Gli incontri che non ti aspetti. Come imbattersi in una produzione televisiva e conoscere due portieri di calcio femminile. La produzione è quella della serie “Il Processo”, in onda da stasera su Canale 5, con Vittoria Puccini, Francesco Scianna e Camilla Filippi con la regia di Stefano Lodovichi. Il primo lavoro nato da una produzione Rti e Lucky Red. È proprio in quest’ultima società che lavorano Giulia Alibrandi, 30enne romana assistente alla regia e Ilenia Galasso, 27enne avellinese, assistente al montaggio.

Una doppia passione in comune, quella per il cinema e per il ruolo di portiere, ma esperienze diverse con un denominatore che le accomuna: l’abbandono dei campi di gioco per l’inconciliabilità con lo studio prima e con il mondo del lavoro poi.

Ilenia è figlia d’arte visto che la mamma, Barbara Borriello (nessuna parentela con Marco), giocava nel Monteforte Irpino. “Sono cresciuta con le sue fotografia in divisa in casa”, racconta Ilenia, “la passione per il calcio è poi sfociata nel tifo per l’Avellino, città dove sono nata e cresciuta”. Nell’estate 2013, all’età di 19 anni, il provino con l’Asd Cesinali. “Dopo le partite al campetto con gli amici, finalmente una squadra vera e tutta al femminile”, prosegue Ilenia, “in occasione della prima amichevole mi sono posizionata come ala destra perché sono piuttosto alta, ho le gambe lunghe, corro parecchio e vado un po’ in sfondamento. Peccato, non aver avuto un buon tiro. Ho provato diversi ruoli fino a quando non mi hanno messa tra i pali dove la mia altezza si è rivelata un fattore importante. In più sono abbastanza agile e riuscivo a tuffarmi sia a destra che a sinistra e a saltare verso l’alto. Mi riusciva tutto quasi naturale”.

Il trasferimento a Roma per frequentare la Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté le ha fatto abbandonare la squadra nel dicembre nello stesso anno. “Nella Capitale non sono riuscita a conciliare studio e calcio”, ammette Ilaria, “a scuola la frequenza era dalle 9 alle 18. Terminati gli studi ho iniziato a lavorare e gli orari sono addirittura peggiorati”.

Diverso il percorso di Giulia che si è avvicinata al calcetto sui banchi di scuola. “Ho iniziato a giocare al Liceo Augusto, in zona San Giovanni”, racconta la romana, “avevamo una squadra maschile e una femminile sia al ginnasio che al liceo. Abbiamo partecipato a un torneo giovanile e, dopo aver vinto la fase regionale, siamo andate a disputare le finali a Riccione”. La passione è proseguita anche lontano dai banchi di scuola. “Con alcune compagne di classe abbiamo continuato ad allenarci e abbiamo formato una squadra, “Parla per te”, con la quale per cinque anni abbiamo partecipato a diversi tornei amatoriali”. Anche il suo ruolo è stato tra i pali. “È un ruolo che, di solito, non vuole fare nessuna. A me invece è sempre piaciuto perché ha un allenamento mirato, anche se mi sono rotta due dita”, sorride Giulia. Il motivo dell’abbandono è lo stesso della collega: “è difficile conciliare questa passione con il lavoro. E soprattutto, nei tornei giovanili, le gare delle donne le inseriscono in programma a orari improponibili, verso le 23: Un impegno impossibile per chi il giorno seguente deve trascorrerlo sul set”.

Entrambe hanno fatto il tifo da casa per l’Italia durante il Campionato del Mondo di Francia 2019. “Ho apprezzato il gioco di squadra delle azzurre, hanno un possesso palla che faccio fatica a trovare in altre nazionali”, dice Ilenia. “Finalmente le persone si sono accorte che si può seguire anche il calcio femminile allo stesso livello di quello maschile e che pure le ragazze possono arrivare in alto”, conclude Giulia.

Tiziana Pikler