La Nazionale USA ha presentato ricorso contro la decisione del tribunale distrettuale di respingere la loro richiesta di parità retributiva con la controparte maschile.

Nei primi giorni di maggio il giudice Gary Klausner aveva stabilito che il caso di retribuzione non dovesse andare a processo, in quanto la nazionale femminile è stata pagata di più su base cumulativa e media per partita rispetto alla nazionale maschile.

Per quanto riguarda la questione del trattamento ingiusto in merito a viaggi, alloggio e, allenamenti e supporto medico il processo è fissato per il 16 giugno.

La portavoce della USWNT Molly Levinson ha dichiarato che la squadra è rimasta “scioccata” dalla decisione.

Le giocatrici avevano affidato ai social la propria reazione. “Non smetteremo mai di lottare per l’eguaglianza” aveva scritto Megan Rapinoe in un tweet, mentre Alex Morgan aveva detto che il “deludente” sviluppo della questione non le avrebbe “scoraggiate nella nostra lotta per l’eguaglianza”.

“Equal pay significa pagare le calciatrici per una vittoria con la stessa tariffa con cui vengono pagati gli uomini quando vincono” ha scritto Levinson su Twitter “L’argomentazione secondo cui le donne sono pagate abbastanza se si avvicinano allo stesso importo degli uomini mentre vincono più del doppio delle volte non è equal pay”.

“L’argomentazione secondo cui il congedo di maternità è una sorta di sostituto del pagamento alle calciatrici della stessa percentuale di vincita degli uomini non è valida, né equa, né eguale” prosegue la portavoce “L’argomentazione secondo cui le donne hanno rinunciato al diritto alla parità di retribuzione accettando il miglior accordo di contrattazione collettiva possibile… in risposta al rifiuto della federazione di mettere sul tavolo la parità di retribuzione non è una ragione legittima per continuare a discriminare”.

Come fatto sapere attraverso le parole di Levinson, la USWNT ha deciso di presentare “una mozione per consentirci di presentare immediatamente ricorso contro la decisione del tribunale distrettuale in modo che il Ninth Circuit possa rivedere queste affermazioni”.

Martina Pozzoli