“Si difende meglio se si attacca”.
Questa, in sintesi, la filosofia della ct Milena Bertolini che le ragazze della nazionale hanno fatto propria. Battuta la Cina 2-0, si torna a Valenciennes per incontrare l’Olanda nei quarti di finale (partita in programma sabato 29 giugno alle ore 15). Un traguardo storico che eguaglia il miglior risultato di sempre della nazionale che al Mondiale del 1991 raggiunse i quarti ma con una fase finale a 12 squadre.

“Siamo state ciniche”, ha ammesso Valentina Giacinti, Visa Player of the match, autrice della prima marcatura azzurra, “la ricerca del gol non è mai stata un’ossessione, piuttosto un desiderio di rivincita per me stessa, la voglia di dimostrare che ci sono anch’io. Sono contenta soprattutto per la squadra. Una dedica? A mio nonno Riccardo scomparso un anno fa”.
“Il caldo l’ha fatta da padrone”, ha proseguito Elena Linari, la migliore delle azzurre in campo, “sarebbe bastato un po’ di vento per recuperare ogni tanto, invece avevo la gola secca, la lingua impastata, non riuscivo nemmeno a parlare, le gambe andavano la parte alta del corpo meno. In queste situazioni la testa lavora tantissimo. Da questo punto di vista è stata la partita più difficile. In campo pensavo: non dobbiamo concedere gol, almeno su azione. Cosa rappresentano questi quarti di finale? La speranza per un futuro migliore. Noi stiamo lottando non solo per noi stesse ma per tutte le giovani calciatrici. Stiamo dimostrando che il calcio femminile italiano c’è, un grande movimento che dobbiamo soprattutto a noi stesse e ai sacrifici fatti, oltre che ai club professionistici maschili. Siamo la storia, stiamo scrivendo un nuovo capitolo”.

Sul volo charter che da Lille ha portato la Nazionale a Montpellier, Elena Linari ha rivisto la partita con il Brasile. “La mattina successiva riguardo sempre l’incontro. A fine partita parlo con i match analist, ci confrontiamo anche nell’intervallo, so dove sono in postazione e durante la gara li guardo spesso”, confida l’azzurra.

“Il mio è stato un cambio tattico”, spiega Aurora Galli, autrice del raddoppio, terzo gol da subentrata, “stavamo subendo e dovevo far girare di più la palla, far respirare la squadra e alzare il baricentro. L’azione del gol? Ho chiamato la palla ad Alia (Guagni, ndr) e ho pensato: stoppo e tiro. Tutti, in questi giorni, continuano a dirmi di tirare da fuori e io lo faccio. Il terzo gol partendo dalla panchina? Sono scaramantica chiederò a Milena di continuare a partire da lì”. “Vale la pena di lottare solo per le cose senza le quali non potresti vivere” recita uno dei suoi tatuaggi. “E il calcio è una di queste”, assicura Galli.

Intanto è attesa per oggi la votazione alla Camera per la modifica alla legge 91/81 sul professionismo.

Il 27 giugno, invece, in occasione del prossimo consiglio federale dovrebbe esserci la nomina della nuova governance della Divisione calcio femminile con Cristiana Capotondi in pole position nel ruolo di presidente.

“Si difende meglio se si attacca”. Le calciatrici azzurre vincono in campo, non per difendersi ma per affermarsi. “Queste ragazze sono consapevoli di avere una missione”, conclude Milena Bertolini, “quella di far conoscere e apprezzare il calcio femminile agli italiani. La nostra squadra rappresenta un intero movimento e trasmette un calcio di cambiamento, ricco di valori da trasferire anche nella vita di tutti i giorni per un cambio di passo culturale che abbatta i pregiudizi”. Si difende meglio se si attacca.

Tiziana Pikler

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