La ripresa del campionato di Serie A è stata una delle poche buone notizie di questo 2020 e, in quanto tale, va festeggiata a dovere. Ma, visto che ogni festeggiamento degno di questo nome va accompagnato da un brindisi, la domanda sorge spontanea: se le squadre di Serie A femminile fossero dei cocktails, quale sarebbero?

Fiorentina – Negroni. Come Daniela Sabatino, semplicemente una sicurezza. Una versione potenziata del classico aperitivo che finge di partire sottotono ma poi, vuoi per il gin, vuoi per lo stomaco vuoto da lunghi mesi di digiuno, dopo una mezz’oretta inizia la fase di decollo.

Hellas Verona – Spritz. Nonostante abbia una storia importante alle spalle, mantiene sempre una certa umiltà, rendendosi accessibile alle tasche di tutti, per lo meno nelle regioni civilizzate nel passato dalla Serenissima. Lo spritz insomma è una scelta sicura, riesce a barcamenarsi anche in un mondo di cocktail gourmet da 20 € e ti fa uscire vincitore anche quando perdi.

Inter – Negroni Sbagliato. Le premesse per fare bene c’erano tutte, poi però qualcosa è andato storto. Mettere delle bollicine al posto del gin sperando in una soluzione meno amara, non sembra aver garantito una partenza sprintosa. Non si sa mai che, una volta superate le iniziali resistenze al cambiamento, poi tutto scorra liscio.

San Marino Academy – Piña colada. Con il succo d’ananas e il latte di cocco, aggiunge un tocco esotico al campionato italiano, per il quale è a tutti gli effetti una squadra di importazione, considerando la sua indipendenza tradizionalmente fissata al 301 d.C. Nonostante si presenti con entusiasmo, è troppo poco alcolico per ubriacare gli avversari al primo giro.

Empoli – Bacardi Breezer. Una squadra giovane che, come ogni bevitore alle prime armi, si accosta alla nobile arte dell’alcolismo con la prudenza del 4% di alcool che solo un Bacardi può offrire. Quella prudenza che si trasforma presto nel serio rischio di finire i soldi prima di arrivare a fare abbastanza giri da trovare divertenti anche le battute di Boldi.

Juventus – Gin Tonic. Quando hai una certa età, e di sicuro questo è il caso della vecchia signora, non ne puoi più di quelle schifezze con i colori fluo e il retrogusto di redbull dell’Eurospin. Il gin tonic è semplice ed efficace, due ingredienti come i due colori della maglia, difficile sbagliarsi. L’importante è ricordarsi che non è necessario avere letteralmente della benzina in corpo per correre. Anche lo spettacolo ne beneficia se, invece del Bosfor, si preferisce un Monkey47 come gin.

Milan – Bloody Mary. Uno dei grandi classici, un must del campionato. Prende il nome da Maria I Tudor o Maria la sanguinaria, conosciuta per aver fatto fuori molti dei suoi stessi sudditi. Una brutta storia, che però non rovina la certezza del risultato.

Bari – Margarita. Con tutto quel sale sul bordo del bicchiere, è inevitabile che il pensiero corra alle estati a Polignano a Mare. Forse non è uno di quei cocktail di cui faresti un secondo giro senza fare una piega, ma si porta a casa il risultato.

Roma – Old fashioned. Dai tempi di Giulio Cesare, Roma è un grande classico che non passa mai di moda. Agli occhi del mondo è sempre una scelta raffinata e vincente, anche se ogni tanto capita di adagiarsi sugli allori. Un po’ come l’old fashioned, uno dei cocktail più antichi degli Stati Uniti, che spesso si lascia cullare dalla sua decadenza e si fa preferire degli abomini del gusto che portano il nome di vodka redbull.

Sassuolo – Mojito. Con il rum bianco e il verde della menta, il mojito è uno di quei cocktail che anche se si prende la sua pestata all’inizio, alla fine fa sempre la sua figura.

Florentia – Moscow Mule. Servito in quei bicchieri di rame che fanno molto vintage medioevale, quando non si cucinava nelle pentole antiaderenti ma nei paioli, la birra allo zenzero ti lascia quell’amarognolo in bocca che sul momento ti lascia un attimo perplesso, ma al quale poi abituarsi è un attimo.

Napoli – Angelo Azzurro. La sua provenienza è piuttosto oscura. Secondo la versione più accreditata, questo cocktail è una rivisitazione del Blue Lagoon, ma con meno squali e un tocco di “jamm bell” in più. Con i suoi 35° è il cocktail più esuberante sul mercato. Noto quasi solamente in Italia, ha bisogno ancora di tempo per farsi conoscere ed apprezzare.

Giulia Beghini
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GRAFICHE: Chiara Bottoni