Nei giorni scorsi il presidente statunitense Donald Trump ha invitato i presidenti delle maggiori leghe sportive statunitensi ad una conference call.

Erano presenti i numeri 1 di MLS (calcio maschile), NFL (football americano), NHL (hockey sul ghiaccio), MLB (baseball). Ma anche WWE (wrestling), PGA Tour (golf maschile), NBA (basket maschile), UFC (arti marziali miste), NASCAR e IndyCar (campionati automobilistici), Breeders’ Cup (corse di cavalli), LPGA (golf femminile) e WNBA (basket femminile).

In pratica tutte le principali leghe ad eccezione della NWSL.

Lisa Baird, commissioner della NWSL, ha dichiarato: “In qualità di leader negli sport professionistici femminili, la NWSL accoglierebbe con favore la possibilità di partecipare a eventuali discussioni future tra i principali campionati sportivi degli Stati Uniti e la Casa Bianca”.

Il rapporto fra Trump e il calcio femminile non è esattamente idilliaco. La scorsa estate la faida tra il presidente americano e la nazionale femminile raggiunse il suo apice con il litigio su Twitter tra Megan Rapinoe e il presidente Trump. Il tutto iniziò quando Rapinoe disse che anche in caso di vittoria del mondiale non sarebbe andata alla Casa Bianca.

All’interno della conferenza Trump ha espresso anche la speranza che i tifosi possano tornare negli stadi tra agosto e settembre. Vista l’assenza della NWSL, Allie Long, centrocampista statunitense e campionessa del mondo con la nazionale, ha cercato di sdrammatizzare con un post su Twitter. “Ciao Donald Trump, c’è anche un campionato professionistico femminile di calcio in America o semplicemente i tifosi sono autorizzati ad assistere alle partite più presto”.

Martina Pozzoli