A poco meno di un mese dal processo in programma a maggio, Carli Lloyd ha parlato delle argomentazioni sessiste utilizzate dalla federazione statunitense nelle dichiarazioni giudiziarie il mese scorso.

In quelle dichiarazioni la US Soccer sosteneva che la nazionale femminile non meritava gli stessi compensi di quella maschile perché le donne non sono veloci o forti quanto gli uomini e hanno meno responsabilità.

Tali parole provocarono l’indignazione non solo delle stesse calciatrici e dei tifosi, ma anche degli sponsor della US Women’s National Team, e portarono alle dimissioni del presidente della US Soccer Carlos Cordeiro.

In dei documenti del tribunale rilasciati a febbraio è contenuto uno scambio in cui un avvocato aveva chiesto a Lloyd se ritenesse che la nazionale femminile potesse essere competitiva contro quella maschile.

Lloyd rispose: “Non lo so. Dobbiamo risolverla con la forza per vedere chi vince e poi veniamo pagate di più?”.

L’attaccante americana ha voluto spiegare la risposta data all’avvocato: “Non ho gli attributi fisici, la velocità e la forza con cui sono nati gli atleti maschi. Nessuna di noi donne li ha”. Ma poi aggiunge: “Ci sono alcune donne incredibilmente abili che giocano a calcio ed è stato deludente ascoltare ripetutamente l’argomentazione secondo cui non siamo abili quanto gli uomini. Quindi ho dovuto trovare alcune osservazioni divertenti solo per mantenere l’umore acceso”.

Quello che si augura Carli Lloyd è un cambio di mentalità: “Nel complesso, abbiamo bisogno che la cultura cambi”.

L’attaccante classe ’82 suggerisce poi dei training camp che coinvolgano nazionale maschile e femminile: “Abbiamo bisogno che tutti si sentano uniti. Vorrei che ci integrassimo di più con la squadra maschile”.

In fondo lo slogan della federazione recita “One Nation, one Team”.

Martina Pozzoli
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