Ecco l’intero catalogo di acconciature tra cui scegliere quella che fa per voi

Un’indagine ISTAT del 2015 ha reso noto che tra gli uomini il 29,5% pratica sport con continuità, mentre per le donne la percentuale scende al 19,6%. Fior fior di psicologi e sociologi si sono chiesti il perchè di questa disparità: problemi di accessibilità alle strutture? Mancanza di squadre femminili? Una questione culturale? Una silenziosa protesta nei confronti del prezzo spropositato dei reggiseni sportivi? Sì, anche. Ma il problema principale è solo uno: i capelli.

Fare sport vuol dire riprogrammare un piano decennale di giorni di lavaggio, studiato così nel dettaglio da far impallidire la programmazione industriale dello stabilimento dell’Ilva di Taranto. Vuol dire anche studiare la tenuta e l’assetto aerodinamico dell’acconciatura in funzione del tipo di capello e del tipo di sport.

Nel caso del calcio, lo sforzo prolungato richiede un’acconciatura che regga bruschi cambi di direzione e un’ora e mezza di moto. Anche la visuale deve rimanere libera e, dovendo considerare l’eventualità di colpi di testa, sono sconsigliate acconciature in stile unicorno.

Vista l’assenza di una puntata del Salone delle Meraviglie sulle acconciature sportive, con la benedizione di Federico Fashion Style riassumeremo le più comuni soluzioni che sono state adottate dalle donne che da anni praticano questo sport ad alto livello.

IL CAPELLO CORTO.

È una delle soluzioni più pratiche perchè consente un’ottimale gestione del tempo, visto il ridotto tempo di asciugatura. Probabilmente questo taglio, molto utilizzato negli anni passati, ha contribuito ad alimentare lo stereotipo che ritiene maschiacci le donne che giocano a calcio, anche se è improbabile qualcuno abbia scambiato per uomini Scarlett Johanson o Rihanna nel periodo in cui sfoggiavano un taglio corto. Le possibilità sono comunque varie: dalla versione sbarazzina di Valentina Giacinti, al taglio con rasatura laterale e ciuffo di Manuela Giugliano, al mimetico di Van de Sanden, al tinta unita di Megan Rapinoe.

LA CODA

Per adottare una classificazione comprensibile anche da uno scaricatore di porto di Marghera, la coda è come la marea a Venezia: può essere alta o bassa. La coda bassa, oltre ad essere esteticamente discutibile, ha una tenuta su teste in movimento simile a quella di una modella a un all you can eat: regge i primi dieci minuti e poi crolla. Delle code alte, spesso accompagnate da una fascetta sulla fronte per assicurarsi un’inquadratura a campo totale, sono fan (in ordine crescente di lunghezza): Barbara Bonansea, Martina Rosucci e Alia Guagni. Un riconoscimento particolare per la messa in piega va a Giada Greggi la quale, per le partite della Nazionale, potrebbe optare per colorare di verde bianco e rosso i tre segmenti in cui la sua coda è suddivisa.

LE TRECCE

Quando si parla di trecce, non sono solo i cavalli a correre. In questo caso si può partire da livelli di difficoltà per principianti, come nel caso di Sauerbrunn, fino ad arrivare a soluzioni più elaborate e che richiedono la visione di almeno diciannove tutorial, al termine dei quali la youtuber di turno avrà ottenuto un Michelangelo, mentre voi un Picasso. Volendo, potete dare un tocco tra l’etnico e il mambo salentino come Oshoala, infilando le conchiglie raccolte nelle vostre vacanze a Gallipoli tra le treccine. Se invece per voi la classe non è acqua di mare, potete prendere esempio dalle eleganti trecce di Ada Hegerberg, che svettano sulla sua testa come il pallone d’oro svetta sulle mensole del suo soggiorno.

LO CHIGNON

Preso in prestito dalla danza classica, va spesso incontro a un scompigliamento quando solca i campi da calcio. Come con la coda, anche qui possono esserci chignon con il baricentro più basso, come quello che è solita sfoggiare Valentina Cernoia, o più alto, come nel caso di Aurora Galli. Tra i due però, è quello di Galli a destare le maggiori perplessità. La sua posizione rialzata rispetto alla nuca, rende lo chignon della juventina aerodinamico come la motrice di un regionale di Trenitalia e questo probabilmente ne causa la perdita di tenuta dopo cinque minuti di gioco. È tutt’ora oggetto di studi da parte di esperti di campi gravitazionali e microgravità come riesca comunque ad aleggiare senza disintegrarsi fino al termine delle partite.

Inspiegabile, come la sua capacità di segnare ad ogni partita o di farsi assegnare un fallo a favore ogni volta che cade, è l’acconciatura di Girelli, che ha la forma di un nido di api quando è ferma, ma vola come una farfalla quando corre. Mohamed Alì ne sarebbe fiero.

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ACCONCIATURE ANTI-INFORTUNISTICA

Solo una giocatrice del Nord Europa come Pedersen poteva essere così efficiente da integrare un dispositivo di protezione individuale con una fascia per capelli, utilizzando per un’acconciatura lo stesso principio costruttivo del Nokia 3310: poca estetica, massima funzionalità.

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CAPELLI SCIOLTI E FASCETTA

Anche se spesso a questa acconciatura si affida chi in testa ha un caschetto, o bob in inglese, non viene utilizzato soltanto da atlete di bmx o sport invernali. Per chi va col liscio, Daniela Sabatino è sicuramente un valido esempio, mentre per chi fa di ogni riccio una legnata sugli stinchi, il riferimento non può che essere Sara Gama, alla quale, l’integrità morale che la contraddistingue, impone di differenziare il colore della fascetta per capelli in modo da coordinarla cromaticamente con la maglia del Club o della Nazionale.

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Insomma, visto che la gestione dell’acconciatura può essere una delle cause di abbandono della pratica sportiva per le donne, è importante che tra le soluzioni adottate da professioniste del mestiere ne troviate una che vi permetta di giocare in modo pratico il vostro sport, rispecchiando la vostra personalità ma senza dover rimpiangere i vostri capelli, come uno studente di ingegneria al secondo anno.

Ancora più importante, però, è che non dimentichiate una cosa: è inutile pretendere di ottenere la perfezione, tanto i capelli più belli saranno sempre i suoi.

Giulia Beghini

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