Ilaria Lazzari ci spiega come una tranquilla trasferta tra amici, l’abbia tarsformata nel Capitano della Gang della Curva.

Ilaria Lazzari ha una doppia vita, forse anche tripla. Lavora in una azienda farmaceutica di giorno, si allena e gioca a calcio la sera e nei weekend, fa il capo ultras quando giocano le Azzurre.

E’ lei infatti al comando della Gang della Curva, il gruppo di tifosi forse più ripreso dalle Tv mondiali a Francia 2019 dopo i trombettisti olandesi.

Il sergente maggiore Hartman di Full Metal Jacket sarebbe stato fiero di lei per come si è presentata, alle 7 di mattina, al pullman con 63 persone in partenza per Montpellier: “Vi avevo detto di aspettare giù per fare l’appello, ma siete saliti tutti come delle pecore. Comunque fino alle 10 dormite, poi questo diventerà un party bus”.

Ilaria sa quello che vuole e non ha problemi a dirlo, come testimoniano le riprese in cui urla da mezzo metro di distanza a Milena Bertolini: “Portaci in finale, oh Milena portaci in finale”. I suoi discorsi ai pullman di tifosi, lanciati in spedizioni suicide di decine di ore per andare a sostenere le Azzurre, mostrano tutto il suo carisma. Sulla strada per Montpellier esordisce così rivolgendosi alle sue truppe: “Eccoci qui, 63 folli che seguono chi le amiche, chi le figlie, chi semplicemente l’ignoranza”.

Sul pullman per Valenciennes rincara la dose: “Se quelli di Montpellier li avevo definiti folli, voi siete senza cervello. Non ve l’hanno montato”. In entrambi i casi il boato della folla è unanime.

Forse è stata la sua volontà di essere al fianco delle Azzurre nella loro missione di dare risalto ad un intero movimento, da anni ingiustamente al buio, a trasformarla in un capo ultras, o forse era scritto. D’altra parte è nata il 24 luglio, lo stesso giorno di: Simon Bolivar, condottiero sudamericano che ha riunito e trascinato sotto la sua guida interi popoli alla rivolta; Jennifer Lopez, nota cantante, e Daniele De Rossi, con il quale condivide la grinta e il tasso di ammonizioni ed espulsioni stagionali.

Quando è nata di preciso la Gang della Curva e chi ha inventato il nome?

La Gang è nata durante la prima partita contro l’Australia. Eravamo in 14 amici e il gruppo per organizzarci per andare a Valenciennes l’avevo creato io. Avevo noleggiato le macchine e tutto il resto, per cui una mia amica scherzando dice: “Ila, sei ufficialmente il capitano della spedizione” e mi ha portato una fascia. Poi mentre siamo entrate allo stadio abbiamo iniziato a cantare ed è nato il tifo, spontaneamente, senza accordarci. Il nome Gang della Curva l’ha dato Eleonora Goldoni il giorno dopo, rinominando il gruppo quando siamo rientrati in Italia .

Quando hai sentito la necessità di organizzare il pullman e perchè ti sei sentita in dovere di farlo?

Pesante questa. L’idea di organizzare un pullman è nata per la gara di Montpellier, perchè tanti che conoscevo volevano andarci. Siccome ci mancavano persone, abbiamo deciso di sponsorizzare la cosa sulla pagina e infatti in molti hanno aderito. In dovere di farlo mi sono sentita già a Montpellier, perchè ero carica, tutte le persone che avevo visto andare a vedere il mondiale erano cariche, perchè comunque quello che ti lascia un mondiale è incredibile. Quindi volevo continuare a vivere tutto questo e volevo che le ragazze ci sentissero, perchè era la cosa che ci dicevano più spesso. E poi tornare a Valenciennes era un proprio un dovere. Io avevo un weekend già organizzato con i miei amici da mesi, però dovevo per forza prendere in mano la situazione ed andare a sostenere le ragazze ai quarti.

Che risposte da persona di spessore, finalmente. Con che scusa improbabile hai giustificato la tua assenza al lavoro?

[Ride] Con nessuna scusa, mi vedevano su tutti i Tg del mondo. Ho detto che dovevo seguire le Azzurre [ride], senza scuse. Però al lavoro mi sostengono, oggi alla macchinetta del caffè si parlava solo di professionismo e di calcio femminile.

In effetti mancava solo Al Jazeera e poi sei finita su tutte le emittenti mondiali. Sicuramente ci sono stati dei momenti in cui hai pensato “Ma chi me lo ha fatto fare”. Cosa ti ha fatto andare avanti?

Sia mio fratello e tutte le persone che avevano voglia di aiutare, sia il fatto che mi ero presa un impegno con delle persone che volevano andare a vedere la Nazionale e io sapevo che per loro sarebbe stato indimenticabile, quindi dovevo andare avanti.

Illustrazione di Giusy Ascoli

Ti sei stupita del numero di partecipanti o te ne saresti aspettati di più?

Al primo pullman sì, ero stupita. Sul secondo no, volevamo farne due ma non c’era abbastanza tempo.

Dopo il gol di Kerr ti saresti aspettata un mondiale così?

Ma onestamente come qualità della squadra io ai quarti ci credevo. Quindi non mi ha stupito, sapevo che erano forti e coese. In quella partita noi cantavamo come pazzi. Ci credevamo. Ci abbiamo sempre creduto. Dalla parte del tabellone dove siamo finite, sognare la finale era d’obbligo.

Dobbiamo chiedere a Cernoia quanto si sentiva il “popopopopopopo” finchè calciava la punizione.

Lo sapevo che segnavano, io lo sapevo e lei ci sentiva.

Io ho abbracciato una donna incinta di fianco a me mai vista prima, aveva una spilla con scritto “Baby on board” e mi ha detto: “Io non dovrei agitarmi così”.

[Ride] Io ho rimosso il ricordo come trauma troppo forte. Ci sono immagini di noi che neanche si capisce dove siamo, era una nuvola, non si distinguevano neanche i volti. Mi sono innamorata lì, no anzi già prima. Lì ho capito che anche loro si erano innamorate di noi.

Secondo te è quella la differenza tra noi e i tifosi delle altre nazioni? Cioè la nostra era più una serenata?

Assolutamente sì. Noi amiamo il nostro inno, e si vede. Amavamo le nostre ragazze, personalmente, e loro amano noi. Cioè secondo me tra noi e loro c’era amore reciproco per l’autenticità delle persone. Per gli altri non era così. Noi avevamo calciatrici nella curva, potenziali ultras nelle 23. Eravamo un gruppo unico. Sto mondiale l’abbiamo giocato tutti.

Chi di loro sarebbe da Gang?

Tucceri, Pipitone, Linari, Girelli, Boattin di sicuro. Ci butterei anche Mauro e Giacinti. Cioè Linari durante l’inno con l’Olanda si gira verso di noi, che gridavamo come pazzi, e canta gridando come una pazza. Lì ti rendi conto che in campo ci sei anche tu. Mi sento fuori rosa solo perché il mio conto corrente non ha 30K in più, per il resto secondo me l’abbiamo giocato, io di sicuro. Ho rinunciato senza alcun dubbio al mio weekend a Barcellona perchè ero convocata ai quarti, più di così.

E perché noi abbiamo deciso di giocare e gli altri solo di guardare o al massimo di suonare le trombette?

Perchè non sono italiani. Sono tristi e hanno inni mosci e tristi. Come la vedi sta risposta?

Perfetta da dopo italiani. Noi non siamo rinomati per l’amore per lo Stato di cui facciamo parte.

Siamo rinomati per essere patriottici solo quando gioca l’Italia, per il resto “governo ladro” [ride]. Ci siamo incarnati perfettamente nel ruolo di Italiano medio, gli Articolo 31 insegnano.

Touchè. Però se succede anche quando giocano le donne è un passo avanti. E’ vero che la maggior parte della Gang è composta da donne ex calciatrici, però lo share parla chiaro.

Dimostrazione che è una malattia il calcio, ne siamo affetti tutti, e ci piace. Non vedo cosa cambi che sia giocato da un genere o dall’altro. Probabilmente se facessero giocare chessò le oche o gli elefanti li guarderei lo stesso. Per me il metro di giudizio è la pausa caffè dell’azienda in cui lavoro, frequentata da gente di vari settori e status sociali, in maggioranza uomini per cui il calcio è una ragione di vita. Ecco, oggi e in questi giorni si parlava di calcio femminile: “Non vedo perchè se vogliono giocare non debbano farlo”, “A me piace il calcio e alla fine, sì è diverso, ma se le guardi ti appassioni”, “Ma poi tante sono fighe non è vero che sono tutti maschi”.

In effetti da questo punto di vista ha fatto più questo mondiale che tanti discorsi della Boldrini

Di sicuro.

Visto che i tuoi discorsi sul pullman sono stati d’impatto, cosa avresti detto tu al posto di Sara Gama al nostro Presidente?

Credo che nessuno sia meglio di lei in queste cose, non oso pormi al suo livello. Parlare ad un branco di pazzi è un conto, ma davanti al Presidente e a milioni di italiani, forse non direi una parola.

Non credo, se uno è un trascinatore di popoli lo è davanti a chiunque.

Si è vero, ma è come se ti dicessero che devi tirare il rigore in finale del Mondiale e sei una ragazzina della Primavera. Non lo so. Non riesco ad immedesimarmi. Di sicuro gli avrei chiesto un selfie come Girelli o, nella mia posizione, avrei cantato un : “Mattarella uno di noi.”

Sarebbe stato uno dei più alti momenti della storia recente della nostra Repubblica. Se tu fossi una ragazzina che inizia adesso a giocare a calcio, chi sarebbe il tuo modello?

Mmm … difficile questa, non lo so.

Ti restringo il campo tra loro 23.

Non lo so, è che adesso non ragiono come da bambina, e poi ora le conosco, sono influenzata. Ora vorrei più cose da tutte, e poi io da piccola non ho mai avuto un idolo solo.

Io ne ho più adesso che da bambina in effetti. Allora facciamo così, puoi prendere alcune cose da una e altre da un’altra, tipo le cassettiere modulari Ikea.

Il carisma di Gama, la cazzutaggine e il sinistro di Cernoia, la tecnica di Giugliano, la costanza di Galli, la personalità, nel senso dell’essere personaggio, di Girelli, la fisicità di Guagni e la velocità di Bonansea. Se vuoi ti faccio tutte le 23.

I capelli ad esempio?

[Ride]

Guarda che è importante. Dimmi che capelli vuoi e ti dirò chi sei.

Ok, allora tutta la vita i capelli di Sara Gama. Sai che bello, ti svegli ogni mattina e sono ribelli più di te, ma te ne freghi perchè tanto non puoi farci nulla…e poi tu sei Sara Gama. Che top.

E’ un modo di affrontare la vita. Lo stesso con cui la affronta lei in generale probabilmente. Ma per la prossima stagione sei ancora senza maglia?

Si, il Mozzanica non si iscriverà al prossimo campionato. Sono molto triste per questa cosa, ci sono alcune delle top personalità del nostro calcio che sono passate da qui e devono tanto a questa società. Le dichiarazioni di amore che ha ricevuto sui social dacché la notizia è ufficiale ne sono la dimostrazione. Potrei parlare ore si questo argomento ma preferisco non aprire la ferita. Colgo comunque l’occasione per ringraziare tutti e abbracciare ogni mia compagna di viaggio. Un gruppo pazzesco.

Cosa penseresti se si organizzasse un pullman per venire a vedere te?

Che non siete normali e che non ho dimostrato niente per meritarmelo.

Questo non è assolutamente vero. Hanno intervistato più volte te di Cernoia.

No, sul campo me lo devo meritare il pullman, ma sappi che mi sentirò comunque il vostro capitano anche dal campo.

Cosa pensi che succederà dopo questo mondiale a tutto il movimento? È la volta buona che cambia qualcosa oppure è stata solo una cotta estiva?

No, io sono positiva. Penso che indietro non si torni. Adesso la palla secondo me è in mano alla Federazione, perché finora si è sempre detto che mancavano società e media ad investire. Ora club professionistici e media hanno investito facendo un salto nel buio e credendoci. Sono loro l’unico tassello che manca. Devono aprire scuole calcio, campus, mettere risorse, garantire pari diritti, perchè è scandaloso che ci sia ancora questa discriminazione almeno all’interno della Federazione. È una questione di civiltà, è una discriminazione di genere e non può esistere.

Bisogna poi sperare che i valori con cui si è partiti rimangano gli stessi crescendo, ma questa è tutta un’altra storia.

Sarà la sfida per gli allenatori e gli educatori futuri, non far dimenticare il passato e trasmettere i valori  e la consapevolezza dei sacrifici fatti da chi ha lottato per arrivare qui … speriamo.

E il futuro della Gang?

Per ora il futuro è incerto, ma ho la sensazione che indietro non si possa tornare. L’idea di avere una curva della Nazionale mi riempie di gioia. Da piccola io tifavo solo la Nazionale, perchè mio papà era del Milan e mia mamma dell’Inter, invece quando c’era la Nazionale tifavamo tutti la stessa squadra e mi piaceva un sacco. L’idea di essere la pioniera della formazione di una curva della Nazionale, femminile poi, mi emoziona un po’. Forse avevo un sogno senza saperlo.

Guarda che, oltre al fatto che Gravina vuole spingere perché si faccia un gironcino Francia, Germania e Italia per il pass olimpico, ci sono le qualificazioni per gli Europei 2021 che partono poi.

Sì sì, ma si continuerebbe da subito. Vorrei creare un organigramma e proseguire. Io mi dovrò tirare fuori almeno dai ruoli importanti se continuo a giocare, però sarebbe bellissimo. Bisognerebbe strutturare l’organizzazione, suddividere i compiti, creare un conto, stile organizzazione no profit.

Dopo queste tue dichiarazioni voglio ribadire che aspettiamo solo di sapere dove giocherai per organizzare il pullman.

[Ride] Va be allora prometto che farò di tutto perché andiate via soddisfatti.

Le donne non salveranno il calcio. Lo salveranno le persone che più che di forma, sono di contenuto. Io non so se Ilaria Lazzari sia in forma, di sicuro è di contenuto. E la serie A ha bisogno di persone così.

Giulia Beghini