Il passaggio dal far notizia all’essere certezza è spesso fumoso, non c’è una vera linea di confine da oltrepassare, è un fatto di costanza.

L’Empoli ormai è maturo a tal punto da stare dall’altra parte della barricata, non dove stanno quelli che non ti aspetti, le cenerentole, da quella in cui Cenerentola si è già liberata dalle angherie delle sorellastre e vive felice e contenta.

Belle individualità, bel gruppo, bel gioco, il Bell’Empoli ha tutta la verve toscana ma forse madre inglese, magari nata in qualche contea in cui i laburisti vanno forte. La prima uscita era stata già roboante ma meno eloquente perché in un confronto conta sempre l’avversario, non per ridimensionarsi o cullarsi sugli allori ma per capirsi.

Affrontare la prima della classe non è solo giocarsi tre punti ma mettersi alla prova, provare a vedere fin dove ci si può spingere, credere al miracolo non per grazia divina ma perché si è consapevoli della propria forza.

Sarà perché il 4 – 3 ormai è letteratura o perché la partita del secolo è quasi Vangelo, ma un parziale del genere suona quasi sempre epico, entusiasmante, universale. C’è chi vince e chi perde, come in ogni sfida, ma se la vittoria dipende dal punto da cui si guarda, il valore dei novanta minuti è totale.

La gara in notturna di sabato scorso ci ha restituito un quadro che può esser già pietra miliare della storia di questa stagione, non per la fredda matematica dei meriti numerici ma per l’ampiezza umana della prosa

Guardando la foto in basso, ci sono quattro personaggi, quasi a scacchiera ma solo se visti da lontano. Le due calciatrici in maglia bianconera festanti pronte a correre verso destra; le due azzurre nella plasticità della frenata che guardano a sinistra senza ancora mettere i piedi a terra.

Cristiana Girelli più avanti di tutte che urla buttando fuori la tensione che ha accumulato chi deve calciare un rigore allo scadere; Lucia di Guglielmo, capitan Lucia di Guglielmo, che impreca verso il cielo senza chiudere i pugni dopo non aver risparmiato neanche una goccia di sudore.

Nel museo ancora poco affollato di questo nuovo campionato l’opera dipinta a due mani dall’Empoli e dalla Juventus ha già un posto di rilievo nella sala dei notturni, con le tinte azzurre, che più che in altri quadri, si candidano definitivamente ad essere protagoniste.

Marialaura Scatena
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