Le atlete della USWNT hanno indossato la maglia a rovescio per protesta: visibili le stelle dei trionfi ma non il logo della federazione

L’odissea della battaglia per la parità portata avanti dalla nazionale USA sembra non finire mai, purtroppo. Ma le nostre impavide eroine continuano a trovare modi per rispondere alle sferzate di alcuni esponenti della Federazione.

Dopo l’ultima uscita infelice con cui la U. S. Soccer Federation ha tentato di far leva su una presunta differenza fra il lavoro svolto dalla squadra maschile e quella femminile,  la USWNT ha escogitato un nuovo e geniale mezzo di protesta: durante il riscaldamento hanno indossato la maglietta al contrario, in modo che restassero visibili solo le quattro stelle e non il simbolo della Federazione. Come a dire: ci sottovalutate, ci discriminate, ci spingete al punto di non riuscire neanche a riconoscerci nella Federazione, ma guardate un po’ qua tutti i mondiali che abbiamo vinto.

Le calciatrici hanno protestato anche con una foto pre-partita del tutto inusuale: anziché le solite 11 titolari, a mettersi in posa sono state tutte le ragazze della squadra, assicurandosi, tra l’altro, che nessuna sorridesse.

Questo gesto di protesta silenziosa ha avuto una risonanza che ha addirittura superato le aspettative. Lo stemma rovesciato con le stelle è diventato un vero e proprio emblema della battaglia che la USWNT sta portando avanti.

Inoltre, ancor prima che la partita in questione terminasse l’azienda BreakingT aveva messo in vendita delle magliette identiche, che sono subito andate a ruba. L’ennesima prova del fatto che, per quanto alcuni tentino di negarlo, la nazionale femminile ha un seguito enorme ed è in grado di generare un vero e proprio movimento – oltre a un effettivo profitto in termini economici.

Degno di nota è anche il fatto che le calciatrici abbiano scelto di utilizzare parte del ricavato (che andrà anche in parte in tasca loro e non solamente nelle tasche di BreakingT) per rispondere all’emergenza coronavirus.

Dal momento che le partite di aprile sono cancellate, l’auspicio è che parte del ricavato delle magliette possa essere utilizzato a sostegno dei lavoratori e degli appaltatori che contavano su quelle partite per il proprio sostentamento.

Martina Cappai