Indietro negli anni per raccontarvi la storia delle precedenti edizioni della Coppa del Mondo di calcio femminile

La storia della Coppa del Mondo di calcio femminile inizia nel 1991, dopo 61 anni dalla prima edizione del torneo maschile, da un’idea del
presidente della Fédération Internationale de Football Association João Havelange.

Il torneo inaugurale del 1991 venne ospitato dalla Cina e vi presero parte 12 squadre. La manifestazione fu dominata dagli Stati Uniti di Michelle Akers, Carin Jennings e del capitano April Heinrichs, autrici di 20 gol nelle 6 gare giocate. La squadra rivelazione del torneo fu la Norvegia, sconfitta 4-0 nella gara inaugurale dalle padrone di casa, ma capace poi di vincere tutte le altre gare. Fu fermata solo in Finale, nuovamente dagli USA, grazie alla rete decisiva di Akers, capocannoniere del torneo.

Quattro anni più tardi, nell’edizione svedese del mondiale, fu la Norvegia a dominare il torneo. Dopo aver concluso il proprio girone a reti inviolate e a punteggio pieno, sconfisse ai Quarti di finale la Danimarca. In Semifinale le norvegesi si presero la rivincita contro gli Stati Uniti, grazie ad un gol al decimo minuto di Ann Kristin Aarønes. L’altra semifinale vide la Germania trionfare sulla Cina per 1 – 0. Nella finale, giocata al Råsundastadion di Solna, 17 000 spettatori hanno visto la Norvegia diventare Campione del Mondo, grazie ai gol di Hege Riise e Marianne Pettersen.

Il Campionato del Mondo del 1999 si disputò negli Stati Uniti e segnò l’inizio di una nuova era per il calcio femminile.

Tutte le gare furono trasmesse in televisione e gli stadi furono affollati da oltre 650 000 spettatori. In questa edizione il numero di partecipanti arrivo a 16 e vide come protagoniste del torneo Stati Uniti e Cina. La Cina si presentò in Finale con il miglior attacco e la miglior difesa, dopo aver sconfitto la Norvegia campionessa in carica. Gli Stati Uniti invece eliminarono Germania e Brasile.

La finale, giocata al Rose Bowl di Pasadena, si decise ai rigori: Briana Scurry parò il terzo rigore alla cinese Liu Ailing, mentre Brandi Chastain realizzò il quinto e ultimo gol americano. La statunitense, davanti a 90.185 spettatori, tuttora un record per un evento sportivo femminile, esultò togliendosi la maglietta e rimanendo solo con il top sportivo. L’immagine di questa esultanza si guadagnò la copertina di riviste come Sport Illustrated, Newsweek e il Time, mentre la CNN la inserì tra le migliori 100 foto sportive della storia.

L’edizione del 2003, che inizialmente vedeva la Cina come Paese ospitante, fu giocata invece negli Stati Uniti a causa dell’epidemia di SARS che colpì il Paese asiatico. Delle squadre presenti nel 1999, solo la Nigeria non riuscì a raggiungere la fase finale del torneo, lasciando così spazio al Canada che fu la sorpresa di quella edizione. In Semifinale, le nordamericane furono eliminate dalla Svezia, mentre la Germania sconfisse le statunitensi. La finale fu decisa al golden gol dalla tedesca Nia Künzer.

Nel 2007, la Cina ottenne il diritto di ospitare la quinta edizione dei Mondiali. Il torneo si aprì a Shanghai, con una vittoria record della Germania sull’Argentina per 11-0. Protagonista del torneo fu il Brasile che, sotto la guida della fuoriclasse Marta, conquistò per la prima volta la finale, eliminando le favorite degli Stati Uniti con un secco 4-0, sconfitta più pesante nella storia delle nordamericane. In finale, però, le protagoniste furono le tedesche guidate da Brgit Prinz le quali, battendo 2-0 il Brasile, conclusero il torneo senza subire reti e diventarono le prime a vincere due titoli consecutivi.

Il Campionato del Mondo del 2011 fu ospitato dalla Germania. La gara inaugurale fu giocata all’Olympiastadion di Berlino, luogo della Finale del Campionato Mondiale del 2006. La rivelazione del torneo fu il Giappone, colpito 51 giorni prima dell’inizio del Mondiale dalla tragedia di Fukushima. Ai Quarti di Finale contro la Germania, il gol decisivo al 108′ lo segnò Karina Maruyama, che dal 2005 al 2009 aveva lavorato come impiegata proprio alla centrale. La Finale fu Stati Uniti – Giappone e si decise ai calci di rigore. Quando il Giappone segnò il rigore decisivo, diventando la prima formazione asiatica ad alzare la Coppa, nella terra del Sol Levante erano le 6.22 di mattina. Nonostante questo 11 milioni di persone seguirono la partita e Twitter registrò il record annuale di tweet al secondo per un singolo evento. Più del Royal Wedding tra William e Kate e più dello stesso tsunami.

L’ultima manifestazione fu Canada 2015, e vide come novità la presenza di 24 squadre partecipanti. Il torneo se lo aggiudicarono gli Stati Uniti per la terza volta, sconfiggendo in Finale il Giappone per 5-2. Quella partita passò alla storia per aver eguagliato alcuni record stabiliti a livello maschile: maggior numero di reti realizzate in una finale, cioè 7 come nella finale del 1958 tra la Svezia e il Brasile di Pelé; tripletta individuale di Carli Lloyd, come Geoff Hurst nel 1966; stesse finaliste a distanza di quattro anni, come come Germania – Argentina (1986 e 1990); record di calciatrice più anziana a vincere il trofeo della quarantenne Christie Rampone, come Dino Zoff nel 1982.

La storia dell’edizione di Francia 2019, invece, è ancora tutta da scrivere.

Giulia Beghini