La maggior parte dei club della Women’s Super League è favorevole a una divisione gestita in maniera indipendente dalla Premier League.

Come riportato da The Guardian, a febbraio i club della Premier League avevano discusso di uno studio di fattibilità su una possibile acquisizione della WSL dalla Football Association, ma la decisione è stata rimandata di un anno.

Nonostante gli enormi vantaggi finanziari, però, la maggior parte dei 12 club della WSL temono che il campionato femminile passi in secondo piano rispetto alla Premier League.

Il timore è che l’attenzione sarebbe concentrata tutta sulla commercializzazione senza investimenti e lavori più ampi, come la crescita di allenatori e calciatrici e lo sviluppo di percorsi di doppia carriera.

Questo ha portato i club femminili a preferire una leadership indipendente, che può adottare un approccio maggiormente rivolto alla crescita del calcio femminile e alla sua sostenibilità. Una lega indipendente, infatti, sarebbe in grado di prendere decisioni esclusivamente nell’interesse del calcio femminile.

Lo scorso luglio la FA ha dichiarato di “sostenere la Premier League in un progetto per esplorare la fattibilità a lungo termine della gestione da parte della Premier League della Women’s Super League. Questo è solo un progetto puramente esplorativo e basato su un calendario a lungo termine”.

Consegnare il calcio femminile a un “custode” adatto è stato un obiettivo a lungo termine della FA, ma lo farà solo una volta che la lega femminile avrà raggiunto un punto di sostenibilità e il suo valore sarà ben consolidato.

Qualsiasi decisione relativa a un’acquisizione e gestione del calcio femminile spetterà al nuovo consiglio della Women’s Super League e della Championship, composto dai rappresentanti di 6 squadre (Arsenal, Chelsea, Manchester City, Tottenham, Aston Villa e Durham), 3 rappresentanti della FA (l’amministratore delegato Mark Bullingham, il direttore del calcio femminile Sue Campbell e la presidente del consiglio femminile della FA Sue Hough) e 3 membri indipendenti.

Martina Pozzoli

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