A fine settembre la federazione brasiliana ha deciso di esonerare il tecnico della nazionale femminile Emily Lima. L’ex CT, in carica da soli 10 mesi, aveva iniziato bene la sua avventura sulla panchina verdeoro, conquistando 7 vittorie consecutive e il Trofeo Internazionale di Manaus del 2016. In seguito è incappata in una serie di risultati negativi con 5 sconfitte e un solo pareggio. Al suo posto è stato richiamato Vadão, sostituito proprio da Lima nel novembre del 2016. La situazione è diventata subito incandescente: “Avevo immaginato che ciò potesse accadere, non a causa dei risultati, ma per colpa del mancato appoggio della coordinazione tecnica. I risultati di Vadão erano peggiori” aveva rivelato a caldo la Lima alla stampa. 


La bomba è esplosa quando Cristiane Rozeira de Souza Silva ha annunciato il suo ritiro dalla nazionale in segno di protesta contro la CBF, la federazione brasiliana. Quello di Cristiane non è rimasto un caso isolato, altre quattro compagne di nazionale hanno seguito il suo esempio: Francielle Manoel Alberto, detta Fran; Rosana dos Santos Augusto; Andréia Rosa; Maurine Dorneles Gonçalves. 

Alle nuove stelle della Seleção, si sono aggiunte alcuni assi del recente passato: Marcia Tafarel; Sissi do Amor Lima; Juliana Ribeiro Cabral; Miraildes Maciel Mota, meglio nota con il nome Formiga. Tutte insieme si sono rese firmatarie di una lettera aperta rivolta alla federazione, nella quale le lamentele per l’esonero del tecnico Lima, rappresentano solo lo spunto iniziale per una denuncia più profonda dei torti subiti. Nella lettera vengono spiegati i motivi che hanno portato al ritiro dalla nazionale di Fran, Cristiane, Rosana, Andréia Rosa e Maurine, esauste ed esasperate dopo anni di mancanza di rispetto e supporto. L’allontanamento del tecnico, nonostante il sostegno espresso da tutte le atlete della nazionale, è stato solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Negli ultimi anni la FIFA ha promosso numerose riforme per favorire lo sviluppo del calcio femminile, che tuttavia non sembrano essere state recepite dalla federcalcio carioca: le giocatrici denunciano il totale fallimento dell’operato federale, nel costruire e supportare l’intero movimento femminile, dal calcio di base fino ai massimi livelli.

 Ancora, la CBF non è riuscita a creare significative opportunità per le calciatrici di ottenere un lavoro come guida tecnica, nonostante queste siano in possesso delle qualifiche necessarie per allenare. Altre lacune di fondamentale importanza sono la mancanza di figure femminile nell’organigramma dirigenziale della federazione; l’inesistenza di una struttura all’interno della CBF che abiliti le donne a diventare manager nel mondo del calcio; e la carenza, quando non assenza assoluta, di potere decisionale riguardo al calcio femminile, da parte di chi ha vissuto il calcio femminile sulla propria pelle. 

Un assist alla rivolta delle atlete è stato fornito da Romario, indimenticato idolo delle folle, ora senatore nelle fila del partito socialista brasiliano. Baixinho, piccoletto, come veniva soprannominato da calciatore, questa volta invece di calciare in porta, ha preferito fare da sponda alle sue colleghe, denunciando via Twitter e nel suo libro, il disprezzo della federcalcio nazionale nei confronti del calcio femminile, l’incapacità di creare un campionato nazionale competitivo e lo scarso appoggio dato al tecnico Lima, nei 10 mesi in cui è stata in carica. 

Le legittime lamentele delle Brasiliane hanno trovato il favore e il supporto di Mayi Cruz Blanco, manager FIFA per lo sviluppo del calcio femminile, che ha invitato la CBF a fare in modo che l’impegno profuso dal massimo organo mondiale del calcio per lo sviluppo del movimento femminile, si realizzi in azioni concrete e non resti relegato a inviti fatti di parole vuote, senza significato. 

L’invito della Blanco non pare essere stato accolto e le lamentele delle calciatrici sembrano destinate a perdersi nel vento. Sul fronte federale tutto appare immobile, tutto tace. Sono passati già diversi giorni, ma la CBF si è dimostrata sorda alle critiche e non ha mostrato alcun interesse al dialogo. Diventa molto difficile a questo punto poter prevedere una soluzione positiva di questa triste vicenda.

Paolo Di Padua