Quando l’arbitro fischia, quando tutto finisce, dopo che chi ha vinto ha gioito e chi ha perso sta raccogliendo i pezzi dell’amarezza, Cristiana Girelli è ancora lì. Quel campo non vorrebbe mai lasciarlo né quando vince né quando perde.

Come se per lei il tempo si fermasse nello stesso istante in cui terminano i 90 minuti.
Non ha fretta, per lei il terzo tempo si consuma in campo, tra autografi e selfie, sorrisi e gioie ma anche tra pianti e lacrime.

La calciatrice azzurra è una delle più amate dal pubblico, la gente ne ammira il coraggio, la personalità, ma soprattutto il suo modo di essere. Una ragazza semplice. Chi la conosce intravede subito in lei un lato umano di uno spessore enorme.

Quando finisce una partita, che sia di campionato o di Coppa del Mondo, lei non rientra negli spogliatoi se prima non ha esaudito l’ultima richiesta di foto o autografo da parte dei tifosi, molto spesso bambine e bambini.

Il campo, quel rettangolo di gioco, che sia di allenamento o di gara poco importa, potremmo definirlo il mondo di Cristiana. Dire che il calcio per lei è vita, sarebbe riduttivo. È molto di più.

L’abbraccio di Girelli con Elide Martini e quelle lacrime che scorrono a fiumi su quella panchina dello stadio di Valenciennes, sono una istantanea che il tempo consegnerà alla storia dello sport e resterà nella memoria di tantissime persone che per tre settimane hanno sognato ad occhi aperti grazie alle Ragazze Mondiali.

Giuseppe Berardi

Foto: Maddie Meyer