dentro uno scoop quanto di raccontare con semplicità”. Biografie no, però Sara ha un testo sul comodino. “In questo momento sto leggendo un vecchio libro di Ken Follett, Lo scandalo Modigliani”, confessa l’azzurra, “i miei preferiti sono i romanzi storici, soprattutto del periodo greco-romano, quelli di Valerio Massimo Manfredi, per esempio, li ho letti tutti. Era un’epoca di eroi e di grandi gesta. Oggi invece tendiamo a perderci valori e ideali che, se anche irraggiungibili, migliorano le persone. La storia, e quindi la letteratura, mi piace fino alla Rivoluzione francese, da lì in avanti un po’ meno. Le due Guerre mondiali, invece, mi mettono tristezza”.

Gama non ha dubbi tra istinto e razionalità. “Il primo è difficile che sbagli, è quella voce che tutti noi abbiamo dentro che comunque bisogna saper ascoltare. Più cresciamo, però, più cerchiamo di ponderare le cose e inizia a prevalere la seconda. L’istinto è inversamente proporzionale all’età. Anche per questo libro ho seguito l’istinto. Poi l’idea da sola non basta, occorre tanto lavoro, come tutto nella vita. Il calcio? Lui ha scelto me”.

Sara ha una data precisa dalla quale il calcio femminile ha avuto il suo rilancio. “Gli anni 2015-2016. Ci sono state una serie di concomitanze positive e di persone giuste al posto giusto nel momento giusto: Milena Bertolini prima a Brescia e poi sulla panchina della Nazionale, Michele Uva in Figc, Damiano Tommasi all’Associazione Italiana Calciatori. Da allora tutto è cambiato. Però i semi erano stati seminati in precedenza e si sono cominciati a raccogliere i primi frutti”, ha raccontato la triestina.

Primi frutti che dovranno maturare verso il professionismo. “Nulla scompare con il Covid. Si tratta di step verso una società più equa perché noi parliamo di diritti che altri hanno e noi no. Come tutte le crisi, anche la pandemia mette a nudo le criticità di una società. Sarebbe stato importante, in questa situazione, avere diritti garantiti per tutti i lavoratori”, ha detto la juventina.

La ricorrente responsabilità verso le generazioni future. “Noi siamo i primi volti con cui si è presentata questa disciplina. Di simboli ci sarà sempre bisogno. La mia generazione ha dato una bella spallata ma chi verrà dopo di noi avrà il suo da fare”, ha proseguito Sara, “giocare a calcio è un lavoro che aiuta ad abbattere stereotipi però noi non abbiamo iniziato per questo, quanto per seguire una passione. Poi abbiamo dovuto affrontare stereotipi ma anche ostacoli logistici. Non mi prenderei troppi meriti per questo: ho avuto un percorso fortunato però la fortuna si crea anche con l’atteggiamento giusto”.

La formazione è un aspetto fondamentale. “Non è solo la famiglia che educa, ci sono pure gli insegnanti e gli allenatori che mi hanno dato tanto e io ho saputo prendere da loro perché bisogna saper apprendere”, ha svelato Gama, “mantengo ancora contatti con i miei insegnanti, anche quelli delle elementari. Ho avuto la fortuna di frequentare istituti che permettevano di fare sport, così come devo ringraziare il professore che mi ha fatto leggere Manfredi e la professoressa che mi riempiva di compiti di matematica. Tutto si apprezza con il tempo” (ride).

Infine il tempo libero. “Gli impegni per la “politica” del calcio occupano gran parte del mio tempo libero. Poi mi piace fare cose normali: vedere serie in tv, uscire a cena con gli amici, trascorrere del tempo con la mia famiglia e viaggiare. Quando decido una meta pianifico in anticipo i luoghi da visitare, prima di tutto i musei. Faccio un vero e proprio programma di viaggio. Quest’estate ho fatto una vacanza a metà tra mare e bike. Noi triestini andiamo spesso in Croazia. Lì ho fatto anche un’esperienza di pesca notturna”, ha concluso la capitana.

Tiziana Pikler
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