Il padre le dice: o diventi così brava da giocare a livello professionistico, o smetti. In risposta, lei diventa la top scorer del Barça

Asisat Oshoala è una calciatrice nigeriana e, come molte altre ragazze, ha dovuto lottare per anni per poter affermare il suo diritto di praticare sport. In Nigeria le ragazze vengono addirittura punite se giocano a calcio.

“Quando ero piccola, se andavo a giocare a calcio mia madre non mi dava i soldi per il cibo”, dice Oshoala. “Adesso siamo nel 2019 e ci sono ancora genitori che si comportano nello stesso modo. Cercano di convincerti del fatto che le donne non possano praticare sport.”

Il destino delle donne viene imposto dalla società: “Al termine degli studi devi sposarti e fare figli”.

Oshoala però non c’è stata: lei aveva altri programmi e non intendeva rinunciarvi.

La sua scuola non ha una squadra femminile? Bene, lei si unisce alla squadra di un’altra scuola. I genitori non approvano? Poco male, lei gioca lo stesso. E diventa sempre più brava. Inizia ad essere chiamata per i tornei.

Finché un giorno suo padre la mette di fronte a quella che è probabilmente sia una scommessa, sia una minaccia: se entro due anni non fosse stata presa da una squadra professionistica, avrebbe dovuto sposarsi e metter su famiglia come le altre ragazze del suo villaggio.

Oshoala si mette al lavoro senza farsi scoraggiare, allenandosi ancor più duramente. Presto viene convocata in nazionale e non passa molto prima che venga chiamata da squadre come il Liverpool e l’Arsenal.  Scommessa più che vinta, dunque.

Attualmente è al secondo posto per numero di reti segnate nella liga spagnola, con una stupefacente media di un gol per ogni ora giocata. A 25 anni è una delle calciatrici più forti a livello internazionale ed è testimonial di Nike.

Inoltre, ogni anno organizza un campus in Nigeria, per sensibilizzare le famiglie circa l’importanza della parità nel calcio e di un equo accesso allo sport.

Martina Cappai