Una chiacchierata con l’attaccante del Brescia CF Daniela Sabatino inaugura la prima uscita della rubrica “Le interviste a gamba tesa”.

È tutto pronto, sul tavolo più registratori che idee e l’impressione di partecipare alla trattativa per un sequestro. Questo, deve averlo percepito Daniela Sabatino, perchè risponde alle nostre domande stando sulla difensiva, strano a dirsi per un’attaccante come lei.

Classe ’85, Daniela ha un palmares lungo quanto il menù di una pizzeria. Per iniziare la sua carriera, lascia Castelguidone, Abruzzo, e si sposta prima in Molise e poi ad Ascoli Piceno, esordendo in Serie A a soli 15 anni. Ritorna poi in Molise per qualche anno, ma sa che per svoltare la sua carriera deve migrare verso Nord. Sceglie la Svizzera, forse rassicurata dal fatto che Antonio Razzi sia presidente della “Federazione Emigrati Abruzzesi in Svizzera”. Le basta una stagione per capire di essersi spinta troppo a Nord, così ritorna in Italia, affermandosi come una delle attaccanti più temibili del calcio italiano prima nella Reggiana, poi nel Brescia e in Nazionale. Wikipedia suggerisce come curiosità: “Tifa Milan e viene chiamata Alta Tensione dai tifosi”. Più curioso forse il fatto che faccia spola tra Mantova, dove lavora, e Brescia solo per giocare in santa pace allo sport che ama.

Ma cosa è successo nella partita contro l’Atalanta Mozzanica? È stata una follia! Allucinante!

Vero, hai ragione. Calcola che non so neanche io cosa sia successo. Comunque il derby è sempre il derby e contro il Mozzanica è molto sentito. E niente, secondo me abbiamo sbagliato tante cose, abbiamo avuto poca lucidità negli ultimi minuti e il Mozzanica aveva voglia di riscatto e forse aveva più voglia di noi. Anche se è assurdo dirlo, visto che noi ci giocavamo di più.

Lo scudetto ad esempio.

Eh poi sapendo che la Juve stava perdendo, siamo andate un po’ in bambola.

Voi in campo sapevate che la Juventus stava perdendo?

Beh sapevamo che stava succedendo qualcosa perché, sai, i tifosi urlavano. Poi sul pareggio avevamo voglia di portare a casa la vittoria, una ripartenza e…niente ci hanno castigato.

Eh di brutto, direi.

Eh sì [ride].

Ma in panchina sapevano il risultato dell’altra partita? Alla fine a voi negli ultimi minuti bastava anche un pareggio…

Sì, noi volevamo portare a casa la vittoria in campo. In panchina non te lo so dire, perché ero concentrata sulla partita.

Chiaro, vedremo come finirà.

Sì, saranno tre finali importanti. Da parte nostra sarà un po’ più difficile, abbiamo delle partite un po’ dure: Roma, poi c’è l’Empoli che deve salvarsi e il Verona che contro di noi giustamente gioca fino alla fine. Dobbiamo meritarcelo fino alla fine [ride].

Adesso possiamo passare alle domande un po’ più serie.

Va bene, mi hanno detto che saranno un po’ così.

Sì, guarda non è il mio lavoro, quindi ho campo libero diciamo.

Si dai facciamo una chiacchierata…

Si si [poco convinto].

[Ride]

Allora, diciamo che tu, come tutti gli abruzzesi, hai un animo votato alle nobili cause. Infatti Razzi, che è un esponente molto importante della vostra regione, ha promosso niente meno che la causa per la pace tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti. Quindi anche tu, all’inizio della tua carriera, hai voluto dare il tuo contributo ad una nobile causa, ovvero dimostrare l’esistenza del Molise iniziando lì la tua carriera, come mai?

Giusto, ho iniziato a Campobasso in una squadra di Serie B e li ho fatto un anno. Poi ho degli zii ad Ascoli e mi hanno proposto di fare un provino per la Serie A dove sono stata subito presa e da li è iniziata la mia avventura calcistica. Però dopo sono ritornata in Molise e li ho giocato un sacco di anni. Avevo voglia di affermarmi e quindi ho deciso di venire qui al Nord, diciamo, per giocare ad alti livelli. Purtroppo non c’era nessuna squadra della Serie A, quindi ho preso questa decisione e sono venuta qui.

Illustrazione di Emilia D’Orazio

La tua prossima battaglia sociale quindi sarà il riscatto del Meridione rispetto al Nord Italia?

Diciamo che a me farebbe molto piacere se più di una squadra del sud giocasse in Serie A. Purtroppo poche società credono nel calcio femminile e al Sud è ancora più difficile. Speriamo che un giorno possa cambiare qualcosa.

Comunque guarda una possibile battaglia sociale te la suggeriamo noi. Potresti fare da testimonial per una campagna di raccolta fondi per comprare uno smalto a Girelli che non sia nero o rosso.

[Ride anche più del solito] Guarda che lei è una che cambia sempre il colore. Dai adesso c’è anche chiara Marchitelli che vuole fare concorrenza.

Non so, pensaci, secondo me sei la persona giusta.

No, non credo. Anche perché io non metto trucchi, non metto smalto, non metto niente, quindi credo che non riuscirò [ride].

Comunque diciamo che in generale le tue azioni danno l’idea che tu sia una brava persona fondamentalmente. Però una tua ex compagna di squadra scrive di te: “Dio perdona ma Sabatino no”. Quindi non si capisce: sei dei buoni o dei cattivi?

No, credo che l’abbia detto riguardo al calcio. Credo di essere una brava persona, però in campo non ho amicizie.

Pietà per nessuno in campo.

Sì, pietà per nessuno. Poi finita la partita amici come prima, però durante la partita voglio sempre vincere io. Poi succede anche nelle partitelle in allenamento.

I tunnel…

Sì, ti hanno aggiornato bene.

Eh mi informo…

[Ride] Mi diverto tanto a fare i tunnel, poi ci sono delle mie compagne che se la prendono un po’ e io mi diverto ancora di più.

Comunque è Rosucci che ha scritto che non perdoni.

Ah sì? Beh fa piacere.

Comunque, parlando di perdono, hai perdonato chi ha iniziato a chiamarti Ciabattino?

Sì, perché mi piace questo nome.

E come mai ti chiamano così?

Eh perché i primi anni di Brescia, adesso non mi ricordo chi è stato ad inventarsi questo nome, mi hanno sempre detto che se io ciabatto, cioè la prendo male, segno, ma se la prendo bene non segno mai e un po’ è vero. Diciamo che ho fatto tantissimi gol prendendo malissimo la palla, però l’importante alla fine è che la palla entri in porta, non mi interessa come.

E su questo non c’è dubbio.

Anche se quest’anno va male…vabbè dai andiamo avanti.

Beh insomma dai…

Sì vabbè, quest’anno è stato un anno un po’ cosi. Mancano tre partite (l’intervista è stata fatta la scorsa settimana ndr.), poi c’è la Coppa Italia, c’è la Nazionale. L’importante comunque è che la squadra vinca e sono contenta uguale. Però personalmente mi pesa un po’ non aver potuto aiutare la squadra con tanti gol quest’anno.

Però già se segni anche solo in nazionale va bene lo stesso.

Sì sì, anche perché stiamo inseguendo un sogno. Può segnare anche l’ultima persona, può segnare anche il portiere, l’importante è che andiamo al Mondiale, ecco.

Allora, diciamo che le squadre maschili dovrebbero avere una squadra femminile associata. Però a voi del Brescia è capitato addirittura che quelli della maschile si rifiutassero di concedervi lo stadio per la Champions, quindi sembra un po’ un “aiutatele a casa loro”. Quindi i dirigenti del Brescia sono leghisti o solo invidiosi di essere in Serie B?

[Sghignazza ma mantiene elegantemente la strada della diplomazia] Non lo so questo, comunque a noi dispiace tutto questo perché, sai, giocare in uno stadio con tantissime persone ti dà secondo me una carica in più. Quest’anno non lo so perché il Brescia maschile non ci voglia più concedere lo stadio, forse saranno invidiosi, ma io spero di no.

Sembrerebbe un’opportunità anche per loro, alla fine siete una delle squadre più forti del campionato italiano.

Si lo so, evidentemente ci sono ancora persone che non credo nel calcio femminile e questo dispiace. Anche perché se la Juve dovesse concedere il proprio stadio al femminile per le gare di Champions League, sarerebbe un paradosso. Stiamo parlando di Juventus, non di squadre piccole. Però speriamo che ci ripensino e vediamo un po’.

Senti, perché un ragazzino o una ragazzina dovrebbero prendere come esempio una calciatrice invece di un calciatore?

Beh, noi giochiamo a calcio con tantissima passione e tantissimo divertimento e cerchiamo di fare del nostro meglio per far capire che il calcio, alla fine, è divertimento. Io credo che se una ragazzina avesse un proprio idolo femminile, sarebbe una cosa bellissima, perché ti farebbe capire che qualcosa lo stai facendo di buono.

Indipendentemente dal fatto che il proprio idolo sia un calciatore o una calciatrice, quanto è importante per imparare fare esercizio e imparare per filo e per segno i gesti tecnici del proprio idolo?

Beh, io credo che una ragazzina deve, all’inizio quando è ancora piccola, giocare con i maschi, perché giocare con i maschi, adesso non ho idea fino a che età possano, ma giocare con i maschi secondo me ti dà un qualcosa in più. Perché c’è rivalità, sei più concentrata e hai più voglia di far vedere che tu non sei da meno. Gli esercizi piano piano si imparano. Non finisci mai di imparare, facendo continuamente un esercizio riesci a farlo nel migliore dei modi.

Comunque se imitare i gesti tecnici di qualcuno è fondamentale per imparare il suo ruolo, io forse ho sbagliato ad imitare così bene i tuoi visto che giocavo in difesa.

Hai scelto un brutto ruolo allora.

1 Dicembre 2012 – Stadio Ruffini: Torino CF – Brescia CF

Basta dai non ti rubo altro tempo, ti chiedo solo: chi hai deciso di nominare come prossima vittima?

La mia amica Roberta D’Adda. Mi ucciderà credo.

Speriamo di no.

No no scherzo, siamo molto amiche, quindi va bene così [ride].

Intervista a cura di
Giulia Beghini