All’inizio di questa pandemia, i signori del calcio si sono riuniti per decidere quali contromisure prendere, spinti dalla preoccupazione di non riuscire a garantire i diritti fondamentali, non tanto degli sportivi, ma della vostra TV. Per il benessere di tutti i 55 pollici sparsi nelle case degli italiani, è stato deciso di sospendere tutti i campionati fino a data da destinarsi.

Per non sovraccaricare LCD e LED durante le torride giornate estive, sono stati di conseguenza spostati gli Europei e le Olimpiadi di quest’estate al 2021. Poco importa se questo significa rimandare quelli femminili all’anno in cui si scoprirà se sia nato prima l’uovo o la gallina.

In questa rosea situazione, il calcio femminile italiano, da sempre abituato ad avere meno diritti di una televisione, continua ad andare avanti senza che gliene freghi un tubo catodico.

In una routine che deve forzatamente adattarsi alle regole imposte dalla quarantena, ogni mattina le calciatrici italiane si svegliano sapendo che dovranno correre più veloce della noia e dei tag alle catene di Sant’Antonio che ora, grazie alla globalizzazione, vengono chiamate challenge.

La mattinata passa tra un pancake proteico e una monoporzione di cheesecake, per poi lasciare spazio alle sessioni di allenamento domestico, le quali prevedono esercizi di palleggio con la carta igienica, tapis roulant high tech creati spargendo lo Svelto sul pavimento della cucina e materiale creato con la benedizione di Giovanni Muciaccia e abbondante colla vinilica.

Con il tramontare del sole, l’ora dell’aperitivo è stata sostituita da un karoke peninsulare che non si vedeva da quando Fiorello aveva 32 anni. Bartoli e Guagni, rispettivamente da Roma e dalle colline fiorentine, dimostrano come Bertolini convochi atlete che di stonata magari hanno la testa, ma non le corde vocali. La sera invece è cullata da una shekerata di patriottismo e nostalgia offerta dai baristi di Sky e Raisport, con tutta l’avventura mondiale delle Azzurre riproposta in prima serata.

La quarantena sta anche facendo emergere in sordina lati spesso non apprezzati di una società sempre distrattamente in movimento. Il calcio femminile si dimostra, ancora una volta, uno sport vissuto da atlete responsabili e disposte a fare anche più del necessario, come dimostrano le numerose raccolte fondi promosse. Da atlete che, non potendo dare spettacolo in campo, decidono di darlo fuori, dimostrando sportività anche nella gestione dei palinsesti delle dirette Instagram. Chi si annoia può così comodamente seguire sia il dj set live dai balconi di Girelli e Rosucci, sia lo straordinario afternoon show di Ilaria Mauro, che ha regalato al pubblico Galli con le treccine, lo sconcerto del cane di Salvai quando ha realizzato di indossare la maglia di Mauro e la quarantena band con Schroffenegger al flauto precotto.

Insomma, che il calcio femminile italiano sia un ambiente con senso civico, inclusivo e spensierato, in cui i diritti della collettività contano di più degli egoismi e delle rivalità. Lo può confermare Doris Bacic, che commenta così la notizia del furto delle auto di Galli e Salvai emerso durante una delle dirette di Ilaria Mauro:

Imparate da chi sa dare il buon esempio: state a casa, che di noia non si muore.

Giulia Beghini
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