Il mercato delle sponsorizzazioni legato al calcio femminile è in forte crescita

Da sempre tutto ciò che ruota attorno alle sponsorizzazioni permette un significativo aumento delle entrate e della visibilità per atleti, club ma anche per le competizioni nazionali ed internazionali. Lo sponsor non deve esser visto solo in termini di guadagno ma soprattutto come aumento di interesse e associazione verso il gioco del calcio.

Il report di FIFPRO analizza il tema delle sponsorizzazioni sotto tre aspetti: il valore, la durata ed il bundling ovvero l’accorpamento.

VALORE

Il quadro che si è venuto a delineare grazie a questo studio è che il calcio femminile è nelle prime fasi della professionalizzazione e nell’ultimo periodo ha guadagnato maggior visibilità e popolarità.

Questi due elementi hanno permesso agli sponsor di sfruttare il capitale economico e sociale delle giocatrici ed i valori positivi che vengono riflessi nel gioco stesso.

Con una raccolta di dati anonimi FIFPRO ha analizzato come annualmente il valore delle sponsorizzazioni non supera la somma pari ad un milione di euro.

Nonostante le cifre non siano da capogiro se il paragone viene effettuato con il calcio maschile ciò che, perlomeno ora conforta, è che l’investimento minore è dato semplicemente da considerazioni differenti che il mercato fa in ambito maschile e femminile.

Entrare nella fetta di mercato relativa al calcio femminile è sicuramente più accessibile rispetto al calcio maschile, e questo è un elemento fondamentale ed incentivante per tutti quegli sponsor che non hanno le risorse finanziare per approcciare il mondo maschile.

Altro elemento da sottolineare è la vicinanza degli sponsor alle giocatrici, al fine di sfruttare al meglio l’immagine che hanno nei confronti della società e dei consumatori.

Mastercard e Visa hanno lanciato campagne di “brand ambassador” con giocatrici del calibro di Kadeisha Buchanan, Saki Kumagai, Wendie Renard, Sam Kerr, Pernille Harder e Ada Hegerberg, la prima vincitrice del Pallone d’Oro femminile.

DURATA

Se l’analisi relativa al valore ha messo in evidenza ancora grandi differenze fra il calcio maschile e quello femminile, i dati raccolti invece sulla durata delle sponsorizzazioni ha riscontrato grandi somiglianze.

Nel calcio femminile una delle forme più preziose di sponsorizzazioni è quella dedicata alle competizioni, gli accordi ad esse relative hanno solitamente durata di tre stagioni. Esempio è la sponsorizzazione da parte di Barclays in Inghilterra a partire dalla stagione 2019/2020.

Cifre e tempi tendono a divenire più lunghi quando parliamo di mera sponsorizzazione tecnica: l’analisi dei maggiori campionati europei ha portato alla luce una durata media di cinque anni e mezzo per la fornitura di kit sportivi e di quattro anni e mezzo per le sponsorizzazioni di maglia.

Differente è l’approccio fra le tempistiche di sponsorizzazione a leghe e federazioni che tende a basarsi su accordi più lunghi e meno fugaci rispetto agli accordi con le società calcistiche, in un’ottica di maggiore stabilità e sicurezza.

BUNDLING

Il termine bundling viene tradotto come accorpamento o raggruppamento.

Come espresso da più parti coinvolte nell’indagine di FIFPRO, risulta difficile stimare il valore dei diritti commerciali di club e competizioni femminili perché sono spesso venduti come parte di un accordo che si concentra principalmente sulle squadre maschili.

Purtroppo, fin quando questi diritti saranno appunto “accorpati” è impossibile definire precisamente un vero valore di mercato.

Il bundling è facilmente interpretabile come un’arma a doppio taglio: se da un lato i vantaggi di un’unione con la squadra maschile non possono essere nascosti sicuramente l’indipendenza del calcio femminile viene ostacolata.

Solo il 30% delle federazioni ha dichiarato di avere sponsor esclusivi per la squadra nazionale femminile.

Un ulteriore approfondimento mostra come in alcuni paesi, tra cui Svezia e Stati Uniti, la maggior parte delle squadre femminili non sia affiliata ad una maschile e sia dunque totalmente indipendente.

Esempio opposto è quello inglese, dove invece tutte le squadre femminili fanno parte del progetto maschile. Nella FA Women’s Super League sono il 34% delle società ha uno sponsor condiviso con la squadra maschile, mentre il restante 66% hanno sponsorizzazioni differenti.

Un ulteriore passo in avanti potrebbe esser fatto contrassegnando, stimando e tracciando il valore del mercato legato al femminile, seppur in molti casi imprescindibile da quello maschile.

Prendendo come esempio il mondo delle sponsorizzazioni all’interno della Coppa del Mondo femminile 2019, in Francia e di quella maschile 2018, in Russia le differenze continuano ad essere sostanziali.

La struttura attuale mantiene un collegamento forte fra mondo maschile e mondo femminile. Gli sponsor principali per ambedue le competizioni sono i sei partner della FIFA – Adidas, Coca Cola, Hyundai, Visa, Qatar Airways e Wanda Group.

Se dunque su questo primo livello i due tornei tendono ad equivalersi analizzando invece il resto della piramide della sponsorizzazione è molto diverso.

Mentre la Coppa del Mondo FIFA maschile si struttura su una piramide a tre livelli che vede affiancarsi gli sponsor del torneo a quelli regionali ed ai sei partner FIFA, quella femminile ha attualmente solo i partner nazionali oltre a quelli FIFA.

Il valore stimato dei sei sponsor FIFA si aggira attorno agli 11,75 milioni.

Probabili svolte da questo punto di vista potrebbero essere presentate già nel prossimo biennio, dove ci si avvicina sempre più alla decisione di elaborare una strategia simile fra maschile e femminile, in modo tale da aumentare gli introiti da parte degli stakeholders.

In conclusione, dunque l’interesse commerciale nei confronti del calcio femminile è crescente, l’appeal verso i tifosi è potenzialmente incredibile e soprattutto è in aumento la sponsorizzazione da parte di partner di alto profilo.

Il fatto che il mondo maschile sia ormai un ambiente quasi saturo permette al calcio femminile di entrare di diritto quale investimento alternativo. Anche in virtù del fatto che in un’analisi costi-ricavi, l’esborso sarebbe minimo ed il guadagno percentualmente molto alto.

Federica Iannucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA

 
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *