Chloe Logarzo, calciatrice della Nazionale australiana e del Bristol City, ha rilasciato un’intervista esclusiva a L Football.

Quella di Chloe Logarzo è una di quelle storie che vale la pena raccontare. Un talento precoce per il calcio, un amore per questo sport che la porta ad esordire a 15 anni con il Sydney FC. A 18 anni arriva la chiamata in Nazionale maggiore. Il tutto fa presagire una fantastica carriera ma Chloe inizia ad allontanarsi dal calcio. Il divertimento con gli amici, le serate, prendono il sopravvento.

Lascia l’Australia e vola negli Stati Uniti, disputa una grande stagione nei Colorado Pride (club semi-professionistico) e l’anno successivo il ritorno al Sydney. Ma è una stagione disastrosa per lei.

Molla il calcio e decide di partire con la sua compagna di allora, per girare il mondo, arriva anche in Italia ed è proprio nel nostro paese che si rende conto che il football è la sua vita e che sta buttando via tutto.

A 20 anni arriva la chiamata del Newcastle Jets, lavora duro e da lì riparte la sua scalata per tornare al top del calcio mondiale. Ci riuscirà! Troverà sul suo cammino allenatori che la spingono a dare tutto per il calcio e dopo aver giocato in Svezia, Norvegia, torna a al Sydney FC dove tutto ebbe inizio.

Si riprende anche una maglia da titolare con la Nazionale. Oggi Chloe Logarzo è cresciuta, ha maturato esperienze, come se avesse vissuto due vite, ed è un punto di riferimento del calcio femminile australiano. È fonte di ispirazione per bambine e ragazzine che sognano di diventare come lei.

Abbiamo avuto il piacere di conoscerla e parlare con lei. Tiene molto alle sue origini italiane e nutre un grande amore per il nostro Paese e il nostro calcio.

Chloe, come hai trascorso il periodo di emergenza dovuto al Covid19

Bene, per fortuna mi ha raggiunto la mia compagna e siamo state insieme durante il lockdown. Da poco sono tornata a Sydney per le vacanze in attesa poi di ripartire con la preseason.

Pensi che tutto questo potrà incidere sulla crescita e lo sviluppo del calcio femminile?

Penso che abbia frenato la crescita di qualsiasi sport, ma sono convinta che una volta che tornerà tutto come prima ci divertiremo di più, proprio perché siamo stati privati delle cose che amiamo di più in questi ultimi mesi.

Come tante tue compagne di squadra in Nazionale hai scelto l’Europa? Come mai?

Cercavo un campionato e una squadra dove poter giocare a lungo e avere anche un periodo di riposo. Negli ultimi 4 anni ho giocato senza sosta e questo ha avuto ripercussioni sul mio fisico. Ho scelto l’Inghilterra perché mi offre tutto ciò di cui ho bisogno per la mia carriera.

Quali sono state le tue prime impressioni sulla FA Women’s Super League?

Ho giocato solo una partita ma penso che il livello sia molto alto. Tutte le calciatrici vogliono dimostrare di essere le migliori ed è dura

È vero che hai preso in considerazione anche l’idea di giocare in Italia?

Sì, è vero. Sono italiana e mi piacerebbe giocare un giorno in Italia. Penso che renderebbe mia nonna molto orgogliosa.

Segui la Serie A? Cosa ti piace del nostro campionato?

La cosa che ho sempre amato della nostra cultura è l’amore per il calcio e questo mi ha ispirato sin da bambina a giocare. Ho seguito i Mondiali del 2006 con tutta la mia famiglia e la passione per quel trionfo mi ha fatto venire voglia di diventare una calciatrice professionista.

La tua carriera ha avuto degli alti e bassi. Dopo essere arrivata giovanissima in Nazionale e a vestire la maglia del Sydney FC, c’è stato un momento in cui hai mollato tutto arrivando a toccare il fondo. Con grande forza sei riuscita a tornare più forte di prima. Ci racconti la tua esperienza?

Nel periodo in cui avevo abbandonato il calcio ho viaggiato tanto, in giro per il mondo. Filippine, Thailandia, Grecia, Croazia, Malta e ovviamente Italia. Proprio in Italia mi sono resa conto che dovevo tornare a giocare e che non dovevo assolutamente perdere questa opportunità. Il calcio mi ha tolto tanto, soprattutto durante l’infanzia, come il fatto di non aver avuto amici al di fuori del calcio. Ma mentre ero in viaggio mi sono resa conto che avevo dato il calcio per scontato ma in realtà mi aveva dato una vita migliore. Viaggiare e fare qualcosa che ami non capita spesso e il calcio è stata la mia vocazione.

Hai reso pubblica la tua omosessualità quando eri molto giovane. Qui in Italia l’argomento è ancora un tabu e molte calciatrici hanno timore nel fare coming out. Cosa ti senti di dire loro?

In questo la mia famiglia mi ha sempre amato e sono fortunata ad avere una famiglia che mi sostiene e vede che sono felice.
Sono una brava persona cerco di aiutare gli altri e ispirare le nuove generazioni, l’ultima cosa su cui qualcuno dovrebbe mai giudicarmi è la mia sessualità. Io la penso così.

Mi piacerebbe che tu parlassi a quei genitori che allontanano le ragazzine dal calcio per timori che possa condizionare la loro sessualità.

Penso sia una cosa ridicola. Io ho sempre giocato a calcio per puro amore di questo sport.

In passato hai parlato dell’importanza di un aiuto psicologico professionale. Pensi che si dovrebbe parlare di più della salute mentale, oltre che di quella fisica, quando si tratta di calcio e sport in generale?

Io penso che le persone sottovalutano il potere della mente e quando sei ai massimi livelli tutto diventa importante. Il tuo corpo può fare cose incredibili quando è nella giusta forma mentale.

Cambiamo argomento e torniamo al calcio giocato. Ai Mondiali in Francia la vostra corsa è stata condizionata dal risultato con l’Italia. Avete sottovalutato le Azzurre?

Assolutamente no. Non sottovalutiamo mai una squadra che partecipa a un torneo come la Coppa del Mondo, ma c’è da dire che abbiamo sofferto il cambio di allenatore. Abbiamo avuto Ante solo per alcuni mesi e certi meccanismi non erano ben oliati. Abbiamo impiegato più del solito, sia staff che giocatrici nel capire certe cose.

Quale tra le calciatrici italiane ti ha impressionato di più al Mondiale?

Cristiana Girelli gioca molto bene.

Nel 2023 l’Australia, insieme alla Nuova Zelanda potrebbe ospitare la Coppa del Mondo, può essere l’anno giusto per le Matildas?

Ci spero molto perché potrebbe cambiare il calcio femminile in Australia e già questo potrebbe essere una grande vittoria.

Sempre più sponsor si avvicinano al calcio femminile. Come va la tua partnership con Under Armour?

Mi seguono molto bene ad essere sincera e con loro è come una famiglia e per questo sono molto soddisfatta.

Per concludere facciamo un patto. Se l’Australia ottiene i Mondiali del 2023, ci concedi un’altra intervista? Ah dimenticavo, se vieni di nuovo in Italia, avvisaci, ti offriamo una cena. Grazie mille per la tua disponibilità.

[Ride] Al mille per mille terrò fede a questo patto. Grazie a voi.

Giuseppe Berardi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ringraziamo Chloe Logarzo per la gentile concessione delle foto

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