“Cose che càpitano, Capitano .
Come il bambino che ti dà la mano e poi dimentica”

Forse dobbiamo dimenticare di essere adulti per capire questa storia.

Un bambino non dà la mano a chiunque. Se non si fida non ti dà la sua mano. Se non vede che sei forte, se non si sente protetto, non ti dà la sua mano. Insomma un bambino lo sa riconoscere un capitano.

Regole non ce ne sono, non di precise almeno. Non esiste sempre una linea di successione, su certe braccia i gradi in bella vista servono solo per la distinta, tutti gli altri già sanno. Diciamo che “è la fascia a scegliere il capitano, signor Potter”.

Ecco, il capitano è quel tipo di giocatore che ti fa sentire il bisogno di sottolineare i momenti con frasi quasi epiche, storiche, universali.

(Classico rumore da rewind)

Sul cronometro scorre il minuto 76, il risultato è inchiodato sull’ 1-1 nonostante la traversa di Parisi abbia fatto traballare un po’ il quadro. Il cronista ha appena detto che Alia Guagni è scalata sulla linea dei difensori per lasciar spazio in avanti a Lana Clelland. Sembra un momento di calma piatta ma poi la numero 3 si ricorda di “Levati di dosso” di Spirit e decide di seminare il panico: corre, si dimena tra le avversarie, si avvicina all’area, serve il pallone ad una compagna e, per qualche secondo prima del gol, spera anche di riaverlo.

Alia Guagni ha deciso che doveva vincere la Fiorentina e così è stato.
Come? Non sempre può succedere dite? E qui vi voglio, qui si vede un capitano.

“Sappiamo fingere di non sentircele tutte le bastonate che prendiamo. Vogliamo vincere, voliamo alti, sentiamo ancora l’urlo sugli spalti ma poi se capita, e spesso capita, ci ritroviamo appena più pesanti. E invece è proprio dopo la sconfitta che è bello avere questa schiena dritta.”

(Classico rumore da Rewind)

Ci sono quarantamila persone sugli spalti, uno scudetto in palio e due squadre arrembanti che si danno filo da torcere. Il ventesimo del secondo tempo è da poco passato ma la palla di oltrepassare la linea non ne vuole sapere. Il pallone è partito dai piedi del capitano che ha deciso che deve vincere e la Fiorentina ma la traversa ha detto no. Beh, in realtà le traverse non parlano ma i capitani sì e Alia ha parlato dopo quel giorno. “È stata la vittoria del calcio femminile” ha detto, senza paura di tradire la rabbia e la delusione che ha ogni sconfitto che si è battuto con valore.

Perché un capitano non è uno che non si arrabbia, il capitano è uno che si arrabbia, forse più degli altri, ma sa come incanalare la sensazione di una sconfitta bruciante sul giusto binario. Un capitano non si vergogna di aver la voce rotta davanti ai microfoni, non ha bisogno di crearsi un ruolo, un capitano dimostra e si dimostra in campo.

“Cose che càpitano, Capitano.
Capiterebbero anche ad un marziano”

Se c’è una qualche specie extraterrestre su Marte sicuramente è fatta di personaggi che a volte si infortunano e son costretti a restare lontani dai campi di football marziano. Campi di terra rossa, un po’ come quelli della provincia italiana del sabato pomeriggio.

(Classico rumore da Rewind)

È l’ennesimo remake di una partita diventata quasi un classico ma questa volta il capitano non figura nella lista delle convocate. Un infortunio rimediato con la nazionale, con la fascia al braccio, la tiene fuori dai giochi. Fuori dai giochi ma non dal terreno. È una giornata grigia d’altronde siamo quasi a Dicembre.

Si passeggia sul campo per rendersi un po’ conto di come sarà la scacchiera su cui si giocherà la partita. Tra decine di piedi che calpestano l’erba ci son quelli di Alia che ha voluto a tutti i costi esserci. “Un capitano non abbandona mai la sua nave” – non solo se affonda – “Il Capitano non tiene mai paura”, quanta letteratura sul tema, quanta difficoltà ritrovarla nella realtà.

Ma poi arriva Alia Guagni e allora metti tutto in ordine. Cos’è per me un capitano? Per me un capitano è Alia Guagni.

“Guardare in faccia il mondo e anche piangendo, in fondo avere l’aria di chi poi l’ha vinta questa vita splendida, a volte rigida, non proprio scomoda ma neanche stupida”

Prequel.
Circa trent’anni fa dev’essere andata più o meno così:

Alia, sei troppo piccola per fare il pirata”.

Ma io faccio il capitano”.

Marialaura Scatena