La finale di Supercoppa Juventus – Fiorentina è stata la prima partita di calcio femminile seguita in diretta da Rai Radio 1, in contemporanea con le partite maschili.

Questa lodevole iniziativa cade in un periodo dell’anno molto prossimo ad una particolare ricorrenza.

Trentuno anni fa, infatti, tramontavano definitivamente i “bei tempi”, quelli in cui in casa si era costretti a spiegare alle mogli: “Cara, il campo è quello fermo e giocatori sono quelli che si muovono”. Queste sono le parole con cui, su “La Stampa” del 14 novembre 1988, veniva descritto il tragico momento in cui per la prima volta nella storia una donna commentava in Italia una partita di calcio alla radio.

La voce femminile in questione era quella di Nicoletta Grifoni, 29 anni all’epoca, e non suscitò grande entusiasmo nel giornalista del quotidiano, che la definì prima come proveniente dall’aldilà e poi causa di “moccoli” da parte di Carosio (voce di Tutto il calcio minuto per minuto fin dalla prima prima puntata nel 1959).

Gli altri intervistati però, la pensavano diversamente.

Una professoressa di scuola media, 40 anni, disse che non c’era da stupirsi, e che sarebbe ora di finirla con questa società patriarcale. Un operaio di 37 anni si dice contento per la freschezza che una voce di donna porta alla vecchia radio. Un pittore astratto (pensate, era più facile recuperare un pittore astratto che non una donna che potesse parlare di calcio. Esilaranti gli anni ‘80) la descriveva come “un sogno di voce”, perché “sono sempre interessanti le donne che parlano di uomini”. E, infine, il parere di uno studente universitario ventenne a mettere d’accordo tutti, con una frase che sembra uno slogan: “una donna che s’intende di calcio, menomale”.

Oggi Nicoletta ha due figli, è caposervizio alla sede Rai di Ancona e responsabile della redazione di sport. Ha inventato Pallavolando, ha commentato, in compagnia di Bruno Pizzul, le partite delle Olimpiadi di Barcellona ’92 e di Atlanta ’96, ospitando ai suoi microfoni anche sportivi del calibro di Michel Platini.

Trant’anni fa Nicoletta decise di correre un rischio andando contro molte convenzioni sociali, ma fu straordinaria per competenza passione e dedizione al lavoro.

Rispetto al 1988 sono cambiate tante cose ma l’Italia sembra ancora non essere pronta ad accettare certi cambiamenti. Lei stessa disse in una intervista di essere stata incosciente ad accettare quel lavoro, ma gli incoscienti sono quelli che definiscono ancora il calcio solo uno sport virile.

Giulia Beghini