”Mi chiamo Elisa tredici Bartoli, capitano dell’esercito di Roma, generale delle legioni femminili, serva leale dell’unica imperatrice Betty Bavagnoli” .

Da quel poco che sappiamo, la Roma antica non ha conosciuto solo gladiatori, a poco a poco a prendersi la scena furono anche le gladiatrici. Se con un editto nel 200 d. C. fu Settimio Severo a cercare di condannare la figura delle donne combattenti all’oblio, già nel 19 d. C. la ”Tavola di Larino” aveva sancito il divieto di partecipazione alle battaglie per le giovani ragazze altolocate. Nonostante gli atteggiamenti ostili il pubblico gradiva gli spettacoli belligeranti al femminile. Non è difficile immaginare donne coraggiose, forti, intrepide e valorose, che forse però sono state oscurate da una cultura che voleva la donna possidente di altre e diverse virtù.

Non sembra un racconto più o meno noto? Quello di tante ragazze che per consegnarsi alla storia hanno dovuto combattere ed abbattere pregiudizi. Ora a sguainare il gladio, la spada, a calciare il pallone per essere precisi, è proprio un simbolo di Roma: Elisa Bartoli.

Nata nella capitale il 7 Maggio del 1991, la giovane ha scalato in pochissimi anni il cursus honorum del calcio nazionale passando dalla B alla massima serie e conquistando anche l’azzurro. Presto è riuscita anche ad entrare nell’olimpo delle divinità giallorosse.

In una tradizione di capitani tifosi, romani e romanisti, in cui si annoverano Agostino di Bartolomei, Giuseppe Giannini, Francesco Totti e Daniele De Rossi c’è anche Elisa Bartoli ed giunto il momento di accendere i riflettori su di lei.

Per essere una ragazza di 1.60 e portare una fascia così pesante ”ce vo’ tigna!”. In romanesco la tigna è qualcosa che può somigliare alla testardaggine, alla caparbietà, è ostinazione ma con qualcosa in più. Perché ”Mamma Roma” è una città che abbonda, talmente tanto che se non la conosci bene ti sembra esageri. E Bartoli è figlia di Roma, tale madre tale figlia. Un difensore capace di incursioni impetuose e di ruvidi recuperi, senza trattenere la gamba. Generosa, veemente, appassionante, divertente, un po’ ”Ladri di biciclette”, un po’ ”Dolce Vita”, questa è la numero 13 giallorossa.

Per lei, cresciuta nella Roma CF, nel tempo ha tutto assunto i tratti di un ritorno a casa, d’altronde ”tutte le strade portano a Roma’‘. La prolifica esperienza sarda nella Torres, l’anno nel Mozzanica e il biennio nella Fiorentina, un percorso di crescita che le ha fatto guadagnare la prima storica fascia da capitano dell’AS Roma femminile.

Elisa è una ragazza che per la sua squadra del cuore ha anche tifato in curva. Un giorno non troppo lontano potrebbe calcarlo lei il palcoscenico dell’Olimpico, non prima però di aver caricato le compagne nello spogliatoio: ”Sorelle, ciò che facciamo in vita riecheggia per l’eternità.”

Marialaura Scatena
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