Ma vi spieghiamo anche perchè l’Italia dovrebbe vendicare le ragazzze africane

In Sudafrica lo sport ha sempre preso pieghe strane, tra bassi molto bassi, come la storia di Oscar Pistorius, e alti molto alti, come la storia degli Springbok durante la Coppa del mondo di rugby del 1995 utilizzati come strumento contro l’apartheid.

Per quanto riguarda il calcio, i mondiali in Sudafrica del 2010 sono ricordati in Italia come una delle peggiori disfatte dopo Caporetto, mentre per il resto del mondo sono ricordati come il mondiale con il pallone studiato per riproporre le traiettorie di un supertele e delle vuvuzela, poi bandite da qualsiasi competizione sportiva. Ma c’è un altro Sudafrica del pallone che vale la pena di osservare più da vicino, ovvero quello che ha partecipato a Francia 2019.

Partiamo subito con un bel luogo comune: le persone di colore hanno il ritmo nel sangue, infatti le sudafricane allo stadio ci entrano ballando. Gli italiani invece, noti per avere la mobilità articolare di un piumino Swiffer, prediligono i balli di gruppo, le Azzurre infatti ballano la Macarena.

A livello di acconciature, non se la cavano per niente male. Abbiamo qualche capello blu e qualcuno ossigenato, come accade per la loro stella,
Janine Van Wyk, che sembra la sorella di Megan Rapinoe e la cugina di Stefania Tarenzi.

Alzano di parecchio l’asticella alcuni personaggi inquadrati tra il pubblico. Nemmeno la Pixar in Inside Out era riuscita a rendere la tristezza con la stessa efficacia con cui lo fa la donna nella foto dopo il terzo gol segnato dalla Spagna.

Da non sottovalutare nemmeno l’allenatrice di questa formazione, Desiree Ellis, pioniera di questo sport nella sua nazione d’origine. Le spetta un posto d’onore nella hall of fame della memorabilità perchè, per la prima volta, riesce a far qualificare la selezione sudafricana ad un mondiale, ma, soprattutto, perchè segue le partite con le mani dietro la schiena e con lo stesso trasporto emotivo di un anziano che guarda un cantiere. La sua somiglianza alla grandissima Octavia Spencer in The Help, non può che far tornare alla mente l’episodio della cosiddetta “Torta di Minny“, un dolce messaggio nei confronti del razzismo decisamente da approfondire.

I veri motivi però per cui le Azzurre dovrebbero portare giustizia nei confronti delle sudafricane, si trovano analizzando le partite del loro girone. Nella partita contro la Spagna, sono stati ben due i rigori dubbi assegnati contro le ragazze della Ellis, proprio come quelli che hanno penalizzato la difesa azzurra contro Australia e Brasile. Punti a favore del premio simpatia invece vengono assegnati per un’espulsione diretta nella partita d’esordio e per il terzo gol subito perchè il portiere sudafricano, invece della palla, para direttamente il proprio difensore. Del 4 a 0 contro la Germania, non occorre commentare nè la squadra nè il risultato. Una cosa rimane da sottolineare: il Sudafrica è l’unica squadra contro la quale la Cina, nostra avversaria in questi ottavi, sia riuscita a strappare una vittoria per 1 a 0.

Di motivi per un piatto servito freddo ce ne sono, se non volete farlo per l’Italia, almeno fatelo per quella povera signora.

Giulia Beghini