Ecco cosa si intuisce dalle classifiche del Pallone d’Oro, del Gran Galà AIC e dalla top 100 del Guardian

La scorsa settimana sono state annunciate: la vincitrice del Pallone d’Oro 2019, la miglior calciatrice e la top 11 femminile al Gran Galà del Calcio AIC e le migliori 100 calciatrici dell’anno secondo il Guardian.

All’elaborazione di queste classifiche hanno contribuito centinaia di giornalisti, ma anche addetti ai lavori, che si sono scomodati dai più remoti angoli del mondo per dare giudizi sul calcio femminile, un argomento sul quale molti di loro si sono dimostrati ferrati come Briatore sui segreti del punto croce e del merletto a tombolo.

Molte di quelle classifiche sembrano essere state stilate come degli inviti di matrimonio. Dopo settimane di conclave a meditare, i cugini di secondo grado della mamma della sposa li devi invitare per forza anche se non sanno chi tu sia. Stessa cosa per gli amici di famiglia che non ti vedono da quando ti pisciavi nel pannolone, poi i parenti stretti e alla fine ti dimentichi di invitare la tua testimone, alla quale degli imbucati del vicino villaggio vacanze fregheranno i posti nel tavolo migliore.

I dubbi maggiori derivano dal metodo di valutazione utilizzato, che sembra essere stato elaborato durante un after da Cassano e Bobone Vieri.

Nel caso del Pallone d’Oro, Megan Rapinoe si è aggiudicata la vittoria praticamente all’unanimità. Ora, considerando che nella stagione della NWSL l’americana ha collezionato solamente 6 presenze e zero gol, è evidente che il giudizio della giuria si sia focalizzato quasi totalmente sull’esito del mondiale, come se un 10 nell’ultimo compito in classe dell’anno bastasse per alzare la media del 3 di tutto l’anno scolastico, neanche al CEPU.

In ogni caso in Francia Rapinoe in 5 partite ha segnato, a parimerito con la compagna di squadra Alex Morgan e l’inglese White, 6 reti di cui ben 3 su calcio di rigore, mentre durante le qualificazioni per questo Campionato del Mondo Rapinoe ha segnato 3 reti, a fronte delle 7 segnate da Morgan. Quindi, guardando i dati e volendo considerare solo il Mondiale, è come quando fai copiare la versione di latino al tuo vicino di banco e lui prende più di te, e in quei casi anche Giulio Cesare lo sa che De Bello nun ce sta un cazzo.

Certo, bisogna riconoscere che le battaglie fuori dal campo di Rapinoe, condotte a suon di tweet contro il presidente Trump, hanno avuto il loro peso. C’è anche da dire però che nessuno si è preso il disturbo di ringraziare Linda Tucceri per aver introdotto la Macarena, facendo così cambiare l’opinione di una Nazione intera sul calcio femminile, e che, soprattutto, il Nobel per la Pace viene assegnato da un’altra giuria, o al massimo dai giornalisti di Famiglia Cristiana.

Ma passiamo al Guardian, che ha messo al primo posto in classifica Sam Kerr.

Qui il metro di giudizio di sicuro non è stato il Mondiale, visto che la Nazionale guidata dall’australiana prima si è presa due pappine dalla sfavoritissima Italia, e poi ha perso agli ottavi contro la Norvegia proprio per un errore dal dischetto di Kerr.

Ne sa qualcosa Barbara Bonansea, che dopo la doppietta che ha svoltato il cammino della nostra Nazionale in Francia, si ritrova ad essere l’unica italiana, abbandonata al 53° posto come Tom Hanks in Cast Away e con solo un pallone come amico.

Se si vuole poi parlare della stagione extra Mondiale, in quel caso l’australiana ha collezionato 26 presenze nei Chicago Red stars e 22 gol. Bene, ma non benissimo considerando che una che ha più denti da latte che anni come Vivienne Miedema, ha portato la sua Nazionale in finale e 22 gol li ha segnati in 20 presenze.

Ultima, ma non meno votata alla “Ndo cojo cojo”, è la top 11 del Gran Galà AIC. Il fatto che Cristiana Girelli sia assente in questa classifica è inspiegabile come il fatto che nel 2019 ci sia ancora qualcuno che crede che la Terra sia piatta.

Nel 2019 di Girelli si possono contare: uno Scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa, per un totale di 15 gol in 27 presenze con la Juventus, e 7 reti nelle qualificazioni al Mondiale più una tripletta in Francia con la maglia Azzurra. Certo, poteva fare di più. Poteva trovare una soluzione esatta alle Equazioni di Navier-Stokes, proporre una soluzione pacifica al conflitto Israeliano-Palestinese, trovare una Miss Italia che non volesse la pace nel mondo, ma almeno un set di pentole antiaderenti in pietra lavica, la numero 10 Azzurra se lo meritava.

Per dirla come diceva Woody Allen nel film Io e Annie: “Chi non sa fare, insegna. Chi non sa insegnare, insegna ginnastica. Quelli che neanche la ginnastica li mandano a decidere chi è la migliore giocatrice di calcio femminile”.

Giulia Beghini

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