Io da piccola, a scuola, quasi mi rifiutavo di leggere. Accanto alle frasi c’erano sempre dei disegni ed io guardavo quelli. C’era un piatto con tre mele? Per me la frase diventava “Nel piatto ci sono tre mele” ma magari era qualcosa tipo “La mamma ha comprato tre mele”. Le lettere non le guardavo neanche, massimo risultato con il minimo sforzo. Non ho mai capito se la mia mente fosse più veloce delle mie facoltà fisiche o se fossi solo un po’ pigra. Forse entrambe le cose.

Quando iniziammo a leggere brevi storie perdevo più tempo a pensare a cosa sarebbe successo se uno dei personaggi avesse agito in un altro modo che a concentrarmi sul libro, finivo così a reinventare storie di sana pianta piene di errori ortografici, o fiori come li chiamava la mia maestra per via dell’inchiostro rosso con cui li evidenziava sulla pagina.

Ho scoperto poi, negli anni, che qualcuno aveva messo nero su bianco questo mio atteggiamento innocente di bambina:

“Non si meravigli se mi vede sempre vagare con gli occhi. In effetti questo è il mio modo di leggere, ed è solo così che la lettura mi riesce fruttuosa. Se un libro m’interessa veramente, non riesco a seguirlo per più di poche righe senza che la mia mente, captato un pensiero che il testo le propone, o un sentimento, o un interrogativo, o un’immagine, non parta per la tangente e rimbalzi di pensiero in pensiero, d’immagine in immagine, in un itinerario di ragionamenti e fantasie che sento il bisogno di percorrere fino in fondo, allontanandomi dal libro fino a perderlo di vista.’’

Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino.


“Un romanzo sul piacere di leggere romanzi: protagonista il lettore’’ è lui stesso a definirlo così, una guida, una Bibbia profana per rendersi conto del resto, per farmi dimenticare l’anarchia. Trovavo noioso dover seguire qualcosa di prestabilito, non potevo decidere nulla, né il colore dei capelli del protagonista, né le condizioni atmosferiche, niente di niente. Non avevo però ancora capito che non era leggere che non mi piaceva, avevo solo un modo diverso di farlo.

Ho imparato che in qualsiasi modo e in qualsiasi lingua leggere è scoprirsi parte di qualcosa:

“Questo è quello che io cerco nei libri quando li apro, il pezzetto che è stato scritto per me che mi spiega qualcosa di me. Qualcosa che possedevo già sotto la pelle, ma che non sapevo dire”.

Erri De Luca

Non è straordinario aver potuto esprimere il mio pensiero con le parole di un altro? Poterlo fare ci fa sentire simili, vicini, in gioco allo stesso modo, sullo stesso campo come una vera squadra. D’altronde il calcio e i libri non sono così diversi. Entrambi hanno bisogno di essere costruiti, mattone dopo mattone, frase dopo frase, parola dopo parola. Secondo Pier Paolo Pasolini il calcio altro non è che un linguaggio, un sistema di segni. Così come le parole si formano mediante l’infinita combinazione di fonemi, le “parole calcistiche” prendono forma dalla combinazione di ”podemi”, unità minime della lingua del pallone. La varietà interminabile di combinazioni nell’elementare utilizzo dell’alfabeto si esprime nel calcio nelle possibilità illimitate di passaggi della palla tra giocatore e giocatore.

Un tiki taka antelitteram, “oltrelitteram”, d’altre fattezze quindi che ha spinto la FIGC a cercare un’allenatrice d’eccezione per la sua squadra di lettura, letteralmente un club del libro affidato agli occhi esperti di Chiara Gamberale.

“Libri in gioco”, questo il nome scelto per il progetto promosso dalla Divisione Calcio Femminile in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura e il Salone Internazionale del Libro di Torino.

Entra in campo la squadra della lettura”, l’esortazione che accompagna l’iniziativa. Dodici le ragazze convocate, una per ogni squadra di Serie A, con lo scopo di promuovere la lettura e avvicinare quante più persone possibili ai libri.

Chi può parlare d’amore se non loro che per diventare quello che sono hanno affrontato sacrifici in nome della passione per la loro disciplina?

C’è da dire però che una squadra non è fatta solo da chi va in campo, una squadra vera è formata da tante persone per questo tutti siamo chiamati ad indossare la maglia della della lettura. Quando si può iniziare? Ci sono limiti di età? La coach risponderebbe: “Fra l’infanzia e il troppo tardi: là in mezzo c’è adesso”.

“Io non leggo mai, non leggo libri, cose… pecché che comincio a leggere mo’ ca so’ grande? Che i libri so’ milioni, milioni, non li raggiungo mai, avete capito? pecché io so’ uno a leggere, loro so’ milioni a scrivere, cioè un milione di persone e io uno mentre ne leggo uno… ” recitava Massimo Troisi ed è per ovviare a questo che noi facciamo squadra.

Sui canali della FIGC ogni giorno un video delle protagoniste, tanti spunti di riflessione e tante idee. C’è un calcio che si può giocare a distanza, fisica e non sociale. E noi abbiamo deciso di farlo.

Buona lettura.

Marialaura Scatena
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