Le pagelle ignoranti di Georgia – Italia

Se le Azzurre fossero una classe delle superiori, queste pagelle andrebbero iniziate con la tradizionale frase: “Ragazze i compiti in classe sono andati male”. Non perchè i tifosi nel femminile siano particolarmente esigenti e alla prima partita giocata male facciano partire scioperi delle curve, ma solo l’incredibile mondiale delle Azzurre ha aperto le porte della Rai a partite che, fino a qualche mese fa, si dovevano guardare su dirette Youtube. Sarebbe un peccato far chiudere queste porte e confinare nuovamente il calcio femminile al dark web.

Giuliani – voto: 10+. Dare un brutto voto a lei, solo perchè la squadra ha espresso un gioco frizzante quanto una bottiglia di Coca Cola aperta da 3 mesi, sarebbe come ricreare quelle spiacevolissime situazioni scolastiche in cui, l’unica volta che te ne stavi zitto, davano una nota di classe e lo zoccolo di tua madre arrivava puntuale come Equitalia. #innocente

Gama – voto: fascia protetta. Entra in campo tirata a lucido, con tanto di pochette bianca delle grandi occasioni, consapevole di aver soffiato il posto nel palinsesto Rai ad una stella del calibro di Caterina Balivo. È la conduttrice napoletana, infatti, ad entusiasmare il pubblico pomeridiano di Rai Uno con il programma “Vieni con me”, ispirato al talk show americano “The Ellen DeGeneres Show” un po’ come Georgia – Italia era ispirata a una partita di calcio. Niente di nuovo quindi per quel milione di telespettatori italiani che, eroicamente, aveva rinunciato alla pennichella digestiva per godersi lo spettacolo al quale le Azzurre avevano abituato tutti al mondiale. #dallestelleallestalle

Linari – voto: 6 politico. In questa partita viene chiamata in causa meno dei climatologi da Trump. È coinvolta nel gioco quasi quanto la moglie di quello dei prodotti a marchio Coop è coinvolta nella vita del marito. Ma, alla fine, per stavolta va bene così, anche perchè l’avversario era così lontano dall’impensierire la difesa azzurra che la CT, prima della partita, aveva detto a Linari: “Oggi non è necessario il muro, va bene anche uno steccato”. #tomsawyer

Guagni – voto: facile. Per Guagni, passare dal dover affrontare Van De Sanden ad affrontare Raukh è come passare da montare gli albumi con una frusta a mano a montarli con le fruste elettriche. Per Raukh, classe 2002, sapere di dover affrontare un difensore come Alia Guagni , invece, è terrorizzante come la possibilità che, nel cuore della notte, Alessandra Amoroso venga ad urlarti nell’orecchio Mambo Salentino. #DavideeGolia

Bartoli – voto: 1/4 di troppo. Si trova ad adeguarsi al ritmo basso delle georgiane, non considerando che sarebbe stato letale come mettersi a discutere con un cretino, che prima ti fa abbassare al suo livello, e poi ti batte con l’esperienza. Prova anche lei qualche soluzione da fuori ma senza fortuna, contribuendo a far crescere l’impietoso contatore dei tiri totali: 1 per la Georgia e 46 per l’Italia, confermando che, in quella partita, le Azzurre avevano meno mira di Sommelier al quarto giorno di Vinitaly. #megliofuorichedentro

Giacinti – voto: 3,14 R2. Raggiunge la sufficienza solo per essersi procurata il rigore che ha permesso alle Azzurre di salvare la faccia. Per il resto è stato come vedere un esame ad ingegneria. Il problema d’esame chiede una banalità tipo calcolare l’area di un cerchio. Tu applichi 34 teorie tra cui la relatività ristretta e sbagli, mentre il tuo compagno di corso ti guarda perplesso e fa una moltiplicazione. Così Giacinti prova una mezza rovesciata, un tiro al volo, un gol di tacco spalle alla porta e poi arriva Girelli, un bel piattone e si porta a casa il 30. #EPitagoraMuto

Cernoia – voto: 9+. In una partita più lenta della costruzione della Salerno-Reggio Calabria, è l’unica a dare l’illusione del movimento. Infatti, il fallo premiato con la prima ammonizione della partita, è ovviamente su di lei. Ormai, visto che appena mette piede in campo si trova i piedi sbriciolati come i cracker nei pacchetti abbandonati sul fondo di zaini e borse, viene il dubbio che, se si mettesse a giocare a carte, i suoi avversari le spezzerebbero le falangi. In ogni caso, tenta per tutta la partita il tiro da fuori, colpendo anche una traversa ad inizio partita, ma la sfortuna rende una sua rete meno probabile di passare un concorso pubblico, tenendola lontana da un gol che le spetta di diritto. #dateaCernoiaquelcheèdiCernoia

Giugliano – voto: 50 %. A lei Bertolini ha lasciato le chiavi del centrocampo italiano. Peccato che Giugliano si sia dimenticata di metterci uno di quei bei portachiavi belli grossi e se la sia persa nel borsone. Solo a sprazzi si ricorda di aver giocato un mondiale strepitoso e inizia ad inseguire le avversarie rubando loro la palla con lo stesso astio con cui le sciure si rubano a vicenda l’ultima borsa di Prada al 70 % rimasta ai saldi. #ildiavolovestemadeinitaly

Bergamaschi – voto: Qualche decimo in meno. Il mistero che avvolge Bergamaschi e la sua recente voglia di sbagliare gol s’infittisce. Oltre all’ipotesi di non fare torti alla sua miglior amica Valentina Giacinti segnando prima di lei, avanzano altre supposizioni in un panorama investigativo ormai richiede l’intervento dei RIS di Parma. Gli indagati del giorno sono i seggiolini dello stadio georgiano, la cui disposizione completamente casuale dei colori, avrebbe causato una momentanea Acromatopsia della calciatrice, patologia legata all’incapacità di distinguere dei dettagli tipo, due pali e una traversa, già a breve distanza. #miraildito

Sabatino – voto: 50+1. Alcuni sostenevano che la sua scarsa incisività in questa partita fosse dovuta al passaggio recente da una città vegan friendly e macrobiotica come Milano, a una città come Sassuolo, situata nella regione patria dello strutto. Ma non è così. Daniela è una persona molto attenta al parere dei suoi tifosi e, dopo l’illuminante incontro post-mondiale con il Presidente della Repubblica, ha deciso di coinvolgerli di più nella sua attività sul campo. Per questo motivo, la maggior lentezza rispetto ai suoi elevati standard, è dovuta al fatto che, ad ogni azione, prima di decidere se fare sponda o tirare, l’attaccante azzurra doveva aspettare il risultato della votazione online. #iorussaiturussastieglirusseau

Girelli – voto: uomini 40 €/donne gratis. Entra in campo e vede qualche riga in più e persino dei numeri 10 scritti bianco su verde sul terreno di gioco. Questo, agli occhi dell’attaccante italiana, poteva voler dire solo due cose. La prima: Lapo Elkan si è finalmente rifatto una vita, la seconda: la Georgia ha voluto omaggiarla addobbando il campo. Ma, dopo qualche minuto, l’arbitro le fa interrompere il gioco inventandosi di nuove regole imposte dalla FIFA. A questo punto Girelli capisce che, per risolvere la partita, dovrà ricorrere alla sua tecnica segreta. Imparata qualche anno fa proprio durante una partita della Nazionale contro la Georgia, i rudimenti di questa tecnica le sono stati insegnati da degli esponenti della malavita georgiana che la usavano come tecnica di tortura. La numero 10 l’ha utilizzata in pubblico per la prima volta al mondiale contro la Giamaica, causando il 43 % di infarti tra gli spettatori e il 24 % tra le giocatrici. Ma è solo durante l’estate dell’Azzurra ad Ibiza che un’intuizione durante una serata all’Ushaia trasforma la frase “Ehi barista lanciamela in pista”, nel nome di questa tecnica. #Alrigoristarilanciaglielainpista

Rosucci – voto <5. Sta rientrando da un infortunio pesante e ha bisogno di mettere ancora minuti nelle gambe, è vero. Ma se ogni partita gioca meno minuti di quelli necessari per innamorarsi delle Panatine, la strada per il recupero è più lunga della lista di georgiani che hanno il cognome che finisce per dze e hvili. #esticadzenoncelimetti

Tarenzi – voto: 6/7. Betolini, dopo averla mandata a scaldare, le dice “Mi raccomando. Dobbiamo cantargliele”. Tarenzi, dopo aver visto la tragica scena degli inni suonati dalla banda nel totale silenzio dello stadio vuoto che aveva dato a tutte le giocatrici l’impressione di essere in una silent disco, è confusa. Passa i venti minuti in cui è in campo a capire se deve giocare o rivelare a tutti che sì, lei può cantargliele veramente, dopottutto, sua cugina Malika Ayane, deve a lei tutto quello quello che sa. #senzafaresulserio

Serturini – voto: treciento. Obiettivamente, quando ti mettono in campo per rianimare una partita che neanche due dita nella presa con i piedi bagnati potrebbero rianimare, ti dicono che Barbara Bonansea si è rotta il piede proprio per far fare minuti a te, entri in campo e ti ritrovi tutte le 800 tesserate della Federazione Georgiana Giuoco Calcio a braccetto schierate davanti alla porta, un po’ di voglia di urlare “Questa è Tiblisiiii” ti viene. #TVTiblisiecanzoni

Bertolini voto 5 luppoli. Forse ha sottovalutato le capacità dell’avversario. Ma come darle torto, considerato che la loro bandiera è una via di mezzo tra quella dell’Inghilterra con personalità multiple e quella della Sardegna ma senza identità e ichnusa. Più Patrizia Panico al commento tecnico sottolineava l’importanza di segnare per la differenza reti in chiave qualificazioni, più le Azzurre mancavano la porta, indispettendo la CT. Se non altro, adesso è evidente che, ad inizio partita, la numero 9 e il portiere georgiano non ridevano per caso. Stavano chiamando lo schema “Ride bene chi ride ultimo”, il quale prevede di ricorrere a tutti i numeri di emergenza esistenti, dal 9-1-1 americano per il modulo, al 112, posto del Ranking FIFA occupato dalla Georgia, e numero unico per le emergenze nell’Unione Europea. #callthecops

Giulia Beghini