Il capitano della Nazionale italiana e della Juventus Sara Gama è stata ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo su La7.

Tanti i temi trattati dalla calciatrice ma con particolare attenzione al momento che sta vivendo il calcio femminile italiano.

Sulla ripresa del campionato Sara Gama ha detto: “C’è una scala di priorità e il calcio maschile porta più soldi. Anche in questo c’è una scala di priorità. Di noi si sta discutendo adesso. La Serie A femminile è stato deciso di non chiuderla, ma si è deciso di mandarci avanti proprio come i professionisti. Tutt’oggi stiamo largamente discutendo, dobbiamo valutare tutto quanto. Siamo in una posizione particolare. Riprendere può essere un’opportunità, non va fatto a tutti i costi, siamo a disposizione qualora ci fossero le condizioni come un protocollo ad hoc. È stato redatto un protocollo ad hoc ma ci sono anche condizioni di tesseramento, di tutele, di rimborso spese”.

Non fermare la Serie A femminile può essere una grande opportunità per il movimento italiano e lo puntualizza anche l’azzurra: “Stiamo discutendo, le giocatrici non sono deputate a decidere se scendere in campo o no ma possiamo dare visibilità ad uno sport che stavamo appena lanciando”

Uno dei temi più cari a Sara Gama è sicuramente quello del professionismo. La giocatrice è anche consigliare in quota Associazione Italiana Calciatori e da tempo si batte per veder riconosciuto lo status di atleta professionista: “Ci vuole il professionismo perché c’è bisogno di tutele legate. Noi non abbiamo un contratto, ma abbiamo accordi economici per rimborsi spesa. No non avremo una pensione e non abbiamo tutele assicurative al momento. C’è da dire che veniamo trattate da professionismo dunque c’è da fare lo step. Non si tratta solo dello status”.

In merito al lockdown e al virus che ha sconvolto la vita di moltissime persone in tutto il mondo, Gama ha espresso il suo pensiero: “La mia linea è quella che la prudenza non è mai troppa. Dobbiamo stare attenti, usciamo, possiamo far tante cose ma è giusto farle nel rispetto del fatto che abbiamo dovuto piangere tante persone. Dobbiamo rispetto alla vita e a chi non ce l’ha fatta”

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