E perché avrebbe dovuto girarlo Muccino

In una Gran Bretagna pre-Brexit, in cui l’economia è un problema marginale rispetto a Jasminda che mostra le gambe giocando a pallone, si svolge la storia di una ragazza indiana che parla al poster di Beckham come vostra nonna parla al santino di Padre Pio.

Ma riassumiamo brevemente per chi, tentando di rimuovere gli orripilanti outfit fashion degli anni 2000, ha fatto tabula rasa anche sulla trama di questo capolavoro del 2002.

Jess pur di non sentir parlare dei preparativi per il matrimonio della sorella, passa i suoi pomeriggi al parco, dove gioca a pallone con i suoi amici indiani, così coatti da annullare le distanze tra Torpignattara e Mumbai. Al parco ci va anche Jules, ovvero Keira Knightley prima di darsi alla pirateria. Inglese DOCG, ha una madre con una visione della società tipo Orgoglio e Pregiudizio, ma in un secolo in cui ci sono dei reggiseni con delle pompette integrate per gonfiarsi le tette invece dei bustini. Jules, finchè finge di fare la scheda della preparazione atletica durante lo stop del campionato, è folgorata dal talento di Jess e la convince, contro il parere dei genitori, ad entrare nella squadra. Squadra in cui la ragazza indiana esordisce rispondendo alla domanda del mister: “Dove giochi di solito?”, con un sorpreso “Nel parco”.

Per rendere l’idea di quanto si divertano a giocare a calcio le due amiche, si sprecano scene di gavettoni e capovolte, prevedendo di fatto la venuta di Sam Kerr neanche fosse una puntata dei Simpson. Per far capire che si tratta di donne, alla prima scena in uno spogliatoio, si parla di ciclo, mentre per quanto riguarda gli sponsor, Adidas fa più apparizioni al pubblico della regina Elisabetta.

Del tifo invece si parla in questi termini: “Alle ragazze indiane non è permesso giocare a calcio” “Che idea arretrata” “Ma non è solo un’idea indiana, quante persone vengono a fare il tifo per noi?” – Gang della Curva playing in the background.

La prova d’abito del sari di Jess per il matrimonio della sorella, con la sarta indiana con un immotivato accento sardo, viene resa inutile dall’annullmento della cerimonia a causa di una fake news che fa passare delle risate tra Jess e Jules, scambiata per un ragazzo inglese, per un bacio. A questo punto la figlia del Gange decide di andare di nascosto ad un torneo in Germania, dove perde in un colpo solo la finale, dopo aver sbagliato un rigore, e l’amicizia di Jules, dopo i suoi intrallazzi da sbronza con il mister. Tornata in Inghilterra, i genitori la scoprono perchè la sorella l’ha coperta come il Comune di Roma copre le buche.

Non contenta, Jess va a casa dell’amica per scusarsi, creando invece un malinteso che le fa passare per lesbiche agli occhi della disperata madre di Jules. Jess continua a giocare di nascosto ma viene scoperta dal padre che, in un giorno solo, vede il talento della figlia, la sua espulsione per aver reagito ad un “brutta indi” di un’avversaria e il mister scozzese che la consola. A condire il tutto con la tecnica narrativa del “Mainagioia”, i promessi sposi si riconciliano e il matrimonio sarà lo stesso giorno della finale del campionato, alla quale assisterà l’osservatore di un college americano.

Mentre la mamma di Jules si prepara alla partita facendosi spiegare il fuorigioco con senape e mayonese al posto dei giocatori, i parenti di Jess arrivano al matrimonio con i tamburi e la pacatezza della Gang della Curva che entra allo stadio. A cavallo tra il Biryani e il pollo Tandori, Jess ottiene il permesso del padre per abbandonare il matrimonio e andare alla partita annunciato con la frase “Sembra che tu stia al funerale di tua madre, vai”.

Jess entra all’inizio del secondo tempo direttamente dagli spalti senza appello, perché se ti chiami Jasminda non hai bisogno di appello, e poi farsela con il mister ha comunque i suoi vantaggi. Con assist per Jules e gol vittoria su punizione, in una scena da cineteca in cui le giocatrici in barriera diventano le sue zie con All’alba vincerò come sottofondo, le due amiche vincono in stile Goldoni una borsa di studio per gli USA. Alla notizia la mamma di Jules reagisce sbraitando contro l’indiana e tranquillizzandosi solo dopo che la figlia le conferma di non essere lesbica. Jess invece giustifica con la propria madre la sua fuga dal matrimonio scaricando la colpa sul padre, il quale se la cava appellandosi al cricket come scuola di vita e dicendo alla figlia di combattere e vincere. In tutta risposta la madre conclude dicendo:“Almeno le ho insegnato a cucinare una cena indiana, tutto il resto è nelle mani di Dio”.

Il finale si svolge in aeroporto con Jess che bacia l’allenatore, lasciandogli comunque poche speranze visto il suo trasferimento oltreoceano, e Beckham che passa proprio mentre le due amiche si stanno imbarcando per gli USA.

Gli insegnamenti che ci lascia questo questo capolavoro sono non a caso 7 :

  1. Non sono le barriere etniche a far finire le storie d’amore ma l’erasmus;
  2. Informarsi allarga gli orizzonti come conferma il fatto che Jules avesse puntato al professionismo, già possibile negli USA nel 2002
  3. Jess aveva Beckham come idolo, per ovvi meriti calcistici, e anche per mancanza di alternative a lei note, al contrario di quanto si intuisce dal poster di Mia Hamm in camera di Jules. Questo fa capire l’importanza della generazione delle Ragazze Mondiali che, grazie a risultati sportivi ed esposizione mediatica, permetterà alle nuove generazioni di avere nuovi modelli anche al femminile. 
  4. È importante il ruolo anche degli uomini i quali, credendo nel talento di figlie e sorelle, diventano allenatori, presidenti e i primi loro tifosi. Questo ha incoraggiato generazioni di donne a seguire la propria passione e non per una questione di femminismo ma di dignità e autodereminazione dell’individuo.
  5. Spesso sono le madri ad ostacolare le figlie riguardo al calcio, come dimostra la mamma inglese dicendo: “Nessuno si metterà mai con una con dei polpacci più grossi dei suoi” e quella indiana: “Quale famiglia vorrebbe una nuora che corre tutto il giorno dietro un pallone e non è capace di cucinare *nome di un piatto indiano impronunciabile*. Ha fatto la stessa cosa tua nipote che adesso è a fare l’indossatrice a gambe nude” – “è una stilista” – “è una divorziata, ecco cos’è”.
  6. Come accade nella Nazionale italiana con i cognomi che iniziano per G, anche in Inghilterra se il tuo nome non inizia per J, nel calcio non sarai nessuno.
  7. Questo film è stato girato nel 2002 in Inghilterra dove, 17 anni dopo, dei templi del calcio come Wembley e Anfield ospitano partite di calcio femminile. Se il film fosse stato girato in Italia da Gabriele Muccino, forse ora si giocherebbe all’Olimpico o a San Siro.

Giulia Beghini