Nei giorni scorsi la BBC ha pubblicato uno studio sul prezzo dei biglietti per assistere ad un incontro di calcio femminile in Inghilterra. Il risultato della ricerca ha dimostrato che nonostante un aumento dei prezzi di circa il 23%, il biglietto per assistere ad una partita delle due maggiori leghe di calcio femminile è più economico della media dei 5 campionati maggiori maschili. 


Il costo dell’abbonamento stagionale varia fra 25 e 70 sterline, mentre per il biglietto di un singolo match si possono spendere dalle 4 alle 10 sterline. Incredibilmente il Manchester City ha il costo dell’abbonamento più alto con 70 sterline, mentre il singolo incontro può costare solo 4 sterline, se comprato online o al botteghino il giorno della partita. Interessante è notare che le squadre affiliate al club maschile, come Arsenal e Manchester City ad esempio, abbiano prezzi per il ticketing molto diversi, mentre mantengano uguale il costo delle divise ufficiali, che variano tra le 45 e le 60 sterline. 

In generale lo studio della BBC ha calcolato che la spesa media di un tifoso, per assistere a tutte le gare della sua squadra del cuore, varia da 450 a 550 sterline circa. In questa spesa sono compresi abbonamento stagionale; una maglia ufficiale; un programma ufficiale dell’incontro, una tazza di tea e un pezzo di torta ad ogni partita; e l’abbonamento TV, che rappresenta la voce di spesa più rilevante con circa 325 sterline. 

Una piccola curiosità, basta la spesa annuale di due o tre tifosi, per coprire lo stipendio settimanale di Steph Houghton, difensore e capitano della nazionale inglese, in forza al Manchester City e una delle migliori e più pagate calciatrici in terra d’Albione. 

E in Italia? Qual è la situazione nel nostro paese? Quanto si spende per vedere le nostre beniamine calcare i verdi campi di calcio? Uno studio completo non è stato ancora fatto, anche perché la situazione non risulta omogenea neppure nella massima serie. Alcune società non fanno pagare nulla per assistere ai propri incontri, mentre società più strutturate e con impianti adeguati, chiedono giustamente di pagare il biglietto per assistere alle partite. Prendiamo ad esempio la Fiorentina e il Brescia, le due migliori squadre della scorsa stagione. La Fiorentina chiede da 1 a 10 euro per assistere ad un singolo incontro di campionato. 

In occasione della Champions il prezzo minimo del biglietto per assistere ad una gara delle Viola è salito a 5 euro, mentre quello massimo è rimasto invariato. Le Leonesse d’Italia chiedono invece ai propri tifosi dai 40 ai 50 euro per l’abbonamento stagionale, mentre il costo delle partite varia dai 5 ai 10 euro. Diverso il discorso per la Champions: al Rigamonti, in occasione della partita contro l’Ajax i biglietti costavano dai 10 ai 20 euro; per la partita casalinga contro il Montpellier a Lumezzane fu, al contrario, stabilito l’ingresso gratuito. Diverso anche il prezzo delle divise ufficiali: 45 euro per le lombarde, mentre la maglia ufficiale Viola dovrebbe costare intorno ai 70 euro. 

In Inghilterra la politica dei prezzi bassi, insieme a tutte le altre iniziative messe in atto dalla Football Association, ha portato ad un aumento degli spettatori del 5% lo scorso anno. Resta da vedere quanto le novità di quest’anno, la rivoluzione della prossima stagione, in cui il campionato di massima serie diventerà professionista, e il conseguente aumento dei prezzi, influiranno sul numero di tifosi e appassionati. 

Ritornando in casa nostra, le novità messe in campo dalla Federazione per il momento non riguardano né lo status di società e calciatrici, né gli impianti in cui si disputano gli incontri. C’è, tuttavia, ed è impossibile negarlo, una maggior attenzione al mondo del calcio femminile, al suo sviluppo e alla sua diffusione, come testimoniato anche dal recente accordo con la Rai, che dal 2 dicembre trasmetterà in chiaro una partita di campionato ogni giornata. 

Ad ogni modo è necessario che le società italiane trovino il modo di assimilare tecniche e strategie, per aumentare i ricavi derivanti dal ticketing, dal merchandising e dalle altre attività legate al “match day”, in modo da aver maggiori risorse da investire per aumentare il livello di tutto il movimento calcistico femminile.

Paolo Di Padua 

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