Kaiya McCullough lascia gli USA per giocare in Germania. Fra le principali motivazioni la mala gestione della pandemia e il peso della lotta al razzismo che ricade sulla stessa comunità discriminata

Kaiya McCullough, 22 anni, è una calciatrice statunitense. Dopo aver giocato nella squadra dell’Università della California, aveva iniziato il suo percorso nel professionismo firmando un contratto con il Washington Spirit nel febbraio del 2020. Tuttavia, McCullough ha recentemente comunicato che non concluderà la stagione con la squadra del Maryland – né con alcuna altra squadra della NWSL, a dirla tutta.

La giovane calciatrice ha infatti deciso di lasciare gli Stati Uniti, trasferendosi in Germania, dove giocherà per una squadra di seconda divisione. A motivare la sua scelta, purtroppo, sono più le ragioni sociali e culturali che quelle prettamente professionali.

Quella di McCullough è, possiamo dirlo, una vera e propria fuga dagli USA: la ragazza ha detto di non sentirsi al sicuro per via della pandemia e soprattutto del razzismo. Da una parte, definisce gli USA come una nazione “spaventosa”, poiché “le persone non indossano la mascherina, non rispettano il distanziamento fisico, non prendono precauzioni”. Dall’altra, descrive l’attivismo sul fronte Black Lives Matter come un grande peso che – quantomeno all’interno della squadra – purtroppo ricadeva quasi esclusivamente su di lei.

“Sentivo che era mia responsabilità, dal momento che già da tempo avevo a cuore la causa, sollevare e in qualche modo guidare la conversazione in modo che portasse davvero a qualcosa”, racconta McCullough.

“Credevo fosse mio dovere farmi carico della responsabilità della formazione delle mie compagne di squadra; che fosse mio dovere cercare di portare un cambiamento. Tutto ciò può diventare davvero molto difficile da gestire, soprattutto se allo stesso tempo stai anche cercando di guadagnarti un posto in un campionato in cui non hai mai giocato.”

Kaiya McCullough ha padre nero e madre bianca ed è attivista per il movimento BLM ormai da tempo: si inginocchiava durante le partite ancor prima che questo gesto diventasse quello che alcuni definiscono un fenomeno ormai “mainstream”.

Dice di essere privilegiata per la sua carnagione relativamente chiara, dunque non ha paura per la sua personale incolumità, ma afferma chiaramente di aver paura per suo padre e per la sua famiglia. E la sua paura, il suo dolore e la sua preoccupazione vanno oltre i legami di parentela, dal momento che sente molto forte l’appartenenza alla comunità Nera.

“A volte mi veniva chiesto di mettere momentaneamente da parte quello che stava succedendo nel mondo per concentrarmi sullo sport, ma in quanto donna nera non posso permettermelo; non posso togliermi il colore della pelle, non posso spegnere il senso di perdita e sconforto che provo nel soffrire insieme alla mia comunità.”

Così ha deciso di trasferirsi in Germania, alla ricerca di un ambiente più sano, rinunciando a giocare in uno dei campionati più prestigiosi al mondo per mettere al primo posto la sua salute mentale. Ed è così che la NWSL perde i suoi giovani talenti per colpa di una nazione che non è percepita come sicura dalla maggior parte delle persone che la vivono.

Martina Cappai