L’incredibile storia della calciatrice Macarena Sanchez minacciata di morte e messa fuori rosa per la sua protesta di veder riconosciuti i suoi diritti come atleta.

Macarena Sanchez è una calciatrice argentina dell’UAI Urquiza, club della prima divisione sudamericana. Sanchez è diventata la rappresentate delle calciatrici nella protesta contro la Federazione calcistica dell’Argentina, rea di non considerarle professioniste. “Siamo in un ambiente che ci esclude quotidianamente e ci manda via. Gran parte della società pensa che le donne non sanno giocare a calcio e che non dobbiamo esercitare il nostro diritto di praticarlo.” ha dichiarato la calciatrice.

Nel 2012 Sanchez si trasferì a Buenos Aires per giocare nell’UAI Urquiza, vincendo nella scorsa stagione il campionato nazionale. Il successo della selezione femminile contrasta con i risultati negativi di quella maschile, che gioca in Terza Divisione. “E’ frustrante, loro hanno salari migliori e possono vivere di calcio, mentre noi sfortunatamente non possiamo. Noi abbiamo risultati migliori, vinciamo più titoli e giochiamo nei tornei internazionali, ma siamo considerate inferiori perchè donne”. Nonostante Sanchez guadagni SOLO 400 pesos argentini al mese (CIRCA UNDICI EURO), la situazione all’UAI non è delle peggiori. “Molti club chiedono alle ragazze di giocare gratuitamente in alcuni mesi. Altre non coprono neanche i bisogni primari per permettere lo svolgimenti di allenamenti e partite, come vestiti, materiale, cibo, ambulanze, servizio d’ordine e medici, obbligando le ragazze a pagare di tasca propria. Molte società non coprono le spese per gli infortuni e riabilitazione.”

La volontà di Sanchez è quella di prendere azioni legali verso il club e la Federazione per sottolineare le disuguaglianze tra calcio femminile e maschile. “Nonostante il calcio sia lo sport più popolare in Argentina, le donne non possono praticarlo come professioniste. Società e Federazione non ci riconoscono come lavoratrici, così come non riconoscono i nostri diritti basilari. La nostra società continua ad essere retrograda e maschilista, i diritti delle donne sono costantemente violati e subiamo discriminazioni di ogni genere.” continua così Sanchez.

“Credo che i club non vogliano riconoscerci come professioniste perchè non accettano che una donna possa occupare un posto che è stato storicamente riservato agli uomini.”

La reazione alla protesta da parte dell’UAI è stata immediata, mettendo la giocatrice fuori squadra e impedendole così di accasarsi presso una concorrente fino al termine della stagione. Sanchez è determinata a portare avanti la sua battaglia, senza paure delle conseguenze sulla sua carriera. “E’ importante che veniamo riconosciute come lavoratrici sportive perchè è questo che siamo. Abbiamo bisogno di coperture mediche, salvaguardie legali e di essere parte del sindacato dei calciatori. Vogliamo che i nostri diritti smettano di essere violati e che possiamo vivere di calcio per poter dare il nostro meglio e divertici al massimo.”

Il supporto ricevuto dalle calciatrici, società e rappresentati femministe del Paese ha sorpreso la calciatrice: “E’ molto motivante perchè non è facile per una donna richiedere i propri diritti ad “entità maschili” con molto potere. E’ essenziale sapere di non essere sola.” Sanchez è dovrebbe ricevere ancora dei compensi da parte della sua ex-società, ma non sembra particolarmente interessata a questo: “Il compenso più grande per me sarebbe che la mia protesta venisse ascoltata e che le calciatrici venissero riconosciute come professioniste. Se dovessi ricevere il mio compenso economico, sarà parte di questi soldi allo sviluppo del calcio femminile in Argentina.”

La cosa più assurda di questa storia è che recentemente la calciatrice ha ricevuto su Twitter minacce di morte. Ecco il messaggio originale: “Hay muchas personas enojadas por tus denuncias. Hay bastante dinero por tu cabeza. Vas a morir muy pronto”, accompagnato da una pistola insanguinante.

La storia di Macarenza ha fatto il giro del mondo e sono tantissimi i messaggi di incoraggiamento, solidarietà e sostegno ricevuti dalla giocatrice. Tutti concordi nel dire “Macarena non mollare, siamo con te”.

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