Se ne sono andate cantando e ballando le danesi. Non proprio la botta di vita e autostima di cui avevamo bisogno in questa annata già in partenza straziante come un CD di Lana del Rey. La famosa frase utilizzata in simili occasioni “O vinci o impari”, attribuita secondo alcuni a Muhammad Ali e secondo altri a Ciccio Graziani, non è però del tutto campata in aria.

La Danimarca è una squadra forte, con alcune individualità eccezionali. Così come lo era l’Australia. Nelle partite contro queste due squadre l’unica differenza è stata nell’atteggiamento con il quale le Azzurre sono scese in campo. Impaurite e spente hanno permesso alle danesi di apparire meglio di quello che sono in realtà, neanche fossero gli specchi dei camerini di H&M. Ma è facile brillare quando hai il buio intorno. Quindi sì, perdere contro la Danimarca ci ha fatto imparare che assistere una volta ad una partita del genere basta e avanza.

Giuliani – voto: 110. Un fraintendimento con Girelli fa entrare nella porta azzurra un gol meno sensato di tenere le mascherine appese allo specchietto della macchina sperando che diventino Arbre Magique. Sul terzo gol si trova davanti sei danesi accerchiate dalle Azzurre in quella che aveva tutto l’aspetto di un’imboscata poi finita male. In ogni caso complimenti per la laurea. #c’èundottoreinsala

Boattin – voto: 6 Underground. Ci mette un po’ a prendere le misure alle avversarie cresciute, secondo secolari usanze danesi, a biscotti al burro e concime. Ma, come ricorda la famosa favola di Esopo, se la volpe non arriva al pallone saltando, ci arriva scivolando. Così quella volpe di Boattin in più occasioni opta per recuperi in tackle, sempre a segno anche su giocatrici di notevole esperienza come Nadim. #comunqueall’altezza

Bartoli – voto: 8 con la stellina Forse non sa perchè Pedersen giochi con guanti anche a ottobre o se Sorensen significhi soreta in danese, ma di sicuro sa come recuperare un dannato pallone. Ne sa qualcosa Svava, la danese colpevole di aver tentato cambiare le sorti del possesso palla, ottenendo invece un cambiamento di connotati dopo l’intervento in gran jeté di Bartoli. #Svavaumpa

Linari – voto: bene ma non benissimo. Cantare l’inno separata dalle compagne la carica come una puntata di Rosamunde Pilcher su Rete 4 prima di andare a fare serata. La frequente mancanza di compattezza della difesa azzurra è sottolineata dallo scarso numero di download dell’app per il tracciamento delle attaccanti danesi che infatti ha la stessa efficacia di Immuni. #patatracking

Salvai – voto: 6 con gli incentivi. Con Gama e Guagni fuori, si trova una difesa chiavi in mano e senza ecoincentivi per la rottamazione. Nonostante fosse sottopressione come un casellante dell’Autostrada del Sole durante la settimana di ferragosto, riesce a gestire discretamente la fase difensiva, con qualche imprecisione in più in fase di impostazione. #usatosicuro

Cernoia – voto: 7% di pendenza. Anche per la numero 21 la partita inizia in salita. Ci mette un po’ ad entrare nel vivo del gioco, ma le bastano un paio di smerigliate ai piedi di Harder per ricordarsi di cosa è capace. Dalla mezz’ora in avanti inizia a disegnare e impaginare le traiettorie della manovra azzurra con la stessa dedizione con cui impagina il calendario dei santi del 2021. #playHardsmerigliaHarder

Giugliano – voto: XXL A lei liberamente ispirato il film Il curioso caso di Benjamin Button, altro che Ibra. Infatti, nonostante sia una tra le più giovani in campo, prende per mano la squadra dimostrando, soprattutto nella prima metà della gara, una maturità da over 65 e sobbarcandosi la responsabilità non subire un cappotto. #winteriscoming

Rosucci – voto: Terza coppa C. Qualità e velocità del centrocampo danese la mettono in difficoltà come un rivenditore di reggiseni durante la quarantena. Visto il pressing non sempre efficace e soluzioni per la profondità non molto Lovable, Bertolini chiede che Sloggi alla fine del primo tempo. #ritornoaltop

Bonansea – voto: 6 tagliato fino. Suo l’assist che infilza la difesa danese e trova i piedi di Giacinti per l’unico gol delle Azzurre. A parte questo episodio, tuttavia, precisione di conclusioni e fraseggio sono come il collo di Maurizio Costanzo: non pervenuti. #tatebboni

Girelli – voto: segreto Dopo l’incomprensione con Giuliani sul primo gol, scompare dalla scena come le Las Ketchup dopo Asereje. Lei e il pallone si vedono meno dei congiunti nelle prime settimane di lockdown e un paio di sporadici tacchi sono l’unico segno del passaggio sul campo della numero dieci. L’unica consolazione è che le partite in cui Girelli non segna si possono contare sulle dita della mano di un Lego. #Cri-si

Giacinti – voto: eccezionale veramente. Partita splendida la sua. Corre da una parte all’altra come un Glovo dopo un DPCM, veloce come una polemica su Twitter. Ma, soprattutto, segna il primo gol subito dalla difesa danese in queste qualificazioni. #sipuòfareeee

Galli – voto: 7 al servizio. La sua entrata in campo nel secondo tempo è una boccata d’aria fresca per il gioco azzurro. Come Cannavacciuolo in Cucine da incubo, cerca di mettere ordine e velocizzare il servizio di un centrocampo che sembra più intasato dell’intestino di uno stitico. Ci riesce, ma ormai siamo già alla frutta. #cotteemangiate

Tucceri Cimini – voto: strano. Il suo ingresso al posto di Girelli ha generato così tante polemiche che Vespa ha deciso di dedicarci una puntata di Porta a Porta. Nonostante si trovi ad affrontare una partita in un ruolo per lei nuovo e contro una squadra che non si allena di domenica all’ombra di un campanile, difende bene la palla e cerca di creare qualche buona occasione in avanti. Il parroco del paese di Sabatino ha già chiamato per chiedere il gemellaggio tra Castelguidone e Cerchio. #provvidenziale

Tarenzi – voto: al volo. Entra in campo all’ 85′ minuto al posto di Giacinti, autrice dell’unico gol subito dalla difesa danese in queste qualificazioni. Con un nuovo lockdown all’orizzonte, scegliete come vostri congiunti persone di cui vi fidate come Bertolini si fida di Stefania Tarenzi. Magari però chiamateli dandogli un preavviso più lungo del tempo che ci vuole ad innamorarsi delle panatine. #lastminute

Mascarello – voto: 180sec. Entra in campo tre minuti solo tre minuti per far finire una canzone ai Negramaro e per sentire Cernoia fare un ripassone per il suo esame di teologia. #DAD

Bertolini – voto: 6giàsvegliaoppuredormi Sarebbe più facile convincere un veneziano a comprarsi la macchina, che smuovere la CT della Nazionale da alcune sue convinzioni. Mentre lei lascia a dormire in panchina giovani di tutto rispetto, la Danimarca fa entrare persino una che di cognome farà anche Christiansen, ma di nome fa Nanna. #wakemeupwhenoctoberends

Giulia Beghini
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