Laura Giuliani, numero 1 della Juventus Women e della Nazionale di calcio ha ripercorso alcuni momenti della sua carriera in una diretta Instagram insieme a Jack Sintini, organizzata da Randstad.

Il numero 1 della Juventus e della Nazionale italiana esordisce dicendo: Ho iniziato a giocare a calcio con i miei compagni, a sette anni. Il calcio mi divertiva, quando poi ho visto che avevo davvero voglia di giocare ho chiesto a mio papà di farmi fare un provino al campo del mio paese, Novate Milanese. Lui ha subito accettato, quando sono arrivata al provino con i piedi non ero brava ma mi piaceva buttarmi quindi mi hanno messa in porta.”

Anche se ora è un grandissimo portiere, Laura Giuliani racconta che ha affrontato parecchie difficoltà dicendo: Anche se non ero professionista e non lo sono mai stata mi sono sempre comportata come se il calcio fosse il mio lavoro. Il fatto che a volte dovessi saltare la scuola non mi rendeva ben vista dai miei compagni. Sembravo la favorita, ma non era facile tornare a scuola e dover recuperare tutto. La differenza grande tra me e i miei compagni io l’ho vista nel non poter uscire alla sera, io non facevo parte di quel mondo e anche volendo non ne avrei avuto il tempo. Rifarei tutto, però ai tempi mi aveva anche creato dei problemi essere una sportiva.”

“Il periodo all’estero credo sia stato l’inizio della mia crescita sia a livello personale che a livello calcistico. Trovarsi a 19 anni a 950 chilometri da casa, ti fa ritrovare catapultato in un’altra dimensione. Sotto un certo aspetto essendo giovane la vedi come una boccata d’aria, di libertà. Dall’altro lato però quando incontri i primi problemi ti accorgi di quanto ti manca ciò che hai lasciato. La cosa bella però è che ti cali in un contesto nuovo, questo però ti porta ad un bivio: andare avanti ed integrarti oppure tornare indietro. Però per andare indietro c’è sempre tempo, i familiari ti aspettano sempre. Andando avanti invece prendi tante batoste, ma in cambio ricevi un bagaglio che ti cresce moltissimo.” racconta Laura.

Laura porta sulla schiena un numero pesante in una grande società e infatti dice: Vestire la maglia della Juventus significa vestire una maglia storica, l’hanno vestita i migliori portieri italiani. A livello di tradizione la Juve è stata la società che ha portato più portieri in Nazionale. Sono sempre orgogliosa di indossare sia la maglia bianconera che quella azzurra. La maglia dell’Italia è un premio che ottieni se nel tuo club fai bene. La Juve è un club ambizioso, si deve sempre vincere ma è un’identità, lo respiri nell’aria dal momento in cui entri nel centro sportivo, è una cultura che sta proprio nel club.”

Il ruolo di Giuliani non è semplice e lei spiega: Il portiere è un ruolo solitario anche se è parte della difesa e del gruppo. Penso sia uno dei ruoli più in evoluzione, dobbiamo sempre essere pronti ai cambiamenti. Essere soli però presuppone che al momento dell’errore nessuno ti può aiutare e sopratutto essendo sola devi comunque metterti a disposizione della squadra, io lo faccio dando fiducia alle mie compagne. Io cerco sempre di spronarle, di dare una mano con la voce. La comunicazione è la base del nostro ruolo, una buona comunicazione può evitarti una parata pericolosa. Diventa importante questa fiducia reciproca.”

Essendo un ruolo solitario è importante la psicologia di affrontare errori che a volte possono anche costare cari: “L’errore fa parte del nostro ruolo ma anche della vita. Il nostro direttore ci dice sempre che quando un bambino sbaglia lo fa cento volte prima di trovare il modo giusto. Essendo un bambino nessuno gli dice che ha sbagliato. Quando diventi grande vieni giudicato però per il tuo errore, l’essere giudicati è parte del nostro ruolo. Bisogna accettare l’errore ed accantonarlo immediatamente. A mente fredda bisogna andare a vederlo e capirlo. L’errore è un motivo di crescita, di miglioramento. La palla più importante è sempre la prossima e io mi concentro su questo.”

Ora Laura è un grandissimo portiere, ma racconta: Mi viene in mente l’errore che ho fatto all’europeo del 2017 nella partita contro la Germania, arriva un cross io esco, la palla mi scivola e la Germania fa gol, 1 a 0 per loro. Quella però è stata poi una delle mie più belle partite, ringrazio ancora il mio preparatore del Como per quella frase (la palla più importante è sempre la prossima ndr).”

Nel periodo attuale gli allenamenti sono complicati e infatti racconta: In questo momento l’automotivazione è fondamentale, ma lo è sempre. Ci porta sempre a darci degli obiettivi e a migliorarci. Bisogna sempre porsi obiettivi costanti e raggiungibili. Se è raggiungibile avrai una crescita costante, se non viene raggiunto diventa frustrazione. Io in questo momento cerco sempre di essere positiva ed ottimista. Ogni giorno organizzo la mia giornata sulla base dell’allenamento che voglio fare e poi ci aggiungo un’attività nuova che di solito non ho la possibilità di fare.”

Infine conclude raccontando l’episodio del rigore parato all’esordio Mondiale contro l’Australia: Parare il rigore a Sam Kerr è stato incredibile, anche se ho parato il rigore e poi ho preso gol. Parare un rigore all’esordio e davanti ad un pubblico così non capita tutti i giorni. Avevamo già studiato in allenamento la possibilità di un rigore, avevo un’idea di dove avrebbe tirato. Oggi le tecnologie ci aiutano molto.”

Miriana Cardinale
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