La città di Santiago ha dedicato uno stadio a Veronica Boquete, miglior marcatrice della storia della nazionale di calcio femminile spagnola.

Non è da tutti avere uno stadio che porta il proprio nome. Spesso vengono scelti grandi calciatori o presidenti deceduti per ricordare la loro memoria.

In Spagna però ci sono vari esempi di campi “dedicati” a giocatori ancora in attività. Uno dei casi più emblematici è quello dell’ Albacete, che ha dedicato il suo centro sportivi, dove gioca la selezione femminile tra le altre, ad Andres Iniesta.

La città di Santiago de Compostela, nel nord-ovest della Spagna, ha recentemente omaggiato Veronica Boquete rinominando lo stadio comunale “Estadio Vero Boquete de San Lazaro”. “È la più grande dimostrazione d’amore da parte della mia città e dei miei concittadini. Non importa solo il mio nome, conta che uno stadio di calcio prenda il nome di una donna. Questo è fantastico!” ha dichiarato la calciatrice al The Guardian.

Boquete rappresenta l’emblema del calcio spagnolo, essendo la top-scorer nella storia delle Furie Rosse. A livello di club ha indossato le maglie di Bayern Monaco, Tyreso (Svezia) e PSG, vincendo una Champions League e campionati nazionali in tre Paesi differenti. Dopo un’esperienza cinese con il Beijing BG Phoenix, Boquete potrebbe ripartire dagli Utah Royals negli States. “Mi sono divertita in ogni Paese in cui ho giocato. Sono diventata una calciatrice migliore giocando in campionati diversi con diversi stili di gioco. Negli USA voglio mettere insieme tutto quello che ho imparato e portare il mio livello di gioco ad uno step superiore”

I suoi successi l’hanno resa un punto di riferimento in tutta la Nazione e in particolare nella sua Santiago, anche se all’inizio non fu facile:

“Ho iniziato a giocare sin da piccola, essendo cresciuta con mio padre allenatore e mio fratello calciatore. A sei anni mi sono iscritta in una squadra, ma il primo anno non giocai perchè le regole dicevano che bambine e bambini non potevano giocare insieme.” Essendo l’unica ragazza a giocare a calcio in città le regole cambiarono e Boquete giocò con i ragazzi fino a 15 anni. “Giocando con i ragazzi non potevo vivere lo spogliatoio, quindi lo vivevo come uno sport individuale. Non sapevo cosa ci fosse dopo, non avevo punti di riferimento femminili. Il primo fu Marta, anche se non era molto più grande di me. ” Pochi anni dopo diventò sua compagnia di squadra “Penso sia importante che le ragazze crescano supportando il calcio, in particolare il calcio femminile e abbiano punti di riferimento familiari”.

Essere un “role model” non spaventa Vero: “E’ una motivazione, ottengo molto più di quello che do. Sapere che persone, ragazze mi guardano, mi seguono e vogliono essere come me, mi spinge a lavorare più duro, essere più ambiziosa e a lottare per i nostri diritti e per condizioni migliori  

Nel 2013 Boquete aveva anticipo una modalità di diffusione del movimento, aprendo una petizione per chiedere alla EA Sports di includere il calcio femminile in FIFA. Decine di migliaia di persone firmarono e due anni dopo le selezioni Nazionali furono incluse nel celebre videogame “Pensai che potesse essere un fantastico strumento per far conoscere il movimento e un’opportunità per dimostrare parità di genere”.

Boquete è stata insignita del prestigioso onore di avere uno stadio a lei dedicato non solo per le sue abilità calcistiche, ma anche sociali ed umane. Tra le iniziative a cui ha partecipato c’è Common Goal, idea del calciatore spagnolo Juan Mata che prevede la donazione dell’1% dello stipendio. “Il calcio ci ha fato e ci da molto e ha cambiato le nostre vite. Questo ci rende dei privilegiati, per cui credo sia importante dare qualcosa indietro.”