La foto più iconica del calcio femminile non è quella di una situazione di gioco o di un gol, è quella di un’esultanza. È il 10 luglio 1999 e a Pasadena si gioca la finale di Coppa del Mondo tra Stati Uniti e Cina. Davanti a circa 90 mila persone, la 31enne Brandi Chastain segna il rigore decisivo che regala il titolo Mondiale agli USA.

Appena la palla tocca la rete, la giocatrice si leva istintivamente la maglietta ed è subito copertina e uno dei più grande colpi di mercato nella storia della Nike, grazie a un piccolissimo logo su quel reggiseno sportivo che ha fatto scalpore e scandalo.

Il successo di questa esultanza è in parte dovuto al modo, apparso arrogante agli occhi di molti, di mostrare un reggiseno. A vent’anni da quel gesto, e dopo l’introduzione della Balconette di Intimissimi, altre giocatrici hanno esultato con personalità, ed estro artistico in alcuni casi, continuando sulla strada aperta da Brandi Chastain.

Le capovolte di Sam Kerr : dopo aver segnato si mette a saltare come se fosse il canguro domestico di Nadia Comaneci, ma con la perenne cattiveria che ha Putin negli occhi, indipendentemente dal fatto che sia a cacciare gli orsi bruni o al compleanno delle figlie. Recentemente trasferitasi in Inghilterra per un nuovo capitolo della sua strabiliante carriera, la Women’s Champions League potrebbe portare le sue esibizioni acrobatiche in qualche stadio italiano, con il forte rischio che il passo tra corpo libero e porco libero sia molto meno acrobatico.

Il twerk di Norma Palafox : gioca nel CD Guadalajara ed è una delle tante cose stupefacenti che si trovano in città. La giovane attaccante messicana infatti è solita ballare per celebrare i suoi gol e, a giudicare da come balla, probabilmente sa anche twerkare. Qualcuno lo dica a Martin Solvieg.

Il rebus di Cristiana Girelli : l’ormai nota esultanza della numero dieci azzurra è un mix tra un’idea geniale, un “me stai a pija pe’ culo” e molte settimane enigmistiche in cui, oltre all’immancabile unisci i puntini, i rebus erano gli unici risolti senza guardare le soluzioni.  

Il tea di Alex Morgan: indispettire una Nazione intera per lei è facile come bere un bicchiere d’acqua, calda e con una bustina della Twinings dentro.

Certo, fatto da un’americana che al Boston Tea Party gli inglesi li ha lasciati senza consumazioni, poteva essere frainteso. Ma chiedere a Morgan spiegazioni per un’esultanza del genere, in uno sport che ha avuto giocatori come Paolo Di Canio, è esagerato come definire fish and chips nouvelle cuisine.

Alla fine non erano le 17.00, ma Morgan il mignolino alzato ce l’aveva.

Il varietà di Megan Rapinoe : il suo repertorio di esultanze è vasto come quello di casi umani intervistati dalla D’Urso. Passa da un’esultanza in stile borsa di Mary Poppins, estraendo da un calzino un “biglietto” di auguri per l’infortunata Ali Kreiger, a cantare “Born in the USA” raccogliendo da bordocampo uno dei microfoni modello gatta di polvere.

Il fin dei conti, però, il calcio è uno sport di squadra e, se qualcuno nel gruppo ha il talento di Luca Tommassini, ci vuole poco a ottenere quattro sì dal pubblico.

Tra le coreografie migliori ricordiamo la bicicletta, la battuta fuoricampo del softball, gli angeli sulla neve senza neve e la classe dell’asilo durante una lezione di psicomotricità.

Insomma, spontanea, liberatoria, artistica, acrobatica, ironica, ironica tendente al trash, offensiva, offensiva mal interpretata, improvvisata o studiata, un’esultanza può dire molto della squadra o della giocatrice in questione. Sicuramente l’esultanza fa parte dello spettacolo che offre il calcio, quindi, come direbbe Gabriele Bonci, intellettuale del nostro tempo nonchè conduttore di Pizza Hero, “Imitatele, ma non copiatele”.

Giulia Beghini