Fiorella Mannoia cantando dice che l’umiltà apre tutte le porte ed è vero, ma se ti chiami Laura Giuliani le porte le chiudi. Numero 1 della Juventus e della nazionale, numero 9 al mondo, Laura ha bisogno di poche presentazioni in pompa magna.

‘‘Il Milan comunque se l’è meritato perché è andato a cercare un pareggio al novantesimo, ce l’ha messa tutta ed è stato premiato.’’ diceva ai microfoni dopo esser stata trafitta dal colpo di testa di Francesca Vitale, a pochi secondi dalla fine di una gara maschia che aveva salvato con i suoi guantoni già nelle prime fasi.

Nella giornata di ieri la Juventus si è fermata per la seconda volta in stagione. L’ha fatto sul campo della Florentia anche e sopratutto per grandi meriti di un’altra donna dei pali, Katja Schrofenegger, autrice di una partita pressoché perfetta.

Spenti i riflettori sull’entusiasmante pomeriggio del Santa Lucia qualcuno ha immortalato un momento di sorprendete normalità. Laura Giuliani, svestita la maglia da gara e indossate un paio di ciabatte, è accovacciata di fronte ad una fontanella e sta pulendo le sue scarpe da gioco. Su un muretto stanno un paio di parastinchi, al suo fianco un’avversaria con cui scambia due chiacchiere.


Essere disabituati a vedere queste scene è un male.

Come il nome di ogni portiere quello di Giuliani è il primo su cui cade l’accento quando si legge una formazione, è il prologo della presentazione di una squadra intera, è la copertina di un libro. Laura è l’estremo difensore di un modo di vivere il calcio che, insieme alle sue compagne, sa declinare benissimo.

Come le volte in cui si ferma con i tifosi, lascia una carezza ad un bambino, firma un autografo, oggi ci ha dato una lezione senza la pretesa di volerlo fare.
L’umiltà è quella che si pratica non quella che si chiacchiera.

Grazie, Lau.

Marialaura Scatena

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