Va avanti la battaglia tra la Federcalcio americana e la nazionale americana sulla questione dell’equal pay.

Lo scorso 7 marzo la US Soccer ha pubblicato un comunicato firmato dal presidente Carlos Cordeiro in cui afferma che la federazione aveva già proposto alla USWNT un contratto con struttura identica a quella della nazionale maschile. Non si è fatta attendere la risposta di una portavoce della nazionale femminile .

“Us Soccer è da tempo impegnata nella giusta ed equa retribuzione, indipendentemente dal genere” si legge nella dichiarazione.

“Il mese scorso abbiamo offerto alla US Women’s National Team Players Association (USWNTPA) diverse opzioni di contratto, che riteniamo fortemente rispettino gli obiettivi della squadra così come ce li hanno presentati le giocatrici e i loro rappresentanti” prosegue Cordeiro, che poi afferma che dopo tale proposta sono stati fatti diversi tentativi per incontrare la USWNT per discutere queste opzioni.

Megan Rapinoe e compagne, secondo quanto affermato da Cordeiro, avrebbero rifiutato di incontrare la federazione in quanto la loro proposta non vedeva d’accordo la US Soccer sul fatto di compensare la differenza nel futuro montepremi assegnato dalla FIFA per mondiali maschili e femminili, che ad oggi supererebbe i 34 milioni di dollari.

“Vogliamo cogliere questa occasione per far notate ancora una volta che i montepremi per la Coppa del Mondo è determinato dalla FIFA, non dalla US Soccer” sottolinea Cordeiro, che nella lettera prosegue: “Come abbiamo fatto in passato, la US Soccer continuerà ad essere un instancabile avvocato per lo sviluppo del calcio femminile in casa e all’estero”.

Si legge ancora: “La nostra proposta di fornire la stessa identica retribuzione alla nostra nazionale maschile e femminile per tutte le partite controllate dalla US Soccer rimane sul tavolo. Rimaniamo speranzosi sul fatto che le calciatrici e i loro rappresentanti accetteranno la nostra offerta per incontrarci per un dialogo produttivo”.

Non si è fatta attendere la risposta della USWNT, arrivata attraverso le parole della portavoce Molly Levinson: “La lettera della USSF è piena di falsità e il fatto che è stata rilasciata alla vigilia di una partita della SheBelieves Cup dimostra che per la USSF è più importante sminuire la squadra femminile che sostenerla sul campo”.

Levinson afferma che la US Soccer “non ha mai offerto la stessa retribuzione alle giocatrici”, nemmeno “per le amichevoli per la maggior parte delle giocatrici sotto contratto”, includendo il minor numero possibile di partite, da cui sono esclusi i vari tornei compreso la She Believes Cup. La Us Soccer ha offerto alle calciatrici un contratto molto simile a quello firmato dai calciatori della USMNT nel 2011.

Levinson afferma inoltre che la federazione ha “ignorato completamente l’impegno per le pari condizioni sul luogo di lavoro” e ha “utilizzato tattiche disoneste chiedendo di parlare alle calciatrici e ai loro rappresentanti legali attraverso conversazioni confidenziali, per poi far immediatamente trapelare ai media le conversazioni, usando informazioni distorte”.

In prima linea sulla questione c’è sempre Megan Rapinoe, che ha criticato la scelta di tempo, in quanto le dichiarazioni di Cordeiro sono arrivate alla vigilia non solo della partita di She Believes Cup tra Usa e Spagna, ma anche della Festa della Donna: “Ancora una volta è deludente vedere quella posizione da parte della federazione, ma personalmente anche da Carlos [Cordeiro]. Penso che mostri la distanza tra noi su alcune questioni”.

Anche Becky Sauerbrunn, recentemente nominata presidente della USWNTPA, critica il tempismo della federazione: “È inopportuno, ma è quello che è e noi ce ne occuperemo” e poi aggiunge: “Per noi, non possiamo accontentarci per niente di meno che parità”.

La battaglia è ancora lunga, ma come affermato anche nelle dichiarazioni di Levinson “Non c’è nessun compromesso sull’equal pay. Equal is equal”.

Martina Pozzoli
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