Etimologia e significato del termine usato da Gravina per descrivere il destino della Serie A Femminile.

Durante il vertice tra il ministro dello sport Vincenzo Spadafora e il presidente della FIGC Gabriele Gravina e le tutte le altre componenti del calcio italiano, sono stati approvati i protocolli sanitari e definite le date per la ripartenza della Serie A maschile. Il presidente della Federazione si dice felice e soddisfatto e dichiara: “Il nostro è un progetto di grande responsabilità perché investe tutto il mondo professionistico di Serie A, B, C e, auspicabilmente, anche la Serie A Femminile“.

Con queste parole, pronunciate per la prima volta dopo mesi di conference call e vertici d’emergenza, Gravina apre le porte a interrogativi che rischiano quasi di sconfinare nella metafisica. Esiste anche la Serie A Femminile? In che modo la presenza dell’aggettivo femminile ha influito sulla sua non esistenza a livello istituzionale durante tutto il lockdown? Ma soprattutto, cosa vuol dire auspicabilmente?

Secondo la definizione che ne dà la Treccani, il verbo di radice latina auspicare significa pronosticare, trarre gli auspìci, con riferimento agli àuspici romani.

Per auspicio si intende infatti il rito sacro con il quale un sacerdote, chiamato àuspice, intuiva il parere delle divinità rispetto a certe tematiche in base all’osservazione di eventi naturali. Ben prima infatti che la giunta Raggi restituisse ai gabbiani il ruolo di custodi della Capitale, l’interpretazione del volo degli uccelli era versione più in voga di questo rituale. L’auspice armato di un bastone stabiliva la porzione di cielo che avrebbe osservato.

A questo punto uccelli, fulmini, ciabatte, meteoriti o qualsiasi cosa che sarebbe volata in quel quadrato di cielo da sinistra sarebbe stata di buon auspicio. Con grande soddisfazione di Marx e compagni, qualsiasi cosa proveniente da destra avrebbe indicato invece sciagure sicure.  

Nonostante in italiano il termine abbia un significato aulico, le lobby dei giavellotti e delle cotte di maglia già nel periodo della Roma repubblicana avevano fatto prendere a questa sacra pratica una classica piega “all’italiana”.

Soprattutto in caso di guerra infatti, quando le circostanze non permettevano di passare intere giornate a fare birdwatching, i sacerdoti ripiegavano su una versione prêt-à-porter del rituale religioso. Con la stessa devozione con cui al Mc Donald’s i Chicken MC Nuggets vengono liberati nelle friggitrici, nell’antica Roma i sacerdoti erano pagati per liberare da apposite gabbie dei polli sacri, obbligandoli a seguire la direzione indicata dal Dio denaro.

Ricapitolando, dopo giorni di discussioni, sono stati definiti i calendari di serie A e B maschili. Il massimo campionato di calcio femminile invece, con quasi la metà di squadre e giornate da recuperare rispetto alla maschile, deve ancora una volta affidarsi alla bontà delle divinità, risvolto ironico per uno sport che viene spesso definito “senza santi in paradiso”.

Quindi non rimane che aspettare il Consiglio Federale del 4 giugno in cui, auspicabilmente, Gravina traccerà un quadrato nel cielo, mentre alla sua destra si aprirà la stagione della caccia al pollo sacro.

Giulia Beghini
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