Il calcio, l’università, le idee chiare e le ambizioni: basta questo per sintetizzare la vita di Valeria Monterubbiano, calciatrice del Sassuolo.

Il suo amore per il calcio non impiega molto tempo a sbocciare, fin da subito la sua crescita sportiva la vede impegnata nelle file dello Jesina, società marchigiana con cui farà il suo esordio in Serie A.

Poi Atalanta e Sassuolo nel suo curriculum calcistico; il calcio, quella passione che nonostante la lontananza dai suo affetti più cari, le permette di aprire e guardare nel suo cassetto dei sogni, o meglio delle aspirazioni, con grande orgoglio ed il giusto pizzico di razionalità.

Valeria come stai vivendo questo momento di criticità?

Attualmente sono a Reggio con altre compagne di squadra, lontana dalla mia famiglia. E’ un momento critico e sicuramente particolare in cui ai momenti di sconforto e alle tante necessarie restrizioni, che creano inevitabilmente disagio a tutti noi, mi sento di associare un pensiero positivo. Abituati alla frenesia della quotidianità stiamo in qualche modo riscoprendo la bellezza dello stare a casa, tornando ad apprezzare il silenzio in un mondo che ha preso per un attimo una pausa.

Riesci a seguire il programma di allenamento che vi è stato dato dalla società?

La società ci ha fornito un programma da svolgere individualmente e a rotazione ha organizzato delle sedute di allenamento in videochiamata con il preparatore atletico.

Jesina poi Atalanta e quest’anno Sassuolo, raccontaci come hai vissuto questi cambiamenti sia a livello personale che sportivo.

Ho giocato per cinque anni con la Jesina, ottenendo la storica promozione e debuttando in serie A. Due anni fa ho avuto la possibilità di continuare a giocare nella massima serie con l’AtalantaMozzanica per poi approdare al Sassuolo l’anno successivo. Sicuramente la scelta di andare a Mozzanica non è stata facile e forse è stato anche l’anno più duro, trattandosi della prima esperienza calcistica lontana da casa. La prima stagione al Sassuolo non è stata molto fortunata a causa di un brutto infortunio, che mi ha tenuta lontana dal campo per diversi mesi e quest’anno mi è stata data l’opportunità di vestire nuovamente questa maglia. In due anni ho visto una realtà in crescita, che punta molto sul femminile mettendo a disposizione delle atlete molte delle strutture utilizzate anche dalla prima squadra maschile.

Come valuti fino ad ora questa stagione sia dal punto di vista personale che di squadra.

Non mi sento di dare una valutazione ma di esprimere più che altro le mie sensazioni. All’inizio non è stato semplice perché il gruppo era di fatto completamente nuovo e in più la società rispetto all’anno precedente ha aumentato il numero degli allenamenti. Ci abbiamo messo un po’ a prendere le giuste misure e ad ingranare e dopo un inizio in salita, determinato anche da un calendario ostico, abbiamo iniziato ad ottenere i primi risultati. Siamo cresciute e l’auspicio è quello di continuare a farlo.

Entrando più nello specifico di quello che è il tuo ruolo in campo mister Piovani ti schiera spesso come mezzala, come ti trovi?

La squadra all’inizio della stagione, a causa di diverse defezioni, era in affanno a centrocampo e il mister ha cercato di adattarmi in questo nuovo ruolo. Inizialmente non è stato semplice e pensavo che non sarei riuscita a trovarmi in una posizione diversa da quella in cui ero solita giocare, ma ho cercato di mettere il più possibile in pratica quelli che erano i consigli e gli accorgimenti del mister.

L’impegno sportivo è predominante nella tua vita e nella tua quotidianità, raccontaci un po’ di te e cosa fai nel tempo libero.

Sicuramente il calcio predomina nella mia vita e le giornate sono scandite dagli allenamenti. Il movimento è in crescita e questo implica un maggior dispendio di tempo ed energie da parte nostra. Oltre ad essere una calciatrice sono una studentessa di Scienze della Comunicazione, perché per quanto il calcio sia rilevante nella mia vita credo sia importante compiere un percorso formativo parallelamente all’attività agonistica.

Una domanda un po’ più personale: come mai non hai un account Instagram?

Non c’è un motivo vero e proprio. All’inizio era un po’ un andare controcorrente, una di quelle cose che hanno tutti e tu non vuoi avere. Ora è diventata una sorta di sfida e anche se a volte l’impressione è quella di perdersi momenti della vita delle persone, specialmente delle amicizie lontane, il non avere un account Instagram non ti priva realmente di qualcosa.

23 anni e tanti sogni sicuramente nel cassetto: se dovessi aprirlo per un attimo quale sarebbe il tuo sogno più grande?

Mi piacerebbe fare tante cose e son sincera, a volte penso che il calcio mi ponga davanti continue scelte in questo. Non mi sento di parlare di un sogno ma di aspirazioni che mi guidano e di soddisfazioni che vorrei ottenere, con la speranza di rendere la mia famiglia orgogliosa. In linea generale mi piacerebbe fare qualcosa di utile per la comunità e non nego che ho da sempre questo desiderio di diventare vigile del fuoco.

Federica Iannucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *