Un traguardo importante raggiunto grazie alle atlete, allo staff tecnico ma anche per merito di tante persone che hanno lavorato nell’ombra e hanno sostenuto il calcio femminile quando non c’era attenzione e nemmeno fiducia nelle qualità e nelle potenzialità di questo settore.

“Azzurre, siete nella storia!”, con queste parole possiamo riassumere il senso di una serata meravigliosa, durante la quale la Nazionale Italiana di calcio femminile ha definitivamente conquistato la qualificazione al Mondiale di Francia 2019, vincendo 3-0 col Portogallo. È un traguardo raggiunto dopo anni di lavoro, in un momento di forte crescita di questo sport nel nostro paese. È una spinta importante anche per il futuro: partecipare al Campionato del Mondo avrà un impatto notevole su tutto il movimento.

Questa vittoria appartiene, prima di tutto, alle persone che hanno lottato, nell’ombra, per arrivare fin qui. È la vittoria di tante atlete, allenatrici e allenatori, dirigenti, giornalisti, che hanno sostenuto questo movimento anche quando non c’erano soldi, non c’era attenzione, non c’era fiducia nelle qualità e nelle potenzialità di questo settore.

La situazione sta cambiando, nelle ultime stagioni c’è stata una progressione importante, grazie agli investimenti delle federazioni (Fifa, Uefa, Figc) e dei club maschili professionistici. Ora bisogna insistere, perché c’è un progetto di grande valore da portare avanti.

Dopo la partita col Portogallo, in conferenza stampa, il CT della Nazionale Milena Bertolini ha affermato che questa qualificazione aiuta molto lo sviluppo del calcio femminile, ma ha anche detto che ci sono tante altre cose importanti da fare per la crescita del movimento.

La nostra presenza al Mondiale di Francia deve essere motivo di grande gioia, ma deve essere anche un ulteriore stimolo per la valorizzazione di questo sport. Il progetto di sviluppo del calcio femminile non può rivolgersi soltanto ad una élite, quella che gioca in Serie A o va al Mondiale, ma deve guardare con particolare attenzione alle piccole realtà diffuse nel territorio. Occorre sostenere una rete di società locali che possano occuparsi della crescita delle giovani calciatrici.

Non è possibile che una bambina sia obbligata a fare decine di chilometri per partecipare ad un allenamento, anche perché è probabile che alla fine desista. Per dare continuità ai grandi risultati serve una programmazione più solida e strutturata. Allo stesso tempo, il calcio femminile, come qualsiasi altro sport, non ha senso di esistere se diamo importanza soltanto alle eccellenze: anche chi non ha la stoffa della campionessa, anche chi non è destinata a sfondare, deve avere la possibilità di giocare e divertirsi.

Durante la conferenza stampa, Bertolini ha voluto anche dedicare alcuni ringraziamenti alle persone che hanno dato un contributo fondamentale per raggiungere questa storica qualificazione al Mondiale: Roberto Fabbricini e Michele Uva, rispettivamente Commissario Straordinario e Direttore Generale della Figc, che hanno sostenuto fortemente l’attività delle azzurre; Elide Martini, segretaria delle Nazionali femminili, che ha lavorato per anni su questo progetto; Attilio Sorbi, CT dell’Under23 e assistente tecnico della Bertolini nella guida della Nazionale maggiore, che ha avuto un ruolo davvero significativo nella preparazione della squadra. Infine, un ringraziamento speciale della Bertolini è andato a Renzo Uliveri, presidente dell’Associazione Allenatori, che ha creduto in lei e l’ha scelta come nuovo Commissario Tecnico  della Nazionale maggiore.

Adesso le azzurre hanno tutto il tempo per prepararsi all’avventura di Francia 2019. L’Italia è una squadra eccezionale, con un carattere determinato e propositivo, un gioco fluido, tecnico, spettacolare. Durante le partite di qualificazione, questa squadra si è affermata con un’identità ben definita e vincente, la stessa identità che saprà esprimere al Mondiale.

Come ha detto Barbara Bonansea nell’intervista esclusiva realizzata da L Football dopo la gara, “Eravamo forti e adesso lo siamo ancora di più”. Non ci resta che continuare a seguire le gesta di queste straordinarie ragazze, per raccontare la storia di un sogno chiamato Mondiale.

Jacopo Mancini

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