Che si debba ribadire la libertà del proprio cuore è così lapalissiano che diventa frustrante. Eppure occorre farlo.

Oggi a Bruxelles, nelle aule del parlamento europeo, si è tenuta una conferenza dal titolo “Sport vs Omofobia: una partita da vincere”. Da vincere sì, come tutte, con la differenza che in un mondo normale una partita del genere non andrebbe neanche giocata.

L’iniziativa di Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 Stelle, ha visto intervenire due protagonisti della nostra serie A: Albin Ekdal, della Samp e Chiara Marchitelli, in forza all’Inter.

“Tutti dovrebbero sentirsi liberi di fare coming out, nella vita e nel calcio” commenta Ekdal. “Sfortunatamente nel nostro sport non è così: solo otto giocatori hanno dichiarato di essere omosessuali. Molti altri vorrebbero farlo ma evitano, per paura delle reazioni negative”.
Proprio il centrocampista blucerchiato, in un’intervista di qualche tempo fa, racconta la sua esperienza d’amore con una donna che ama da anni e con cui ha costruito una famiglia; si dice sereno e sottolinea come questa sua tranquillità sia importante anche nell’ambiente di lavoro.

Perché due uomini o due donne non meritano lo stesso “privilegio”? Il sesso debole, il maschio forte, secoli di cliché che minano ancora oggi la felicità di molte persone.

Secondo uno studio il 54% delle persone trans rinuncia alla pratica sportiva. “Che società siamo se un ragazzo non può seguire il suo sogno di diventare calciatore per via del suo orientamento sessuale? Ogni volta che un ragazzino appende le scarpe al chiodo e smette di giocare perché non è accettato nello spogliatoio della sua squadra o da chi lo circonda, è una sconfitta per il mondo del calcio” ribadisce lo svedese.

In particolare poi, in Italia, gli sportivi che dichiarano il proprio orientamento sessuale solo dopo aver lasciato il mondo agonistico sono circa il 41%. Ora, tutti possono scegliere di essere discreti e riservati ma nessuno deve sentirsi obbligato a stare nell’ombra per paura degli altri. Perché è vero che dall’infelice frase del presidente della Lega Nazionale dilettanti sono trascorsi ormai anni – di crescita e sviluppo sopratutto per il calcio femminile – ma nel background culturale del nostro paese continuano ad emergere crepe.

“Nello sport non conta quali sono le preferenze sessuali degli atleti ma quello che gli atleti fanno in campo” dichiara Marchitelli. Ed è una cosa da tenere bene in mente. Un gol da cineteca, un rigore parato, un cartellino guadagnato, un furbo assist, un’occasione sciupata, una grande azione, questo è quel che possiamo analizzare e commentare del calcio. La prestazione sportiva, in tutti i campi, è di dominio pubblico, le vite son di chi le vive.

L’amore è come il tifo, può cambiare il destinatario del sentimento, può indossare qualsiasi colore, ma le sensazioni provate, il trasporto, la passione, son esattamente le stesse. Il problema è che molta gente non è capace di intendere neanche il tifo, figuriamoci l’amore…

Marialaura Scatena