In Spagna le calciatrici sono pronte a scioperare chiedendo un salario minimo ed essere riconosciute come atlete al 100%.

Il perno della discussione è di tipo contrattuale. A scontrarsi sono le società da una parte e le giocatrici dall’altra. Quest’ultime richiedono un contratto nazionale che possa dar loro la possibilità di esser pagate per l’intera giornata lavorativa e non solo part time. Le calciatrici lamentano il fatto che si allenano, giocano e vivono l’appartenenza alla società per l’intera giornata, vivendo e allenandosi come professioniste.

Le parti si sono incontrate diverse volte, una cosa come 18 incontri, ma non hanno mai trovato un accordo.

Ieri 200 giocatrici si sono riunite in un albergo e il 93% delle presenti ha firmato un manifesto di protesta annunciando uno sciopero.

I club lamentano il fatto di dover adeguare 175 contratti e sarebbe per loro una spesa eccessiva. Le società propongono un contratto al 50%.

Dall’altro canto la portavoce della protesta, Ainoa Tirapu, dell’Atletico Madrid, ha dichiarato. “Siamo calciatrici tutto il giorno, e non per mezza giornata. Da quando ci alziamo a quando andiamo a dormire. Ci alleniamo, siamo sempre a disposizione per questioni promozionali, facciamo attenzione a ciò che mangiamo e beviamo, viaggiamo. Non siamo delle kamikaze nelle nostre richieste, ma vogliamo essere riconosciute per ciò che siamo: calciatrici al 100%”.

Il calcio femminile in Spagna sta vivendo una notevole crescita e la popolarità è sotto gli occhi di tutti. Proprio questa eccessiva esposizione mediatica porta le calciatrici a presenziare ad eventi e vivere la quotidianità con sempre più impegni, a volta organizzati proprio dalle società.

Inizalmente lo sciopero era previsto a dicembre, ma dopo la riunione delle giocatrici, potrebbe arrivare già ad inizio novembre.